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Elezioni in Portogallo, vincerà l’austerity?

Un sondaggio pubblicato a soli cinque giorni dalle elezioni politiche portoghesi conferma che, al contrario di quanto avvenuto finora negli altri paesi scossi da anni di crisi e di gestione antipopolare e autoritaria da parte della troika – i famosi Pigs – a Lisbona non ci sarà alcun terremoto politico. Secondo le ultime rilevazioni la coalizione di centrodestra al governo guidata dal premier Pedro Passos Coelho dovrebbe piazzarsi in testa con il 38.8% dei voti, davanti ai socialisti di Antonio Costa (ex sindaco di Lisbona) dati al 31.6%.

Seguono due liste di sinistra distanti politicamente tra loro anche se d’accordo nel contrastare le politiche di austerità, tagli e privatizzazioni imposte al paese da Bruxelles e gestite senza battere ciglio dall’obbediente Passos Coelho. La coalizione formata dai comunisti e dai verdi (CDU) è accreditata di un 8.2%, mentre quella formata da ex maoisti, ex trozkisti, socialisti di sinistra ed eco socialisti del Bloco de Esquerda dovrebbe raggiungere il 7.9%. Entrambe le liste hanno comunque affermato di non essere disponibili a governare insieme ai socialisti, il cui programma ricalca fedelmente i diktat dell’Unione Europea anche se con qualche promessa di alleggerimento dei sacrifici e di diluizione dei tagli.
C’è chi giura che il risultato dei comunisti sarà superiore a quanto prevedono sondaggi ritenuti falsati, anche perché agli appuntamenti elettorali amministrativi ed alle ultime elezioni europee il PCP ha conquistato quote superiori al 10%. Si sa che i sondaggi tirano brutti scherzi ma pare proprio che la coalizione tra i Socialdemocratici (partito di destra nonostante il nome) di Passos Coelho e i democristiani del Cds di Paulo Portas non verrà severamente punita dagli elettori, moltissimi dei quali sono stati precipitati negli ultimi anni in una condizione di povertà dai provvedimenti varati dall’esecutivo con l’obiettivo di tagliare il debito e ripagare i creditori internazionali che hanno dettato legge senza trovare nei due maggiori schieramenti politici alcuna resistenza. Anzi, dopo esser stata data alla pari nelle varie rilevazioni dei mesi scorsi, la coalizione di centrodestra sembra aver recuperato consenso e credibilità a spese dei socialisti, mentre le liste di sinistra che contestano governo e austerity non sembrano in grado – ma sarà il risultato elettorale reale a parlare – di scalzare i due partiti dell’alternanza imposta dopo la fine della dittatura fascista.
Psd e Cds hanno gioco facile a dipingere i socialisti come ‘fonte di tutti i mali’, avendo questi governato nel periodo in cui il deficit del paese è cresciuto in maniera esponenziale ed essendo l’ex premier del Ps, Josè Socrates, da poco finito ai domiciliari dopo nove mesi di carcere, accusato di corruzione. La destra preme sul tasto dell’instabilità che comporterebbe una vittoria socialista e vanta i presunti successi economici della sua politica rigorista.
Se tutto andrà come previsto la coalizione al potere potrebbe addirittura conservare la maggioranza assoluta dei seggi conquistata nelle elezioni del 2011. Il che fa già dire ad alcuni analisti che il ‘Portogallo is different’ e che l’austerità non solo paga dal punto di vista della riduzione del debito, ma anche dal punto di vista elettorale per le forze che l’hanno gestita. Una situazione ben diversa dalla Grecia o dalla Spagna, dove in misura diversa sono nati e si sono sviluppati movimenti sociali e politici che proprio a partire dalla contestazione dei diktat della Troika hanno scalzato o messo in discussione il sistema politico tradizionale. In Portogallo negli anni scorsi si è assistito ad una repentina e improvvisa mobilitazione sociale che univa i sindacati e i partiti della sinistra a un movimento autoconvocato, frutto della rabbia e della frustrazione delle classi medie e dei settori giovanili schiacciati dalla crisi. Ma dopo alcune manifestazioni molto partecipate soprattutto a Lisbona e Porto, con tanto di assedio al parlamento al grido di ‘Que se lixe a Troika’ – un eloquente “Che si fotta la troika” – la mobilitazione sociale è scemata altrettanto improvvisamente. I movimenti sociali spontanei hanno di nuovo lasciato il posto alle organizzazioni del movimento operaio, in particolare ai sindacati legati ad un Partito Comunista Portoghese che ha negli ultimi anni accentuato la sua critica alla natura dell’Unione Europea cominciando a proporre l’opportunità di uscire dall’Eurozona. Mentre i sindacati di sinistra erano impegnati attraverso vari scioperi generali a contrastare le pesantissime finanziarie lacrime e sangue di Passos Coelho, il Pcp ha esteso il dibattito e la mobilitazione contro l’Ue a tutto il paese, con iniziative continue e capillari.
Una posizione più netta dalla quale differisce invece quella del Bloco de Esquerda, ancora imperniata sull’illusione europeista propria del Partito della Sinistra Europea ed incarnata da Syriza che continua a proporre una impossibile democratizzazione e umanizzazione dell’Unione Europea.
C’è curiosità nel paese anche per il risultato della coalizione Agir, formata da vari movimenti che qualcuno, impropriamente, equipara all’esperienza spagnola di Podemos. Una delle sue candidate, la psicologa 41enne ed ex deputata del Blocco di Sinistra, Joana Amaral Dias, ha provocato fiumi di polemiche dopo essere comparsa nuda sulla rivista Cristina, in un paese anche fortemente cattolico e tradizionalista. Un modo per sdoganare sui grandi media una candidata ed una coalizione fino a quel momento ignorata, secondo i critici. Un modo per mettere al centro della campagna elettorale i diritti delle donne, si sono difesi lei e i suoi sostenitori.
Accanto ad Agir ci sono altre due formazioni costituitesi recentemente: il Livre-Tempo de Ava­nçar, incasellabile anch’esso a sinistra; e la formazione populista e anticasta – simile allo spagnolo Ciudadanos – denominata Partido Democrático Republicano. Difficilmente queste tre formazioni riusciranno ad eleggere un proprio rappresentante in parlamento, e se anche fosse non cambieranno certo una geografia politica che appare decisamente troppo immobile dopo anni di sofferenze imposte ai lavoratori, ai giovani e ai pensionati portoghesi.

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