Lettera aperta alla presidente UCEI, Livia Ottolenghi.
Ho pensato a lungo se scriverle questa lettera, alla luce di quanto dicono pubblicamente i vertici (e non solo) della UCEI.
Il presidente dell’ANPI Pagliarulo, dopo le forti contestazioni a seguito della lettera ANPI-UCEI del 28/7/26, afferma con la lettera scritta ai militanti del14/8/26 che è necessario tentare un “dialogo costruttivo” con l’UCEI.
Anche io ho contestato e scritto, non solo personalmente ma anche con la mia sezione ANPI, una drastica critica del comunicato.
Con questa lettera voglio precisare quello che il nazionale ANPI non dice e che invece deve dire.
Io credo che un dialogo costruttivo possa esserci solo se c’è chiarezza e franchezza, ma il comunicato congiunto non affrontava minimamente i numerosi atti squadristi sionisti avvenuti a Roma e cosa ancora più grave, non dava nessun giudizio sulla natura del sionismo e sul genocidio che è in corso a Gaza e in Cisgiordania, a danno dei palestinesi.
Le scrivo perciò non tanto pensando di convincerla, ma rivolgendomi a quei tanti ebrei italiani che non si sentono rappresentati dalle posizioni filosioniste dell’UCEI e che al contrario sono bullizzati, come Moni Ovadia o Anna Foa, fatti a cui personalmente ho assistito.
Sarò di conseguenza diretto e anche duro ma chiaro su cosa penso, ma lo dirò da persona vicina alla comunità ebraica, perché valdese, perché nato e vissuto a Roma in viale Marconi, dove vive la parte più popolare di questa comunità, tanto che ho anche strette conoscenze nell’ospedale israelitico e nel quartiere e perché ho grande considerazione del testo biblico e sono laureato alla facoltà valdese, con una tesi con cui ho dimostrato come siano effettivamente esistiti i re dell’antico Israele e Giuda (ma i racconti relativi sono fortemente manipolati).
Ho avuto anche l’occasione di avere un breve colloquio con chi l’ha preceduta, Noemi Di Segni, quando la Chiesa Valdese di piazza Cavour-Roma organizzò un concerto e un incontro nel Giorno della Memoria (io ero responsabile dell’accoglienza) e con l’occasione mi presentai, proponendo una collaborazione con la mia sezione ANPI, ricevendo un giudizio negativo sulla mia organizzazione.
Ecco, la questione relativa al comunicato congiunto è esattamente in questi termini: non è l’ANPI ostile verso la comunità ebraica, ma è l’UCEI che è rappresentata da personalità oppositive, non è l’ANPI e non sono i suoi aderenti a respingere gli ebrei nelle manifestazioni, ma sono i sionisti ad esercitare violenza.
Le faccio notare che il giorno successivo al comunicato congiunto, l’UCEI ha reso noto di avere presentato querela contro i contestatori a Milano per i fatti del 25/4/2026, quindi questa querela era stata già presentata prima del comunicato e potenzialmente contro militanti dell’ANPI, un atto di scortesia assoluto verso l’ANPI, e soprattutto un rovesciamento dei fatti dato che sono stati gli appartenenti alla Brigata Ebraica a bloccare tutto il corteo di Milano, per molto tempo, pretendendo un posizionamento privilegiato nel corteo stesso, non concordato ed esibendo per di più immagini di soggetti squalificati e dalle azioni criminali.
Perché è avvenuto questo?
In passato la cultura laica era espressa in Italia specialmente dai valdesi/protestanti e dagli ebrei, ma da molti anni non è più così, le comunità ebraiche oggi sono assenti nelle battaglie civili e la mia opinione è che questo avvenga non per una visione religiosa conservativa (anche se esiste, visto che con gli ebrei riformati non si vogliono rapporti): il problema non detto è che i vertici dell’UCEI si identificano con uno stato straniero, lo Stato sionista (io non lo chiamo mai “Israele”, è una parola sacra nella Torah, è un abuso) e per questo non c’è interesse sulle vicende politiche italiane, non a caso il programma della Di Segni metteva al primo punto il rapporto con lo Stato sionista.
Il problema è sempre il sionismo, una ideologia razzista, sorta a fine XIX secolo come proposta colonialista dentro la politica occidentale altrettanto colonialista e poi, negli anni ’30 del XX secolo, diventata fascista e scopertamente razzista.
L’idea dietro il sionismo è che gli ebrei sono una etnia che ritorna, dopo essere stata espulsa in conseguenza delle guerre giudaiche del 70 e 134 d.C., guerre volute e intraprese dai fanatici religiosi giudei detti zeloti (non a caso chiamati anche sicari), oggi risorti come sionisti, ma gli ebrei di oggi, come i cristiani o i mussulmani, sono popolazioni che nei secoli hanno lasciato il politeismo cambiando religione, e che sia così lo ha dimostrato una recente ricerca genetica intrapresa da Harvard University pubblicata a maggio 2025, per cui gli ashkenaziti geneticamente sono per il 68% di antica origine italiana e di madre-lineare “epigravettiana” (europea antica preneolitica).
Presidente Ottolenghi, le faccio notare che il sionismo non è solo una ideologia razzista ma anche una idolatria che ha sostituito Dio con lo Stato sionista, una idolatria della terra, come dice Moni Ovadia, è come Mosè che torna con le tavole della Legge e scopre che gli ebrei si erano fatti un idolo, il vitello d’oro, e oggi tale idolo è lo Stato sionista.
Questa ideologia sionista sta avvelenando le coscienze di molti ebrei nel mondo, tanto che negano ciecamente la realtà del genocidio a Gaza diventando artefici di una “banalità del male”, ben espressa nel documentario NAZA premiato alla Mostra del cinema di Venezia.
Fatti i necessari chiarimenti per cui l’ebraismo, che è una religione e una cultura, è cosa diversa e opposta al sionismo, affronto i temi assenti nel comunicato ANPI-UCEI.
L’UCEI ha proposto e spinge perché sia approvata una legge dal Parlamento italiano che equipari l’antisemitismo all’antisionismo, una vera infamia, perché si vuole criminalizzare ogni dissenso e critica verso lo Stato sionista e il genocidio dei palestinesi, oggi ancora di più sotto gli occhi di tutto il mondo (per chi vuole vedere), dopo le ultime rivelazioni per cui il 7/10/23 il governo Netanyahu ha manipolato notizie e ordini militari (direttiva Hannibal) perché avvenisse un massacro che giustificasse il genocidio e la pulizia etnica dei palestinesi di Gaza (e ora si continua in Cisgiordania).
Tale proposta di legge è chiaramente un reato di opinione ed è quindi contro la Costituzione italiana, che è il primo impegno dell’ANPI nella sua difesa, è una legge come le leggi della “legalità fascista” che impose quelle razziali nel 1938, quindi una legge per la “legalità postfascista” che in futuro potrà essere usata per autorizzare ogni tipo di sopruso, anche contro gli ebrei che oggi la propongono.
Su una materia legislativa del genere non ci può essere discussione dell’ANPI con l’UCEI ma, anzi, impedisce ogni confronto, a meno che l’UCEI non ritiri questa proposta.
Il comunicato ANPI-UCEI avrebbe dovuto affrontare e contenere alcune questioni:
– Condanna del genocidio a Gaza e conferma del termine “genocidio” quale adeguato e corrispondente per quanto occorso e continua ad occorrere,
– La dissociazione dell’UCEI dagli atti squadristi sionisti avvenuti a Roma con relative scuse,
– L’impegno dell’UCEI nell’individuare e denunciare gli squadristi sionisti.
– La garanzia dell’UCEI perché alle prossime manifestazioni antifasciste siano escluse le bandiere dello Stato razzista sionista e gli slogan a suo sostegno, come pure atti ostili verso i manifestanti presenti, in particolare palestinesi o loro sostenitori.
Mi sento di aggiungere un’altra raccomandazione/richiesta: l’Ucei rinunci e cancelli il progetto di un liceo privato per ebrei al s.Ambrogio di Roma, per due motivi stringenti, il primo perché dopo secoli di esclusione nei ghetti non possono essere gli stessi ebrei a ghettizzarsi, e il secondo perché il suo finanziatore, Poliavich, chiarisce che il fine educativo del liceo privato è per diventare, a fine studi, soldati nell’IDF, esercito straniero ed esecutore del genocidio dei palestinesi a Gaza, in particolare di bambini.
Infine, pur ribadendo la piena legittimità della comunità ebraica a partecipare alle celebrazioni del 25 aprile, credo sia opportuno ricordare che non vi è alcun primato della UCEI nel rapporto con l’ANPI, tale addirittura da immaginare di organizzare insieme la festa della Liberazione, né tantomeno questo primato lo possiede la Brigata Ebraica, rispetto a tutte le altre Brigate combattenti più longeve, perché seguendo questa logica anche le comunità protestanti, gli omosessuali, gli oppositori politici ed altri ancora che hanno subito persecuzioni nazifasciste o razziste devono essere parimenti coinvolti.
Anche per le ricorrenze e il ricordo della deportazione degli ebrei romani avvenuta il 16 ottobre 1943, e per il Giorno della Memoria che cade il 27 gennaio, l’UCEI non ha un primato perché l’ANPI, se è lei ad organizzare, deve concordare le sue iniziative anche con le altre realtà ebraiche quali LEA, le comunità ebraiche riformate ed altre realtà esistenti.
Dunque, fermo restando il dovuto rispetto per la memoria della Shoah, cui l’ANPI tributa e dedica numerose e costanti iniziative, la vocazione della nostra associazione è scritta nel nostro statuto: tutelare la Costituzione nata dalla Lotta di Liberazione, contrastare il fascismo in tutte le sue forme presenti e sostenere i popoli che lottano per la loro liberazione, quali ieri i popoli del Sudafrica e oggi della Palestina: sono questi i valori che devono indicarci la strada ed illuminare ogni 25 aprile.
Signora Ottolenghi, la invito in maniera pressante a ripensare a quanto ho espresso in questa lettera aperta, perché anche se ci sarà un nuovo comunicato congiunto o ancora di più iniziative concordate con il nazionale ANPI, esso sarebbe falso, perché il corpo militante della nostra associazione respinge il sionismo quale ideologia razzista, e le contrapposizioni perdurerebbero, probabilmente più severe senza un chiarimento e una condanna di questa ideologia razzista.
Concludo ricordando che mio padre a 15 anni fu “schiavo di Hitler” a Vienna, dall’ottobre 1943 all’aprile del 1945, e che le persecuzioni verso gli ebrei, bambini in particolare, che vide con i suoi occhi, me le raccontò quando ero bambino e di conseguenza non posso arrendermi all’evidenza che le idee razziste siano ora dentro la vostra comunità.
Sta a lei dimostrare una strada diversa e una rottura con il sionismo.
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