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Iran, l’embargo può attendere

Gli esperti della Ue hanno raggiunto un accordo di principio sull’embargo del petrolio iraniano e martedì la decisione sarà confermata dai rappresentanti degli stati membri, ma il processo «non è immediato e ci sono ancora molti dettagli da definire»: lo indicano fonti europee. Uno dei problemi più grossi è la ricerca di fonti alternative di approvvigionamento: l’Ue ha in corso contatti con l’Arabia Saudita. Le proposte sul tavolo potrebbero richiedere un periodo da tre mesi a un anno.

La traduzione è relativamente semplice: l’Europa cercherà prima fornitori alternativi (ma l’unico che dispone di una qualche “spare capacity” – differenza tra l’estrazione giornaliera effettiva e quella possibile immediatamente – è l’Arabia Saudita; peccato che non si affatto sufficiente a compensare l’eventuale mancana di petrolio iraniano). Poi si farà il prossimo passo nell’escalation.

Complicazioni: l’Iran detiene circa 137 miliardi di barili di riserve petrolifere provate, ovvero ca il 10 percento della totalità mondiale, secondo la recensione statistica della BP: BP Statistical Review of World Energy 2011.

Variabile che rende tutto più incerto: e se non si trova l’alternativa? L’Europa importa infatti dall’Iran oltre 600.000 barili di greggio al giorno. L’ Italia, con 249.000 bb/g, è il primo cliente europeo, seguita da Spagna (150.000), Grecia (110.000) e Francia (78.000). I dati sono aggiornati al quarto trimestre 2011.

Intanto Tehran prende le contromisure. La compagnia petrolifera statale iraniana National Iranian Oil Company (Nioc) ha affermato ieri di non dovere pagare i due miliardi di dollari in forniture petrolifere chiesti dall’Eni come arretrati. Lo ha spiegato il direttore degli affari internazionali della Nioc, Mohsen Qamsari in una dichiarazione all’agenzia ufficiale Irna, specificando che l’Eni «non ha nessuno specifico reclamo finanziario sulla Nioc».

La dichiarazione giunge dopo che, a dicembre, l’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni, rispondendo a una domanda sull’eventuale impatto sull’Italia di un embargo sul petrolio iraniano della misura sull’Italia, aveva risposto che questo potrebbe complicare il recupero da parte dell’Eni di circa 2 miliardi di dollari di un credito vantato nei confronti della Nioc. «Le nostre raffinerie sarebbero capaci di gestire questo problema», ha detto Scaroni in conferenza stampa. Tuttavia, ha aggiunto, «siamo un po più preoccupati per i pagamenti che la Nioc deve farci per le nostre attività passate». Non è stato ascoltato.

Fare l’embargo all’Iran in queste condizioni è fare embargo a se stessi. Anche se, bisogna notare, i paesi messi peggio sono i Piigs. Più la Francia. Per l’Italia è un disastro, perché ha già perso molto nelle forniture dalla Libia. Che geni di politici, ci ritroviamo (Berlusconi, Monti, Bersani, Fini, Casini… assicurati).

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