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Una “falsa Savchenko” in tour europeo pro-Ucraina

Sembra che non tutti in Ucraina avessero ancora chiari il ruolo del paese nella strategia “difensiva” della “pacifica” Alleanza atlantica e i rapporti di “partenariato” di Kiev con Bruxelles. Risponde evidentemente a tale esigenza di chiarezza la nomina dell’ex segretario generale Nato, Anders Fogh Rasmussen, a consigliere “fuori ruolo” di Petro Poroshenko. La nomina è venuta meno di una settimana dopo che il Consiglio di sicurezza e difesa ucraino aveva ratificato il programma di riorganizzazione strategica del complesso militare industriale secondo gli standard richiesti dalla Nato: un “passaggio del Rubicone”, lo aveva definito Poroshenko. E per fare ancora più luce sui “pacifici” obiettivi dell’Alleanza, Rasmussen, insignito da Poroshenko dell’Ordine della libertà, nell’agosto 2014, quando ricopriva ancora la massima carica atlantica, non ha tardato a ribadire che le riforme ucraine convinceranno l’UE a prorogare le sanzioni contro la Russia – che scadono il prossimo luglio – per premere su Mosca e costringerla a cessare il sostegno alle milizie del Donbass. Il degno Fogh, mentre sventolava a Poroshenko la creazione di “una strada a doppio senso” tra Kiev e le capitali occidentali, ha immediatamente chiarito il proprio concetto di “doppio senso”: dettare all’Ucraina le priorità occidentali nei suoi confronti!

Priorità che Petro si è affrettato a discutere con l’ex Jeanne d’Arc, la nuova “Eroe d’Ucraina” Nadežda Savchenko, che il presidente ha intenzione di inviare in tour europeo per mostrare al mondo come Kiev sappia celebrare non solo i propri eroi nazisti di un tempo, ma anche quelli attuali che seguono le loro orme. Il viaggio della “eminenza grigia” del battaglione neonazista “Ajdar” consentirebbe anche di allontanarla dal paese, dove la sua figura, contesa da vari raggruppamenti ultranazionalisti, a partire da Pravyj Sektor, potrebbe oscurare l’immagine di Poroshenko e di altri leader golpisti. Non a caso, il presidente della Commissione esteri della Duma russa, Aleksej Pushkov, l’ha definita “una mina a scoppio ritardato” proprio per Petro Poroshenko.

In attesa della tournée “europeista” e per evitare che la lieta novella della sua liberazione cada troppo presto nel silenzio, a Kiev si è pensato a un’ulteriore teatralizzazione della “pulzella del Donbass”: la vera Nadja, al pari del precedente modello medievale francese, consegnata dai “terroristi” delle milizie agli “aggressori dell’Europa”, sarebbe morta di stenti (i famosi “scioperi della fame” continuamente annunciati a uso e consumo dei media occidentali) nelle terribili prigioni russe. Così, lo scorso 25 maggio, a Kiev, sarebbe giunto un uomo, Arkadij Shestiko, opportunamente operato per cambio di sesso e plastica facciale dai perfidi “moskali” e inviato in Ucraina quale agente provocatore del Cremlino.

A questo punto, non resta che attendere una perizia giurata delle capitali europee per stabilire se la “vera Pulzella” non sia più di questo mondo e si possa procedere alla beatificazione e canonizzazione dell’ennesimo “martire della libertà”, o se invece la “falsa Nadja”, addobbata alla sua maniera con il tridente dell’UPA e il Wolfsangel delle nuove SS ucraine, serva comunque allo scopo promozionale di rinsaldare la fiducia di Parigi, Berlino, Londra e Roma nella “svolta europeista” di Kiev.

 

Fabrizio Poggi

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