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Note sul 25 aprile a Milano. Una riflessione critica/autocritica su luci e ombre

La giornata del 25 aprile è stata caratterizzata dalla positiva e bellissima manifestazione di quanto siano diffusi gli anticorpi contro la barbarie e il cancro del sionismo e dell’imperialismo guerrafondaio di Usa e dell’entità coniale sionista Israele.

Migliaia di persone, donne e uomini del corteo che non si sono dimenticati dei valori dell’antifascismo, hanno letteralmente cacciato con la pressione della piazza quello sparuto gruppo di provocatori di ogni provenienza armati di megafono (quello di “definisci bambino”) di bandiere dell’entità sionista genocida e cartelli inneggianti ai bombardamenti dell’Iran e la schifosa e ipocrita presenza dichiaratamente filosionista della cosiddetta “sinistra per Israele”. 

Crediamo che questa presa di posizione certamente derivi dall’empatia e dalla solidarietà con il popolo palestinese ma anche all’insopportabile arroganza e ferocia criminale dell’aggressione imperialista/sionista all’Iran e al Libano con le conseguenze che tutte e tutti noi paghiamo già oggi e pagheremo ancora più caramente nel prossimo futuro. 

Giudichiamo gravissime e strumentali ma anche risibili le prese di posizione sioniste che, con arroganza, annunciano denunce di antisemitismo all’Anpi. Risibili perché è proprio l’Anpi che, insieme all’aggregato del centro sinistra, ha sempre accolto e si è fatto garante della provocatoria e inquinante presenza sionista nel corteo.

Segnaliamo, inoltre, che il  movimento di solidarietà per il popolo palestinese è da sempre oggetto di questi attacchi infamanti e criminalizzanti dei sionisti senza che la direzione dell’Anpi abbia mai, e sottolineiamo mai, espresso alcuna forma di solidarietà. 

Applaudiamo e ci sentiamo invece vicin@ a quelle migliaia di persone che si sono spontaneamente e genuinamente schierate contro il genocidio, l’ingiustizia, il terrorismo sionista e contro la guerra imperialista e crediamo che questa sensibilità sia un dato forte e positivo che dobbiamo collettivamente provare a raccogliere e trasformare in proposta politica che provi a guardare al futuro. 

Vorremmo ora entrare nel merito di un nostro “errore collettivo”. 

Lo definiamo volutamente errore collettivo proprio per mettere al centro un ragionamento politico di prospettiva, per fare insieme un salto di qualità ed evitare possibili confronti poco produttivi invitando tutte e tutti ad andare al cuore del problema e cioè un probabile  errore di interpretazione della fase ancor prima che della piazza. 

Non cerchiamo e non vogliamo additare responsabilità ma vogliamo semplicemente e serenamente parlare della scelta compiuta dal corteo di non mantenere ferma la piazza finale separata come concordato e ufficializzato in ogni comunicazione. 

Siamo consapevoli e siamo stat@ certamente tutte e tutti coinvolti dall’euforia della cacciata della banda sionista e fascista dal corteo ma crediamo ugualmente che ci si sia collettivamente fatti trascinare da questa perdendo oggettivamente di vista le responsabilità che ci siamo assunt@ collettivamente. 

Crediamo profondamente che il senso e la portata dell’anniversario del 25 aprile non si possa rinchiudere solo nella cacciata dei provocatori. 

Siamo davanti ad uno scenario di guerra continua e di un genocidio e siamo davanti ad un tradimento oggettivo dei valori della Resistenza che ogni anno si “celebra”. Che, appunto, il corteo istituzionale, il 25 aprile solo celebra a parole accogliendo anno dopo anno a braccia aperte le bandiere sioniste. 

La scelta di piazza Fontana come piazza finale separata, dove comunque ci aspettavano molte e molti compagne e compagni consapevoli  della coerenza di una proposta politica indipendente dal teatrino istituzionale (praticata prima con un’interlocuzione positiva con i partecipanti al corteo e poi, in San Babila, con una separazione chiara e dichiarata dalla gestione e dalla direzione politica del corteo)  doveva rappresentare ufficialmente e pubblicamente la rottura del tabù 25 aprile

Dovevamo con coerenza, semplicemente e in maniera inclusiva, mantenere fede a quanto scritto e annunciato come caratterizzazione sostanziale di quella giornata pur organizzata in pochissimi giorni e rompere con la subalternità alla direzione istituzional-popolare del corteo  “ufficiale”. 

Potevamo e dovevamo scegliere e rendere evidente, senza più rifugiarci nel più comodo e inevitabile opportunismo, un’ autonomia e un’indipendenza di valori e di prospettive del percorso della solidarietà palestinese e contro la guerra imperialista dalla narrazione ufficiale e istituzionale del 25 aprile e della Resistenza. 

Quest’anno avremmo dovuto, come scelto collettivamente, procedere insieme alla rottura di quel tabù. A sfatare quell’ipocrita ricordo di ciò che non è più da tempo.

Ma non per un’infantile e sterile rabbia iconoclasta, ma semplicemente per indicare un’altra direzione verso cui incamminarci, nel rispetto delle differenze, diversa da quella ormai svuotata di contenuti di concreta Liberazione che da decenni rappresenta solo il “santo lavacro” antifascista dove ricevere l’investitura elettorale. 

Abbiamo giustamente scritto e detto insieme che la parte istituzional-popolare del corteo del 25 aprile non rappresenta più un richiamo anzi spesso confligge con quei valori di solidarietà e uguaglianza sociale a cui si ispiravano i nostri partigiani che con le armi in pugno si sono battuti contro nazisti e fascisti sulle montagne e nelle città.

Città come Milano dove Giovanni Pesce Onorina Brambilla insieme a molt@ altr@ partigiani e partigiane hanno scritto delle pagine di abnegazione e dedizione alla lotta contro la dittatura del fascismo portatore degli interessi delle classi al potere. Portatori di valori veri di solidarietà e di uguaglianza sociale messe in pratica nelle repubbliche antifasciste (nella Repubblica della Val D’Ossola fu deliberata per la prima volta  l’uguaglianza salariale tra donne e uomini)  liberate dai nazifascisti ben prima dell’arrivo dei cosiddetti alleati. 

Tutto il contrario di quel melenso e retorico racconto sciorinato dal palco istituzionale in funzione anti meloniana (un governo di pericolosi e boriosi cialtroni servi padronali fondato su una sub-cultura e identità fascista che noi tutte e tutti riteniamo complice organico e sanguinario del genocidio palestinese). 

Il contrario della Milano istituzionale che si dichiara antifascista ma non rompe il gemellaggio con Tel Aviv, che piange per il martiro del popolo palestinese (senza mai definirlo genocidio per non entrare in conflitto con i centri di potere sionista) ma che sostiene l’entità coloniale Israele nel suo diritto messianico sionista all’occupazione della terra palestinese che dura dal 1948.

Il contrario dei “valori” del cosiddetto perbenismo democratico istituzionale e non solo che condanna a prescindere la resistenza palestinese come ipocrita presupposto di partenza per poter criticare l’assassino Netanyahu e ovviamente sempre e solo Netanyahu e non il sionismo.

Chiudiamo queste note dicendo che questo 25 aprile la piazza finale separata avrebbe potuto incominciare a mandare un segnale, che speravamo definitivo, di essere altro, di una cessata subalternità al centro sinistra non solo nel suo volto filo sionista ma per una chiarezza coerente di prospettive e di immaginario collettivo di una possibile e necessaria trasformazione radicale del presente.

A parte, e comunque non direttamente rivolti alle Associazioni Palestinesi e alla Solidarietà palestinese, aggiungiamo anche che questo dovrebbe essere il nostro obiettivo da perseguire con forme e pratiche inclusive ma anche strappi all’interno di una processo di evoluzione del rapporto tra le classi  che non potrà oggettivamente essere graduale o pacificato. 

La fase di guerra, di crisi, di riarmo e di genocidio dovrebbe comunque imporci un allargamento del nostro orizzonte politico (senza fermarci alla grandissima soddisfazione per la cacciata dei provocatori sionisti) nell’indicare le forme e le scelte più utili politicamente per perseguire un’alternativa di valori e di società.

Questo crediamo sia oggi il contesto generale in cui porre al centro ed evidenziare la solidarietà contro il genocidio sionista e la valorizzazione del percorso di liberazione del popolo palestinese. Proprio per essergli tutte tutti noi più utili e vicini, per ampliare la solidarietà  e non ridurla  tragicamente a un particolarismo al di fuori dello scontro epocale tra interessi inconciliabili. Ragioniamoci per non perdere più occasioni.

Con la Palestina nel cuore!

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