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Israele: critica l’esercito, insegnante rischia il posto

E’ costato caro ad un insegnante israeliano di scuola superiore, Adam Verete, un commento fatto in classe sulla brutalità dell’esercito del suo paese nei confronti dei palestinesi. Alla fine il Ministro israeliano dell’Istruzione Shay Piron ha deciso che non licenzierà Verete perché “può aver detto alcune cose non appropriate, ma anche suscitato una legittima discussione in classe”.

Resta il fatto che contro il professore si è scatenata per due settimane una durissima campagna di criminalizzazione e che a lungo è sembrato che l’esercizio della libertà d’espressione da parte sua gli potesse costare il posto di lavoro.
La vicenda ha avuto il merito di evidenziare tutti i limiti posti da Israele, dalle sue istituzioni e dai suoi apparati politici, ideologici e culturali al reale esercizio della libertà d’espressione, negata ai cittadini palestinesi – tanto a quelli dei territori occupati che di Israele – ma anche a quella parte della popolazione ebraica che non si riconosce nell’ideologia di stato.
Non è un caso che il ministro dell’Istruzione Shai Piron, tra l’altro esponente dei centristi di Lapid e non della destra sionista, abbia definito ‘mine culturali’ quei temi sui quali non è concesso esprimersi liberamente. In questo caso il ruolo e il comportamento di Tsahal, l’esercito israeliano. Ha detto Piron al quotidiano Haaretz: “Ci sono alcune aree in cui dobbiamo essere doppiamente attenti, quando trattiamo certi argomenti che possono diventare esplosivi”. Occorre un atteggiamento rispettoso della religioni, degli individui e delle comunità, non si può negare l’Olocausto e mettere in discussione la legittimità del IDF come esercito del popolo, che difende la nostra esistenza, così come il diritto di Israele ad esistere.”
A denunciare il ‘tradimento’ di Verete era stata due settimane fa una sua studentessa, autrice di una lettera inviata al ministro Piron che ne denunciava le argomentazioni di ‘estrema sinistra’. La ragazza accusava Verete di aver definito l’esercito israeliano una forza che agisce con inaudita brutalità e violenza e che l’insegnante, di fronte alle sue rimostranze, l’aveva accusata di “voler uccidere tutti gli arabi”. Un ‘banale’ conflitto interno ad una classe tra insegnante e alunna, in qualsiasi paese, ma che in un contesto orwelliano come quello israeliano si è presto tramutato in una virulenta campagna di censura nei confronti del docente ‘antipatriottico’. La lettera infatti è presto rimbalzata su social network e siti dell’estrema destra sionista, che hanno subito scatenato una crociata contro la sinistra israeliana – che tra l’altro è ai minimi storici sia in termini culturali che politici – chiedendo la testa dell’insegnante. La vicenda è addirittura approdata al comitato per l’istruzione della Knesset, il parlamento israeliano, all’interno del quale Svi Peleg, direttore della rete scolastica Ort Israel (alla quale appartiene quella dove insegna Verete), ha avanzato la minaccia di licenziare il docente.
Adam Verete, che ha ricevuto anche numerose minacce di morte, ha negato di essersi rivolto in modo rude contro la studentessa ma ha rivendicato il suo diritto a esprimere le proprie opinioni anche su temi ‘caldi’ come esercito e religione. Ha affermato il professore al quotidiano Haaretz, rispondendo al ‘suo’ ministro: “La dichiarazione di Piron secondo cui la moralità della IDF non deve essere messa in discussione è problematica. Perché distoglie completamente la nostra attenzione da una valutazione delle azioni dell’esercito israeliano. E come il libro di Orwell. Il Ministero dell’Istruzione ora dichiara che l’IDF è un esercito morale”

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