Abbiamo già parlato su queste pagine dell’incendio che ha distrutto il Teatro Sannazaro di Napoli. Ma proprio a seguito dell’articolo uscito venerdì abbiamo sentito Gianfranco Gallo: attore, autore, regista tra i più impegnati anche socialmente nella nostra città. Gianfranco, figlio di Nunzio Gallo – che fu tra le piu belle voci della canzone napoletana – e fratello dell’attore Massimiliano, alla fine degli anni Novanta ha diretto la Compagnia Stabile Luisa Conte.
Ne è nata una chiacchierata con alcune domande che qui riportiamo:
Gianfranco tu nella seconda metà degli anni Novanta, per tre anni, sei stato in pianta stabile al Sannazaro. Che emozioni ti ha suscitato la notizia dell’incendio che ha praticamente distrutto la struttura?
«L’ho scritto in un post su Facebook. Quegli anni mi sono tornati davanti agli occhi improvvisamente, prepotentemente, tutti insieme. La prima immagine è stata quella di Brigida Veglia. Il primo pensiero, mia figlia Greta. La memoria, quando si tratta di eventi così terribili, evidentemente non attiva selezione. Il ricordo ti investe, non ha freni».
Al Sannazaro hai scritto e messo in scena alcuni tra i tuoi spettacoli più significativi -“Quartieri Spagnoli” ” Annella di Portacapuana” “Non ci resta che ridere” che chi scrive ricorda bene per averli recensiti. Spettacoli che rompevano con i codici tradizionali della commedia brillante per esplorare territori altri. Cosa hanno significato per te quegli anni alla direzione artistica?
«Ero stato scritturato come primo attore, per recitare i classici della Conte : “Lisistrata”, “’Mpriesteme a mugliereta”, “Don Pascà fa acqua ‘a pippa” , le cui rielaborazioni erano state scritte da Gaetano Di Maio. Poi mi chiesero , come autore, di realizzarne versioni mie originali.
Debuttammo col mio “Lisistrata ovvero madri senza figli di padri senza mogli” che in realtà poi divenne “Quartieri Spagnoli”. Andai poi avanti con gli altri. L’anno seguente divenni anche regista oltre che attore ed autore. Lara dirigeva il Teatro, io la Compagnia stabile Luisa Conte.
Facevamo matinée per le scuole e repliche canoniche la sera, nel pomeriggio provavamo il testo che sarebbe andato in scena a seguire. A volte ho dormito sul palco tra una cosa e un’altra. Ma ne valse la pena. Arrivammo ad avere migliaia di abbonati. Feci scritturare anche Leopoldo Mastelloni: ebbi l’intuizione di fargli recitare le parti della Conte en travestì. Fu un successo clamoroso. Prima andammo in scena con la mia versione musical di “Annella di Portacapuana” poi con “Napoli 1799”».
Greta tua figlia – nata dall’unione con Lara Sansone, nipote di Luisa Conte e attuale direttrice del Sannazaro – è giovanissima e stava maturando il suo amore per l’arte scenica e performativa in quel teatro. Come ha reagito di fronte a questo tragico evento? “Sogni che rischiano di andare in fumo”. Che consiglio le stai dando?
«Le ho detto di non abbattersi, di capovolgere il punto di vista. Nel dramma, di prenderla come un’occasione di una nuova nascita. Ora deve dimostrare in prima persona il suo spessore di giovane donna e di futura personalità nel mondo dell’Arte. Lei vuole fare la regista, io che la conosco dico che può diventare anche una brava organizzatrice. Per lei è difficile, era sempre in teatro, ha perso la sua quotidianità, la sua casa, il suo rifugio».
Nel mio articolo sull’incendio divampato nella notte tra lunedì e martedì, nell’incipit ho scritto “l’incendio di un teatro non è solo fumo, è memoria che brucia”. Nel tuo caso quest’affermazione si fa carne e vita vissuta. Tuo padre Nunzio Gallo – eminente rappresentante della canzone napoletana – era amico di Nino Veglia, che rifondò il Sannazaro insieme a Luisa Conte tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70? Che eredità ti ha lasciato papà?
«Posso dirti che ho bene in mente quegli anni. Ero poco più di un bambino, ma ricordo ancora la carta intestata coi caratteri verdi. Mio padre e Veglia avevano una società, si chiamava GAVE. Insieme ogni estate allestivano il “Cafè Chantant” alla Casina de’ fiori in villa Comunale, avrò avuto 7–8 anni.
Li ricordo insieme andare a parlare con i rappresentanti dell’Istituto Martusciello per chiedere il Teatro Cilea. Alla Casina de’ fiori ho visto recitare i più grandi artisti della vecchia scuola napoletana: da Nino Formicola ad Aldo Tarantino, dalla stessa Conte ad Isa Danieli a Gennarino Palumbo e Olimpia di Maio, con la quale poi recitai al mio debutto in Eden Teatro di Viviani per la regia di De Simone. Anche mia madre recitava con loro alla Casina de’ Fiori. Un’eredità importante insomma».
Alla notizia dell’incendio si sono mobilitate le istituzioni cittadine e nazionali. Il Ministro della cultura Giuli in persona è sceso a Napoli. Tutti hanno garantito una rinascita del Sannazzaro in tempi brevi. Hai fiducia in queste promesse o, come spesso accade nella nostra città, dobbiamo attenderci indifferenza dopo le passerelle e tempi biblici per la ricostruzione?
«Spero che la Politica mantenga le promesse. Credo però che ora sia il momento di aspettare, andranno valutate tantissime cose. Ho detto a mia figlia di tapparsi le orecchie e di chiudere gli occhi per almeno dieci giorni. Sui social c’è il Bene e il Male. Le colombe e gli avvoltoi volano entrambi».
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