Il format “Rumore Popolare” che su vari canali social produce trasmissioni di inchiesta e controinformazione, ha denunciato il tentativo di censura delle sue attività. Il nodo del contendere riguarda l’ipotetico plagio e l’abuso di materiali protetti da copyright. I promotori dell’iniziativa di informazione indipendente, però, affermano che si tratta di accuse infondate, e che dietro questa operazione si nasconde il tentativo di censurare le loro inchieste.
L’attacco mosso a “Rumore Popolare” riguarda in particolare la video-inchiesta sulla vicenda dello stabile di Rialto Sant’Ambrogio, punto di riferimento della scena culturale romana che è stato affidato dall’amministrazione Gualtieri alla Comunità Ebraica di Roma senza bando, trasformandolo di fatto in una scuola e luogo di culto privati senza rispettare l’iter burocratico ordinario.
Il TAR del Lazio ha giudicato non ammissibile il ricorso presentato da una serie di associazioni, tra le quali Arci Roma, Asia Usb e Unione Inquilini, si erano messe insieme e avevano depositato un ricorso contro la delibera d’assemblea, arrivata nel gennaio 2025, poco dopo l’ok dell’atto in giunta, firmato dall’assessore al Patrimonio Tobia Zevi, datato al novembre precedente. Un documento che riconosce alla comunità ebraica la concessione diretta, senza bando e gratuitamente, dell’immobile in via di Sant’Ambrogio 5 per 30 anni, estendibili per altri 20.
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