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Roma. Processo al “Re dei rifiuti”. Trasferito il carabiniere che indagava?

Un’ombra potrebbe calare sul processo apertosi a giugno scorso contro il “Re dei rifiuti” di Roma, Manlio Cerroni, posto agli arresti domiciliari. I magistrati contestano al consorzio di Cerroni la truffa che avrebbe aggirato gli accordi con la Regione anche sulla quantità di rifiuti trattati in discarica.

In aula, pochi giorni fa aveva deposto il teste dell’accusa, Massimo Lelli maresciallo e investigatore dei carabinieri del Noe, il quale aveva confermato: “c’è stato un aggravio di 170mila euro dal 2006 a 2010”. Alla domanda sul come la società Pontina Ambiente, di proprietà del padrone di Malagrotta, giustificava lo sversamento in discarica di rifiuti che dovevano andare a termovalorizzazione, il maresciallo dei carabinieri ha spiegato in aula che c’era un escamotage spiegando che il Noe: “Con la mancata accettazione da parte degli impianti di Colleferro di alcuni carichi ma sui formulari di identificazione del rifiuti non abbiamo mai riscontrato circostanze del genere”.

Ma in coincidenza con la deposizione che rappresenta il perno delle accuse a Cerroni, un parlamentare del M5S, ha reso pubblica una notizia che, se confermata, getta un’ombra sulla conduzione del processo. “Nell’ultima udienza, alla quale ho assistito insieme ad alcuni cittadini laziali, ho potuto constatare come uno dei testimoni chiave, il Maresciallo dei Carabinieri Massimo Lelli, in forza al NOE, sia stato incalzato per ore dalla difesa rispondendo senza indugio ad ogni pressante domanda degli avvocati. Mi chiedo come mai nonostante le sue preziose testimonianze e tenuto conto del suo consistente lavoro di indagine, il Maresciallo ora riceva  dalla sua amministrazione il preavviso per un probabile trasferimento ad altra sede. Mi auguro che non ci sia un nesso tra questi accadimenti altrimenti sarebbe un fatto gravissimo, l’ennesimo accantonamento di un servitore dello Stato che fa il proprio dovere.

Inoltre  trovo fuori luogo da parte degli avvocati della difesa chiedere l’allontanamento e l’identificazione di una cittadina che assisteva al processo solo perché, in un comprensibile momento di tensione, ha osato fare dei commenti. Non è la prima volta che i cittadini subiscono l’arroganza degli avvocati di Cerroni, basti ricordare la denuncia subita dai rappresentanti del Comitato Malagrotta, rei di aver tentato di difendere il proprio territorio. Noi del M5S saremo sempre dalla parte dei cittadini e di chi serve lo Stato con impegno” dichiara il portavoce M5S Stefano Vignaroli, vicepresidente della Bicamerale per il ciclo illecito dei rifiuti

 A dicembre, in un altra udienza, era stato ascoltato un altro ufficiale, in questo caso della Guardia di Finanza, Giovanni Lannutti che durante la sua deposizione aveva ricordato una circostanza nel 2011 relativamente all’acquisizione da parte del Colari dalla società Procoio Vecchio delle cave di tufo di Quadro Alto, pochi giorni prima che l’allora commissario per l’emergenza rifiuti a Roma, il prefetto Giuseppe Pecoraro, scegliesse quel sito e quello di Corcolle per realizzarci altrettante discariche per sopperire alla chiusura di Malagrotta. L’acquisto, ha evidenziato Lannutti, era subordinato “alla messa in esercizio della discarica” e quanto al prezzo si prevedeva la corresponsione da parte del Colari “del 7% per ogni tonnellata di rifiuti speciali in ingresso e del 10% per ogni tonnellata di rifiuti solidi urbani”. Insomma l’unità di misura in base a cui veniva stabilito il prezzo a pagare per quel terreno che sarebbe dovuto divenire discarica non era il metro cubo ma la tonnellata, di rifiuti da smaltire.

 

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1 Commento


  • Ptr

    Una deposizione precisa, puntuale, propria, accorta, solida, limpida e degna di un Carabiniere che è un Carabiniere.

    Il pattume più che dentro malagrotta è intorno.

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