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Grecia, governo più a destra. Tsipras accontenta Ue e Fmi

La Troika ordina, Tsipras esegue. Come ai vecchi tempi, quando governavano Nuova Democrazia e Pasok, prima che l’affermazione di Syriza illudesse per alcuni mesi il popolo greco che era venuto il tempo di rompere con la schiavitù del debito e dell’austerità.

Forte della scontata vittoria riportata al recente congresso di una Syriza ormai quasi completamente depurata dai settori conflittuali e critici, lo scorso 4 novembre il primo ministro ha presentato una nuova squadra governativa frutto di un rimpasto che ha preso di mira alcuni ministri, troppo timidi in fatto di privatizzazioni ed applicazione dei tagli dettati da Bruxelles e Berlino, sostituiti con esponenti assai più accondiscendenti e disponibili.

A fare le spese dello spostamento a destra del governo sono stati i ministri della Cultura, dell’Istruzione e del Commercio, la cui testa era stata chiesta dall’Unione Europea e dai poteri forti ellenici. Il leader di Syriza ha deciso di nominare il suo consigliere economico Dimitris Liakos alla carica di Ministro responsabile dell’attuazione del cosiddetto ‘programma di salvataggio della Grecia’, cioè quel terzo Memorandum che lo stesso Tsipras firmò nell’estate del 2015 tradendo il mandato popolare appena ricevuto da milioni di greci che votarono ‘no’ nel referendum convocato sui diktat dei creditori.

Per accontentare i paesi e le grandi banche che stanno strozzando la Grecia e che recentemente hanno accusato Atene di non essere molto celere nell’implementazione delle privatizzazioni del patrimonio pubblico che la Troika ritiene prioritarie, Tsipras ha spostato il ministro dell'Energia, Panos Skourletis – che aveva apertamente contrastato alcune importanti privatizzazioni come quella del gigante elettrico Dei – agli Interni, piazzando al suo posto Yorgos Stathakis, attuale ministro dell'economia. Al Ministero dell’Economia è andato invece il tecnocrate Dimitri Papadimitriou, presidente del “Levy Economics Institute” al Bard College di New York.

Allo scopo di imprimere una maggiore velocità al processo di privatizzazione dei beni statali, il capo dell'Agenzia per le Privatizzazione della Grecia, Stergios Pitsiorlas, è stato nominato vice ministro dello Sviluppo. Il compito di portavoce del governo, finora svolto da Olga Gerovasili, sarà assunto da Dimitris Tzanakopoulos, capo dello staff di Alexis Tsipras, mentre lei verrà promossa ministro per la Riforma della pubblica amministrazione.

Al suo posto è rimasto invece il ‘marxista’ Euclid Tsakalotos, Ministro delle Finanze incaricato di guidare gli infiniti negoziati con Bruxelles e il Fondo Monetario Internazionale.

Presentando la nuova squadra, Tsipras ha voluto mandare venerdì sera un chiaro segnale ai mercati e ai cosiddetti ‘creditori’ sulla volontà da parte del suo esecutivo di rispettare l’agenda concordata con la (o meglio, dalla) Troika. Spostando a destra la composizione dell’esecutivo il capo del governo spera inoltre di convincere alcune formazioni centriste e liberiste come Pasok e To Potami a sostenere in parlamento – dove Syriza e Anel possono contare su soli 3 voti di maggioranza – le controriforme sponsorizzate da Ue ed Fmi.

Mentre i sondaggi danno il centrodestra di Nea Dimokratia in forte ascesa e Syriza in crollo verticale, i pensionati – che la Polizia aveva picchiato solo poche settimane fa – sono tornati a scendere in piazza per protestare contro le politiche antipopolari del governo ellenico eterodiretto da Bruxelles e Francoforte.

Circa dieci mila lavoratori in pensione hanno manifestato in Piazza Syntagma dopo aver attraversato in corteo il centro di Atene fino alla sede del Ministero del Lavoro. Molti manifestanti hanno bruciato platealmente le lettere in cui l’esecutivo annunciava loro l’ennesima sforbiciata agli assegni mensili. Dopo il falò i rappresentanti dei pensionati hanno chiesto un incontro ai responsabili del Ministero del Lavoro che però hanno rifiutato di ricevere i manifestanti e di ascoltare le loro rivendicazioni.

Sulla base di quanto previsto dal cosiddetto ‘piano di salvataggio’, il Ministro del Lavoro Katrugalos ha deciso di ridurre drasticamente le pensioni complementari pagate dai fondi di categoria a partecipazione statale, una misura che impoverirà gli assegni di circa 250 mila persone. Questo mentre parecchie migliaia di pensionati, a ben due anni dalla cessazione del loro rapporto di lavoro, non hanno ancora ricevuto la liquidazione che oltretutto, se e quando verrà loro versata, sarà decurtata di circa il 30% del suo valore.

Secondo quanto denunciato dai sindacati e dalle associazioni dei pensionati, dall’inizio delle politiche di austerity – quelle che Syriza prometteva di cancellare prima dell’ascesa al governo – le pensioni integrative sono state tagliate dell’82% e quelle statali del 45%, senza contare che in moltissimi casi sono state abolite sia le tredicesime sia le quattordicesime.

Per il prossimo 8 dicembre, intanto, i sindacati ellenici hanno convocato un nuovo sciopero generale di 24 ore contro le politiche del governo.

Nei prossimi giorni è previsto l’arrivo ad Atene dei commissari del Fondo Monetario Internazionale, della Commissione Europea e della Banca Centrale, incaricati di imporre a Tsipras una nuova serie di tagli e di controriforme del diritto sindacale e della legislazione sul lavoro.

 

Marco Santopadre

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