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Il Venezuela chiude la frontiera con la Colombia e invia migliaia di militari

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro ha ordinato nei giorni scorsi la chiusura di un’ulteriore parte del lungo confine con la Colombia, a causa della grave crisi diplomatica in corso tra i due paesi ormai da settimane. “Ho deciso di chiudere il valico di frontiera a Paraguachón, nello stato di Zulia”, ha affermato Maduro nel corso di un discorso televisivo annunciando di aver decretato anche lo stato d’emergenza in tre municipi dello stato e l’invio di altri tremila soldati nell’area.
Gran parte dello stato venezuelano di Táchira, sempre al confine con la Colombia, è stato chiuso lo scorso 20 agosto al transito dalla Colombia dopo che, nella città di San Antonio del Táchira, due uomini armati avevano attaccato e ucciso un civile e tre militari venezuelani che stavano facendo dei controlli contro il contrabbando. Le autorità di Caracas si sono dette sicure del fatto che gli attentatori fossero paramilitari colombiani di estrema destra e aveva accusato il governo di Bogotá di non riuscire – o volere – bloccarli.
Nicolas Maduro aveva dichiarato lo stato d’emergenza e dispiegato cinquemila soldati. Subito dopo, Bogotà e Caracas hanno richiamato i rispettivi ambasciatori per consultazioni. Ma la crisi è degenerata ulteriormente negli ultimi giorni e circa 1500 cittadini colombiani che vivevano negli stati di frontiera sono stati espulsi verso il loro paese, ed altri – si calcola siano stati finora 18.000 – hanno scelto di rientrare in Colombia spontaneamente. Nei territori di confine il governo venezuelano ha anche dichiarato la legge marziale per un periodo di 60 giorni.
La frontiera tra Colombia e Venezuela è da tempo fonte di attrito tra i due governi. I numerosissimi contrabbandieri colombiani sono accusati di arricchirsi con la vendita in territorio venezuelano di merci acquistate a prezzi ribassati a Caracas, poi trasferite in Colombia e di nuovo importate in Venezuela dove vengono rivendute a prezzi maggiorati approfittando della penuria creata proprio dal contrabbando sostenuto dalla destra oligarchica locale e dagli ambienti di potere colombiani, sostenuti dagli Stati Uniti. Una pratica che nel corso degli ultimi anni ha creato enormi danni alla già fragile economia venezuelana colpita dal crollo del prezzo del gas e del petrolio.
Come se non bastasse, con la tolleranza del regime colombiano la frontiera tra i due paesi è spesso attraversata da bande di paramilitari di estrema destra e di narcotrafficanti che utilizzano i territori di confine per le loro attività illecite, attaccando le forze di sicurezza e gli attivisti dei movimenti sociali che tentano di contrastarli. A lungo i gruppi paramilitari colombiani hanno fomentato la ribellione contro il governo di Caracas, armando e addestrando analoghe formazioni locali patrocinate dalle frazioni golpiste della borghesia antichavista, quando non si sono resi responsabili direttamente di attentati e attacchi contro esponenti politici.
Alle accuse di Caracas, il regime di Juan Manuel Santos risponde tacciando il governo bolivariano di egoismo e di discriminazione nei confronti dei cittadini colombiani, dimenticando che negli ultimi anni ben sei milioni di colombiani sono stati accolti e assistiti in Venezuela, e a molti di loro sono state concesse case popolari e facilitazioni sociali ed economiche.

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