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E’ morta Nunni, sopravvissuta alla violenza dei neofascisti

Il 4 ottobre è morta a Spoleto, all’età di 99 anni e 8 mesi L’amica, compagna, resistente e combattente femminista, Annunziata Miolli detta Nunni.

Nunni era l’ultima rimasta di un gruppo di cinque donne femministe che negli anni settanta e ottanta animarono il movimento femminista di Roma attraverso la creazione del Collettivo Casalinghe femministe. Collettivo che per anni è stato parte importante del Movimento delle donne del Governo vecchio.

Nunni era nata negli anni venti del Novecento in Puglia a Bari, in pieno regime fascista, da una famiglia mista dell’ aristocrazia  locale, imparentata con i piccoli possidenti della zona. Da subito si rivelò una ragazzina ribelle, refrattaria alle regole e alle imposizioni, rifiutandosi per anni di fare il saluto fascista romano a scuola che le costò l’espulsione da tutte le scuole del regno.

A quattordici anni partecipò alla battaglia per la liberazione di Bari dai nazifascisti. Resta vedova di un aviatore a venti anni e divorzia dal secondo marito manesco e autoritario a cinquanta che la lascia senza sostentamenti e tre figli da crescere.

Negli anni cinquanta scopre la politica, il Partito comunista e  l’Udi, nei quali militerà fino alla fine degli anni sessanta, quando si unirà alla sinistra rivoluzionaria , ai gruppi extraparlamentari e infine alle femministe. Parteciperà a tutte le iniziative antagoniste che si svolgeranno  in quegli anni a Roma e animerà, insieme a un gruppetto di altre donne, il Collettivo femminista casalinghe.

Sarà una delle artefici della nascita di Radio donna, che in quegli anni trasmetteva su Radio Città Futura. E proprio durante una trasmissione del Collettivo, il 9 gennaio del 1979, subirà un attentato da parte di un commando nazifascista dei Nar guidato da Giusva Fioravanti. Durante l’assalto alla radio, che andrà completamente distrutta, lei e le altre quattro donne (Linda, Gabriella, Anna e Rosetta) che si trovavano in redazione, verranno ferite gravemente a colpi di mitra, pistole e con il lancio di bottiglie molotov.

Nunni resterà invalida per tutta la vita agli occhi e a una mano, le altro subiranno gravissime menomazioni fisiche e invalidità permanenti.

Il processo, celebratosi cinque anni dopo, si rivelerà l’ennesima beffa nei confronti della ragione e di quelle donne, giacché i fascisti, ritenuti colpevoli dalla magistratura, saranno condannati a pene lievissime in quanto, come recitava la sentenza: “Non volevano uccidere ma solo danneggiare le apparecchiature”.  

Soltanto un anno dopo, quegli stessi fascisti attueranno la strage più grave avvenuta nel nostro paese; quella alla Stazione dei treni di Bologna che procurò la morte a 85 innocenti e il ferimento di altri 200. Nunni aveva denunciato il pericolo dei rigurgiti nazifascisti, non arrendendosi mai e, nonostante le difficoltà anche fisiche, ha continuato per anni la sua militanza femminista, finché la salute glielo ha permesso.

Nel frattempo, negli anni ha subito altre minacce e intimidazioni fasciste e a novantacinque anni un tentativo di intrusione squadrista nella sua casa di Spoleto dove si era trasferita, per aver esposto sul balcone la bandiera della Pace.

 Io  sono andata a trovarla spesso per farmi raccontare la sua storia, che ho riportato in forma di romanzo come memoria per le generazioni future nel libro “NUNNI LA PAZZA  Il romanzo di una femminista ribelle” (lafeltrinelli.it, il miolibro.it).  

Nunni è stata un esempio di forza, coerenza e Resistenza che mancherà a questo mondo disumanizzato. In questo tempo ha continuato, con lucidità e caparbietà a interessarsi di politica, disgustata dal ritorno dei neofascisti al governo e soprattutto dal genocidio a Gaza, non mancando mai di commentare, arrabbiarsi  e condannare. Sul suo balcone da due anni, insieme alla bandiera della pace, sventolava  anche quella della Palestina. Addio Nunni, grazie per tutto ciò che ci hai donato e insegnato. Riposa in pace e che la terra ti sia lieve.

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