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Uruguay. Il sindacato al fianco dei prigionieri palestinesi

Dichiarazione di solidarietà con lo sciopero della fame dei prigionieri politici palestinesi per la Libertà e la Dignità

Come classe lavoratrice organizzata che ha sempre sostenuto i principi dell’internazionalismo proletario e la solidarietà tra i popoli, oggi vogliamo esprimere la nostra solidarietà alle prigioniere e prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane.

Il 17 aprile, data in cui si commemora il Giorno Internazionale della Solidarietà con i Prigionieri Palestinesi, oltre 1500 prigionieri hanno iniziato uno sciopero della fame a tempo indeterminato. A questo sciopero della fame, appoggiato da tutti i partiti politici palestinesi, partecipano importanti leader del movimento dei prigionieri e del movimento nazionale palestinese. Li circonda anche la solidarietà internazionale; nelle strade e piazze di tutto il mondo crescono la manifestazioni di solidarietà con lo sciopero della fame, al quale si sono aggregati anche studenti britannici e persino vescovi cristiani.

La protesta dei prigionieri è sul fatto che siano rispettati i loro diritti umani fondamentali. Le richieste includono la fine della proibizione o restrizioni delle visite dei familiari, il diritto al cure mediche adeguate, la liberazione dei malati gravi, il diritto all’istruzione in carcere, la fine dell’isolamento e della “detenzione amministrativa” (carcerazione a tempo indeterminato senza alcuna accusa o processo). Attualmente ci sono 6500 prigioniere e prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane, inclusi 300 minori e 500 persone in regime di “detenzione amministrativa”. Tutti sono stati giudicati e condannati da tribunali militari dell’esercito di occupazione, incluse bambine e bambini.

Sindacati, federazioni e centrali sindacali di tutto il mondo si sono pronunciati e mobilitati in appoggio ai prigionieri in sciopero della fame. La nostra classe si aggiunge a queste manifestazioni di solidarietà.

Come sindacalisti che abbiamo conosciuto la repressione, la tortura e la detenzione prolungata da parte di un regime autoritario, ci preoccupa la situazione di tutte le prigioniere e i prigionieri politici palestinesi, e in particolare la situazione dei minori nei tribunali e nelle carceri militari israeliane; esigiamo che si rispettino i loro diritti umani, così come stabilisce la Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia.

Ci preoccupa in particolare il grave deterioramento della salute che già stanno sperimentando i prigionieri in sciopero della fame, aggravato dalle vessazioni a cui sono sottoposti dal regime: isolamento e trasferimenti penosi e costanti, sospensione delle visite dei familiari e degli avvocati, e la aminaccia dell’alimentazione forzata, considerata tortura nel Diritto Internazionale.

Esigiamo che lo Stato di Israele rispetti il Diritto Internazionale sui Diritti Umani e il Diritto Internazionale Umanitario; che ponga fine alle pratiche e politiche di castigo e persecuzione dei prigionieri, in particolare all’isolamento e alla detenzione arbitraria e prolungata. Responsabilizziamo Israel pere la vita e l’integrità dei prigioni in sciopero della fame, e solidarizziamo con coloro che oggi non hanno altre armi che il loro stomaco vuoto per esigere giustizia, libertà e dignità.

PIT-CNT

Montevideo, maggio 2017

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