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Brasile: è allarme per la strumentalizzazione della destra


Il Movimento Passe Livre, il coordinamento che ha svolto un ruolo di raccordo tra le recenti manifestazioni di piazza in Brasile contro alcune politiche delle amministrazioni locali, ha annunciato che si asterrà dal convocare nuove iniziative nelle prossime ore in segno di protesta per l’aggressione avvenuta ieri di alcuni esponenti del Partito dei lavoratori (Pt, socialdemocratico) da parte della folla in alcune città. ”Il MPL non convocherà altre manifestazioni. Ci sono stati gravi episodi di ostilità da parte di alcuni manifestanti contro politici che dall’inizio della lotta sono sempre stati al nostro fianco” ha detto ai giornalisti Douglas Beloni, portavoce del movimento che si batte per trasporti pubblici gratuiti in tutto il Brasile.

Sulle reti sociali in tutto il Brasile e anche all’estero nelle ultime ore si moltiplicano i messaggi allarmati per il crescente ruolo nelle proteste di alcuni settori che si definiscono ‘apolitici’ e che si rifanno a slogan apertamente nazionalistici e apertamente ostili nei confronti dei partiti e dei militanti della sinistra. Non solo nei confronti di quelli responsabili di alcune politiche criticate dalle piazze in queste ultime settimane, ma anche di forze della sinistra radicale che hanno sempre contestato le scelte dei governi regionali e di quello statale in continuità con gli esecutivi precedenti. In particolare durante la grande manifestazione che ha invaso ieri sera la Avenida Paulista a San Paolo, alcuni gruppi di manifestanti hanno aggredito alcuni spezzoni composti da militanti di gruppi politici, sociali e sindacali di sinistra. In alcuni casi attivisti del Partito dei Lavoratori (lo stesso della presidente Dilma Rousseff ma anche di altre forze più radicali) sono stati costretti ad abbandonare il corteo, alcune bandiere sono state bruciate o strappate.

Protagonisti di quello che alcuni esponenti dei movimenti sociali brasiliani chiamano apertamente un ‘tentativo di linciaggio’ sarebbero stati componenti di una piattaforma di ‘senza partito’ che si richiama ad un nazionalismo aggressivo e che tenta di spostare la protesta dai punti iniziali – trasporto gratuito, maggiori investimenti sociali, riforme democratiche – verso una generica contestazione nei confronti della sinistra al governo. Al grido di ‘fuori il PT’ in alcuni casi appartenenti a questi gruppi hanno imposto che le organizzazioni di sinistra rinunciassero ad esporre le loro bandiere fino a casi più gravi di aggressioni e tafferugli violenti. Vittime dei ‘senza partito’ sono stati anche attivisti del PCdoB, il partito comunista che sostiene l’esecutivo, ma anche alcuni militanti del PSTU, un partito di estrema sinistra certamente non responsabile delle politiche del governo socialdemocratico, e addirittura del Movimento Sem Terra dei contadini che lottano per la riforma agraria.

Tra i militanti della sinistra brasiliana il timore che dietro queste piattaforme teoricamente ‘apolitiche’ si celino interessi e ambienti della destra e dell’estrema destra si fa sempre più forte. Soprattutto dopo che alcuni grandi media di proprietà dell’oligarchia brasiliana, come Globo Tv, stanno apertamente sostenendo, negli ultimi giorni, le proteste di piazza, tentando di orientarle verso il PT e tutte le forze di sinistra. Dice ad esempio un militante di un altro partito dell’estrema sinistra, il Psol, che è normale che ci siano diversi punti di vista in un movimento così improvviso, di massa ed eterogeneo. Cosa che non è normale, dice Maurício Costa de Carvalho, “è che la rottura possibile del movimento possa avvenire sul tema dei partiti. Credo che ciò derivi da una posizione propagandata da settori che hanno a che fare con il PSDB (partito socialdemocratico, di destra, ndr) che tenta di approfittare di una fragilità che accomuna tutte le forze politiche e in particolare il PT”. Sull’identità degli aggressori c’è confusione nelle descrizioni: per alcuni si trattava di elementi neonazisti, per altri di ‘anarchici’, spesso con il volto coperto e comunque visibilmente appartenenti alle classi medie. Significativi alcuni degli slogan gridati contro i militanti della sinistra da individui che erano in piazza con le bandiere brasiliane: “andatevene a Cuba, andatevene in Venezuela”. Aggressioni simili a quella di San Paolo sono state segnalate anche in altre città.

Sotto accusa finisce ora un sistema d’informazione e comunicazione che i vari governi del PT non hanno saputo né voluto democratizzare in tutti questi anni, lasciando il monopolio di stampa e tv nelle mani delle elite legate alla destra. Una delle tante riforme mancate che oggi si sta ritorcendo contro chi, anche all’interno del Partito dei Lavoratori, è sceso in piazza per sostenere le richieste di un approfondimento delle politiche sociali del governo. Che però, a questo punto, pongono un problema che la sinistra del PT e i vari gruppi, partiti e movimenti sociali ad esso esterni in questi anni hanno sempre bypassato e rimandato: quello dell’unità e dell’organizzazione delle lotte. Altrimenti l’ipotesi che una destra erede delle dittature militari possa strumentalizzare o direttamente scippare dalle mani dei movimenti sociali e delle sinistre radicali la protesta contro la deriva liberale del governo di Brasilia diventerà assai concreta. E difendere la permanenza al potere del PT come lo scenario ‘meno peggio’, come fin qui spesso è stato fatto, non aiuterà certo a bloccare una protesta come minimo ingenua e populista, anzi probabilmente non farà altro che agevolarle e radicalizzarle. Finora la mobilitazione popolari ha ottenuto un passo indietro dei governi regionali sugli aumenti delle tariffe del trasporto pubblico, il che andrebbe valorizzato dai movimenti sociali e dalle sinistre radicali, e non regalato a forze populiste o apertamente reazionarie.

Comunque, dopo quelle della notte scorsa, che hanno fatto scendere in piazza oltre un milione di persone in un centinaio di città, altre manifestazioni di protesta di vario tipo – non tutte riconducibili alla richiesta dei trasporti gratuiti – sono state convocate per questa sera in almeno 60 città del Brasile. Oltre che a San Paolo, cortei e manifestazioni di altro tipo si svolgeranno a Aracaju, Campo Grande, Fortaleza, Florianopolis, San Paolo, Recife, Teresina e Curitiba.

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1 Commento


  • Diego

    Respingere in blocco in movimento, come alcuni campioni del geo-politicismo stanno già facendo, è un errore madornale. All’interno del movimento ci sono forze popolari e di sinistra che avanzano rivendicazioni sacrosante. La base del PT ne sarà influenzata e si spera anche i gruppi dirigenti, che dovranno rompere con i settori moderati ed approfondire le politiche sociali a danno di quelle neo-liberali, così come (ripeto, giustamente!) chiedono le frange popolari e progressiste del movimento.

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