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“Non all’altezza”. La guida cieca d’Europa

L’Europa non ha una governance all’altezza, ha spiegato ieri anche Monti. E bisogna fare attenzione anche alle parole, perché governance è termine che viene dal linguaggio aziendale e significa “direzione” e “gestione” nel senso più autocratico che si possa trovare. Niente a che fare con il “governo”, che in democrazia è istituzione soggetta al confronto con le parti e le figure sociali, quindi luogo di sintesi di istanze e interessi diversi.

La sua critica alla “gestione carolingia” quindi è esclusivamente mirata all’efficacia incerta delle attuali regole di gestione, non certo al loro essere totalmente impermeabili a bisogni, istanze, reazioni e persino rivolte popolari.

Sotto accusa – come già esplicitato persino dalle agenzie di rating,, ormai – è una linea di intervento economico puntata esclusivamente sul “rigore di bilancio”, che può a questo punto avere soltanto effetti recessivi. Non solo nei paesi più squinternati (la Grecia è tecnicamente fallita, si ammette ormai apertamente), ma anche in quelli centrali del continente. L’euro, nel bene e nel male, “fa sistema” e quindi diventa illusorio credere – come sembra fare la Merkel e soprattutto i vertici di Bundesbank – che si possa senza conseguenze affosare uno o più paesi dell’eurozona preservando il benessere di quelli più forti. Ma è difficile spiegare – o pretendere che vengano capiti – concetti che mettono in discussione i vantaggi fin qui ottenuti da una politica “germanocentrica”.

 

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«Non ho chiesto nulla alla Merkel ma la governance non è all’altezza»
Galapagos

Mentre in Gran Bretagna torna lo spettro della crisi e la disoccupazione risale ai livelli del 1994, SuperMario discute con il premier Cameron di stimoli alla crescita e allo sviluppo
«Non abbiamo nulla da chiedere a Berlino: la questione vera è che la governance dell’eurozona che non è all’altezza» è stata la replica di Mario Monti a 24 ore di distanza all’affermazione della Merkel che aveva sostenuto «l’Italia può farcela da sola». La frase di Monti, però, allo stesso tempo era rivolta a David Cameron che ieri il premier è andato a trovare a Londra, dopo lo strappo europeo della Gran Bretagna che si è sfilata dalla riforma del patto fiscale che dovrebbe dare più forza all’Europa.
Cameron, con perfetto stile britannico, è rimasto indifferente all’affermazione di Monti fatta nella conferenza stampa seguita all’incontro riservato tra i due premier. Difficile sostenere che non abbia compreso le parole di Monti. Più probabile che il premier conservatore stesse riflettendo sui problemi del suo paese che non va affatto bene. Proprio ieri mattina, tra l’altro, l’ufficio nazionale di statistica, ha comunicato che il numero dei disoccupati in Gran Bretagna ha raggiunto il suo livello più alto dal novembre del 1994. Il numero di disoccupati nei tre mesi terminati a novembre è salito di 118mila unità a quota 2,68 milioni, portando il tasso di disoccupazione all’8,4% e il numero di richieste di sussidi di disoccupazione è aumentato di 1.200 unità a dicembre a 1,60 milioni.
Come previsto, l’incontro tra i due capi di governo s’è mosso attorno ai capitoli meno gettonati di questa lunga crisi: la crescita e lo sviluppo. «Tra Gran Bretagna e Italia – ha detto Monti – c’è grande cooperazione.Condividiamo valori, iniziative politiche e interesse profondo per l’Europa e anche per le soluzioni della crisi dell’Eurozona». Monti ha detto di condividere «la visione del governo inglese secondo cui l’Europa deve sfruttare gli asset che ha. «Ecco perché abbiamo rinnovato la nostra volontà di lavorare a un mercato unico che deve fare un passo avanti anche per quanto riguarda i servizi. Vogliamo anche un’apertura dei mercati nazionali e da parte italiana siamo attaccati all’idea di avere una forza più grande nella credibilità di questi mercati. È importante non solo per completare il progetto di mercato unico sulla carta, ma anche per fare sì che ci sia un mercato unico credibile, con delle prospettive». Alla luce di questa «grande affinità di vedute e di prontezza a lavorare insieme con il primo ministro, lavoreremo insieme nel prossimo Consiglio europeo di fine gennaio».
L’incontro politico con Cameron era solo la prima metà della visita di Monti a Londra che ha poi dedicato energie nella City per convincere i mercati che l’Italia ha trovato la via del risanamento e lavora per consolidare quella della crescita. Monti lo ha fatto cominciando dal Financial Times dove ha incontrato lo stato maggiore del giornale, bibbia della finanza mondiale. «Sono certo – ha detto rispondendo a una domanda – che riuscirò a convincere i mercati», intendimento che è molto più di un desiderio valutando il consenso generale che il mondo del business, britannico e non, sta mostrando nei confronti del capo del governo italiano. Monti lo rafforza ulteriormente nell’incontro con gli investitori e poi con gli studenti della London school of economics, ultima tappa prima di salutare il vice premier Nuick Clegg, ma anche Ed Milliband, leader dell’opposizione laburista.

da “il manifesto”
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Fuorionda di Sarkozy: paghiamo cara l’ortodossia tedesca

Il declassamento della Francia da parte di Standard & Poor’s «fa male». E i funzionari dell’agenzia sono degli «istigatori della crisi»: lo ha detto rigorosamente “off the records” – il presidente francese Nicolas Sarkozy commentando con alcuni fedelissimi la decisione di S&P di declassare la Francia, secondo quanto si legge oggi sul settimanale satirico Le Canard Enchaîné, sempre molto ben informato sui retroscena dell’Eliseo.

«Il problema – ha affermato Sarkozy rivolgendosi ad alcuni consiglieri all’indomani della decisione di Standard & Poor’s di declassare la Francia, lo scorso 14 gennaio – è la governance europea. Paghiamo cara l’ortodossia tedesca. Da mesi, non smetto di ripetere che la Bce deve avere un ruolo maggiore e non può giocare a nascondino. È questo il cuore del problema».

da Il Sole 24 Ore

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Fmi vuole aumentare a mille mld di dollari gli aiuti all’Europa. Il Tesoro Usa: non daremo ulteriori fondi

Il Fondo monetario internazionale punta a raccogliere 500 miliardi di dollari e più di ulteriori risorse da prestare, partendo dall’ipotesi che le stime di potenziali finanziamenti globali necessari nei prossimi anni sono di 1.000 miliardi di dollari. Lo afferma il Fmi in una nota.

Secondo una fonte il Fmi intende raggiungere un’intesa in qusto senso al vertice del G20 di Città del Messico del 25-26 febbraio. Ieri sera il direttore del Fondo, Christine Lagarde, ha detto di essersi incontrata con gli altri membri del board, i quali «hanno sottolineato la necessità e l’urgenza di sforzi collettivi per proteggere le economie del mondo dal contagio e da eccessive contrazioni», con particolare riferimento alla crisi europea.

«Sono lieta di aver ottenuto (dal consiglio di amministrazione dell’Fmi, ndr) il riconoscimento dell’importanza che il Fondo disponga della potenza di fuoco necessaria per contribuire a smorzare i problemi posti dalla debolezza attuale dell’economia mondiale», scrive Lagarde in un comunicato.

«A questo scopo la direzione e i servizi del Fondo esamineranno le possibilità che si presentano per aumentare la potenza di fuoco dell’Fmi con i necessari parapetti».

Cameron: prestiti ai Paesi, non alle valute
«Sul ruolo del Fondo Monetario Internazionale abbiamo chiaramente espresso la nostra posizione nell’ultimo G20» così il primo ministro britannico, David Cameron, nel corso della conferenza stampa congiunta al termine dell’incontro con il premier italiano Mario Monti.

«Possiamo partecipare al rafforzamento del Fondo insieme ad altri paesi», ha continuato Cameron ribadendo la contrarietà di interventi mirati dell Fondo a sostegno dell’Eurozona intesa come area monetaria.
«Il Fondo deve concedere prestiti ai paesi, non a favore delle valute», ha sottolineato il premier britannico.

Il tesoro Usa: da noi niente fondi ulteriori
Il Fmi «può giocare un ruolo importante in Europa». Lo afferma – riporta la Cnbc – il Tesoro americano, ribadendo che l’Europa ha le capacità per risolvere i propri problemi. «Gli Usa non hanno intenzione» di dare ulteriori fondi al Fmi, perchè il Fmi non può sostituire l’Ue ma può solo essere supplementare.

La reazione dei mercati
La notizia ha impattato sui mercati finanziari con il differenziale di rendimento tra BTp decennali e Bund tedeschi sceso sotto 460 punti, a 458 punti. L’euro è salito fimo a un massimo di 1,2844 dollari, sulla scia delle indiscrezioni sul piano del Fmi.

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