Nonostante l’impegno su altri fronti, come una legge elettorale che restringe ancora di più gli spazi di democrazia, il Governo continua a puntare su questo progetto, e spinge sull’acceleratore. I prossimi passi prevedono l’implementazione di decreti attuativi sulle varie materie oggetto della legge.
Lo aveva ricordato già la Meloni due settimane fa, ribadendo i cardini della “sicurezza energetica”: aumento dell’estrazione di idrocarburi in Italia e implementazione del nucleare.
Già di per sé, questo passo mostra come l’esigenza a cui si cerca di rispondere, nell’immediato e sul lungo periodo, non è quella di fronteggiare il cambiamento climatico, ma di ricorrere ad ogni mezzo possibile per aumentare la produzione energetica – soprattutto elettrica – in vista di una maggiore competizione economica e militare del continente.
Una competizione completamente a beneficio degli attori privati che guidano l’economia: le big tech, che richiedono sempre maggiore energia per i loro data center; le aziende coinvolte nella “cordata per il nucleare italiano” (dagli attori energetici come ENI a quelli militari come Leonardo); le startup come la Newcleo, che proprio ieri (neanche a farlo apposta!) è sbarcata in borsa per speculare sul mercato finanziario; le compagnie estrattive come la Reveille Resources PLC, che ha già iniziato ad accarezzare l’idea di esplorazioni minerarie in Italia alla ricerca di uranio.
Una competizione che diventa militare in un numero sempre maggiore di scenari, ed in cui il nucleare gioca un ruolo cardine: all'”Alleanza europea sul nucleare”, di cui è entrata a far parte anche l’Italia si affianca la più sinistra “Deterrenza avanzata” proposta dalla Francia a cui hanno già aderito nove paesi – mostrando come su questo piano si misuri la spinta europea all’integrazione industriale e militare, all’insegna di competizione e riarmo.
Queste decisioni hanno una ricaduta diretta sul nostro presente, e la avranno ancor di più sul nostro futuro: saremo noi a pagare queste scelte, in termini di sfruttamento dei territori, aggravamento della crisi climatica, implementazione di un’economia di guerra. Organizziamoci per fermarle!
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