La giornata del 13 giugno ha visto diverse piazze di segno opposto attraversare le strade di Roma. Da un lato, l’appuntamento convocato dai razzisti del comitato Remigrazione e Riconquista, e la piazza degli ultraconservatori autoproclamati “Provita”.
Dall’altro, due cortei uno partito da Colosseo, il secondo da Verano verso il Ministero delle Infrastrutture presieduto – senza successo – da Matteo Salvini che hanno espresso le diverse sfaccettature dell’opposizione alle piazze di destra: chi focalizzandosi sulla contrapposizione democratica ai disegni di remigrazione sintetizzata da fuck remigration, chi sull’individuare i mandanti delle politiche fascio-conservatrici negli scranni del governo Meloni.
Già dalla mattina del 13, studentesse, occupanti, abitanti dei quartieri popolari hanno chiaramente marcato la propria opposizione nei confronti della piazza Provita, sanzionando con la propria azione non solo il palco e il perimetro della manifestazione, ma l’ipocrisia di chi si autoproclama difensore della vita ed è poi primo fautore dei tagli ai servizi di welfare per le donne e le famiglie, nonché silente davanti alle azioni genocide supportate dai nostri governi, di fronte alle stragi in mare, ai piani casa che sfrattano persone in condizione di vulnerabilità abitativa (il video dell’iniziativa si può trovare qui: https://www.instagram.com/p/DZiV3HDgq4e/?igsh=eW83bjVtODBsd3lh)
L’azione messa in campo da donne e persone queer in quella piazza ha avuto il chiaro pregio di mettere a nudo non solo l’ipocrisia dei sedicenti provita, ma il fatto che queste politiche ultraconservatrici tutte Dio/Patria/Famiglia siano una faccia della stessa medaglia delle proposte di remigrazione (leggi, deportazione) portate avanti nella piazza di Prati dai fascisti calati da tutta Italia per dare la volata elettorale al governo Meloni e a Vannacci.
Il corteo “Respingiamoli!”, partito poi nel pomeriggio da Piazzale del Verano in direzione di Porta Pia, ha rappresentato l’autonomia e l’unità dei settori sociali che, alla concezione poliziesca della sicurezza, contrappongono la prassi quotidiana della sicurezza sociale.
Lo spezzone di apertura, composto da lavoratrici e lavoratori, da chi lotta per la casa, da studentesse e studenti in lotta per il diritto allo studio, comunità migranti individuate come il capro espiatorio della mancanza di sicurezza, ha detto parole e chiare e inequivocabili contro guerra, razzismo e sfruttamento. Insomma, contro le basi dell’odio e della divisione che politici e politicanti (inclusi gli influencer sceriffi) cercano di alimentare dentro e fuori le aule parlamentari.
E tra i promotori della piazza e componente fondamentale della stessa manifestazione c’era il percorso giovanile che nel corso di pochi mesi ha saputo attivare e coinvolgere giovani dentro e fuori i luoghi della formazione, provenienti da diversi contesti ed esperienze, che proprio sul conflitto, sull’unità e sulla solidarietà, sull’opposizione al razzismo ed a questo governo e sulla necessità di un’alternativa a questo modello di società stanno costruendo la loro identità, fianco a fianco a chi si organizza nelle scuole e nelle università, nei posti di lavoro, a chi lotta per la casa.
È uno degli elementi di novità che quella piazza ha saputo esprimere, che parla alla città ed al paese ed a tutti quei giovani che tutti i giorni assistono a chi li racconta come il problema di questa società. Una realtà meticcia, che sta dando protagonismo a tutti quei ragazzi e quelle ragazze di “seconda generazione” che non accettano più razzismo e divisione e le categorie che questo governo e la sua scorta mediatica gli attribuiscono, che traccia un percorso di lotta ed organizzazione individuando i propri alleati, i responsabili del razzismo e della chiusura degli spazi di emancipazione per le giovani generazioni e non accetta vittimismo e rassegnazione.
Infine, L’azione di distruzione di ruspa e del carro armato che si è deciso di portare in piazza, e che tanto ha urtato la sensibilità di Salvini, è servita a esemplificare il percorso politico dello stesso Ministro ( vi ricordate le ruspe nei confronti dei campi rom?) e la traiettoria guerrafondaia che ha imboccato questo governo, ben rappresentando il punto di vista espresso dalla piazza e dalle realtà che l’hanno costruita: no a repressione e guerra, sì alla vera sicurezza sociale che sta nel diritto alla casa, allo studio, alla salute, ad un lavoro dignitoso.
Non enunciazioni vaghe, ma espressioni di una opinione chiara sulla direzione imboccata da questo governo e dai suoi sostenitori più o meno espliciti, e che i fatti di questi giorni non fanno altro che suffragare.
Ci sembra infatti doveroso, trascorsi alcuni giorni dalle piazze del 13 giugno, proporre qualche considerazione meno a caldo, anche in considerazione del contesto politico internazionale che, in questi giorni, ha subito nuovi scossoni e sommovimenti. Nelle poche giornate trascorse da quella piazza, i seguenti eventi hanno polarizzato lo scenario nazionale e internazionale:
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La formalizzazione della formazione politica di Vannacci, il cui programma politico, oltre alla remigrazione, punta già direttamente a misure come la militarizzazione della società e le classi differenziali per alunni poco meritevoli e persone disabili;
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I pogrom razzisti incoraggiati dalla destra unionista di Belfast a seguito del tentato omicidio commesso da un cittadino migrante;
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Gli influencer del degrado che, nella città di Roma, sono arrivati a spruzzare al peperoncino in faccia alle persone migranti colpevoli di non accettare di essere filmate come bestie allo zoo;
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La decisione del governo di porre la questione di fiducia sulla conversione in legge del Piano Casa che, come già scritto in precedenza, ignora le fasce popolari in sofferenza abitativa, umilia le sacrosante richieste di finanziamenti per l’abitare giovanile e favorisce spudoratamente i privati, dalle piccole-medie imprese ai grandi fondi immobiliari, meglio se esteri (alla faccia del sovranismo!);
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La proposta di riforma della leva militare nelle bozze del Ministro Crosetto per mettere nuovi riservisti a servizio delle guerre scatenate dal blocco imperialista in giro per il mondo.
Il tutto, mentre il genocidio a danno del popolo palestinese, il bloqueo contro il popolo cubano e la pressione nei confronti dei popoli non allineati con il blocco israelo-americano continuano incessanti, e la pressione per il riarmo e la riconversione bellica dell’economia da parte di Nato e UE è sempre più poderosa.
Di fronte a questo scenario è sempre più urgente il consolidamento e l’affermazione di quel blocco sociale e politico che sta costruendo un campo indipendente con delle caratteristiche precise: il radicamento nei settori di classe e la loro autonomia, il conflitto come strumento di affermazione dei diritti dei settori popolari, la rottura delle compatibilità con il campolargo e quindi con la Nato e con un’unione europea classista ed antipopolare, l’opposizione al governo Meloni ed alle sue politiche razziste e securitarie ed a modelli di città piegati alle esigenze di multinazionali e speculatori e la prospettiva di un’alternativa di società.
È un campo che dal blocchiamo tutto al No sociale, dalla rottura dei rapporti con Israele alla bocciatura del governo Meloni nel referendum di marzo si sta affermando come centrale nel paese sia sul piano nazionale che locale, che sa aprire spazi di conflitto ed organizzazione nei posti di lavoro, nei luoghi della formazione, sui territori, sul terreno del diritto alla casa, ed agire nella direzione della ricomposizione dei settori di classe come si è visto proprio il 13 giugno: UNITI/E, dalle piazze, ai quartieri, ai posti di lavoro alle università ed alle scuole continuiamo a respingere guerra, razzismo e sfruttamento!
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