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Bologna. Niente case? Ci prendiamo le caserme!

Non è possibile rimanere senza casa, subire sfratti e sgomberi senza denunciare che le soluzioni sono alla portata di mano. In questa città in cui il diritto all’abitare è letteralmente negato a migliaia di persone, vendere pezzi di città a palazzinari e speculatori è un crimine.
Da ormai sette mesi siamo in mobilitazione, spinti dal bisogno di una casa, e non più disponibili a subire la precarietà che piega le nostre vite. Per noi precarietà vuol dire non avere una casa ad un prezzo giusto, vuol dire essere ospiti o con contratti in nero, affittare posti letto o abitare nelle fatiscenti strutture comunali.
Per questo da sette mesi portiamo avanti un percorso di occupazione. Da giugno in via Achillini, e dopo lo sgombero da quello stabile a fine novembre, all’ex istituto Beretta di via XXI aprile abbiamo cercato di riconquistarci il diritto ad abitare questa città, ad avere un posto da chiamare casa.
Durante lo sgombero avvenuto il 19 dicembre, l’Amministrazione Comunale ammise che lo sgombero (in realtà, sequestro dello stabile) era stato voluto dalla Procura e che il comune stava lavorando invece per giungere ad una soluzione.
Riteniamo che questa situazione non possa più accadere, perché se la gente è decisa ad occupare la responsabilità sta nel fatto che gli è negato il diritto alla casa, e perché di fronte a problemi di carattere sociale così pressanti il Comune non possa essere testimone impotente.
Con questo presidio vogliamo indicare quella che per noi è la soluzione. È evidente a tutti, e al Comune in primis, che gli strumenti oggi a disposizione siano assolutamente insufficienti. La caserma Sani, come tanti beni pubblici, è oggi in attesa di essere venduta, ma diversi bandi sono già andati deserti. Ribadiamo la nostra contrarietà a queste vendite di patrimonio, che potrebbe essere utilizzato per dare soluzione a chi oggi non ha casa e di tante altre esigenze di settori di popolazione che subiscono la crisi, che potrebbero vedere un miglioramento delle proprie condizioni grazie ad un riuso pubblico e sociale di questi luoghi, come per esempio dovrebbe accadere all’ex istituto beretta grazie ad una delibera regionale.
Chiediamo che questo bene veda una ripubblicizzazione e sia messo a disposizione delle persone, chiediamo che serva prima di tutto a diventare la casa di chi non ha questo diritto.

Asia-Usb Bologna

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