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Gli Stati Uniti adesso minacciano sanzioni anche contro la Germania

Dopo le minacce a Putin dagli Usa arriva adesso la minaccia di sanzioni alla Germania. Il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha ammonito che “qualsiasi entità coinvolta nel gasdotto North Stream 2 rischia le sanzioni Usa e dovrebbe abbandonare immediatamente il lavoro”. Ha ricordato inoltre che il governo Biden “è impegnato a rispettare la legge sulle sanzioni” approvata dal Congresso nel 2019 (nell’era Trump dunque).

Si tratta di un messaggio minaccioso ed esplicito contro la Germania – alleata nella Nato – da anni impegnata con la Russia nella realizzazione del gasdotto North Stream che porta il gas in Europa ma bypassando paesi europei ostili alla Russia come Ucraina, Polonia e Repubbliche Baltiche (vedi la mappa).


Blinken ha ribadito la tesi già espressa da Biden, secondo cui il North Stream 2 è un “cattivo affare, per la Germania, l’Ucraina e per i nostri alleati e partner dell’Europa centrale e orientale”, un “progetto geopolitico russo volto a dividere e indebolire la sicurezza energetica europea”.

Dopo le minacciose parole di Biden contro Putin nell’intervista a Abc News, questo nuovo diktat  – stavolta però contro un paese alleato come la Germania – conferma l’inquietante innalzamento delle tensioni sul piano internazionale. Ma questa volta il soggetto che desta maggiori preoccupazioni non è più l’eccentrico Trump quanto il “moderato” Biden.

A febbraio intervenendo alla annuale Conferenza sulla sicurezza di Monaco, Biden non aveva menzionato il gasdotto, ma aveva sottolineato come “il presidente russo Vladimir Putin cerchi di indebolire il progetto europeo e la nostra alleanza NATO. Vuole minare l’unità transatlantica e la nostra determinazione perché è molto più facile affinché il Cremlino prepari e minacci i singoli stati “.

Ma proprio all’inizio di febbraio i lavori sul North Stream 2 avevano subìto un’accelerazione annunciando di  aver ripreso a posare tubi nelle acque danesi. I lavori coinvolgono una fotta di almeno sette navi russe che riforniscono la Fortuna, la nave posatubi colpita dalle sanzioni statunitensi il giorno prima dell’inaugurazione della presidenza Biden.

L’agenzia Reuter riferisce che, secondo gli analisti che monitorano i dati di tracciamento, il gasdotto è già costruito intorno al 95% e potrebbe essere completato entro settembre. Il che lascia all’amministrazione Biden poco tempo per elaborare ulteriori misure per contrastarlo.

Ma ai primi di marzo una quarantina di senatori hanno inviato una lettera al presidente Biden chiedendo sanzioni “rapide e totali” contro il gasdotto North Stream-2.

I membri del Senato, in particolare, criticano la Casa Bianca per aver finora rifiutato di imporre sanzioni contro le società coinvolte nella costruzione del gasdotto ed avevano definito il rapporto del Dipartimento di Stato con l’elenco di queste aziende “assolutamente inadeguato”. I senatori nella lettera esprimono preoccupazione per la crescente influenza geopolitica della Russia soprattutto in Europa.

Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas sta aspettando il suo primo incontro faccia a faccia con il Segretario di Stato americano Antony Blinken, previsto alla fine di marzo se Blinken parteciperà a una riunione dei ministri degli esteri della NATO a Bruxelles.

Maas ha difeso il gasdotto North Stream 2 in quanto impresa privata e  non politica e le società coinvolte hanno ripetutamente affermato che la giustificazione del collegamento è commerciale. Un ragionamento un po’ troppo debole se si vuole resistere all’escalation delle pressioni Usa. In compenso la cancelliera Merkel ha fatto sapere di essere disponibile a utilizzare per la Germania anche lo Sputnik V russo nella campagna vaccinale.

Appare evidente come il dossier North Stream 2 va ad aggiungersi agli altri temi di contrasto venuti emergendo tra Stati Uniti e Unione Europea in materia di guerra commerciale. Ma in questo caso, con le sanzioni e non solo con i dazi, si passa direttamente sul piano politico.

Stavolta il contenzioso non riguarda la Ue nel suo complesso ma un singolo Stato: la Germania.  E’ evidente però come si tratti della maggiore potenza europea ed è improbabile che la stessa Ue possa chiamarsi fuori in quanto tale.

Con un investimento di miliardi ormai in fase di conclusione, non si intravede un facile spazio negoziale. Per Germania e Ue questo diventa un test della propria autonomia dalla storica ingerenza Usa sugli affari europei.
Se Trump in qualche modo voleva “ridurre” gli impegni statunitensi nella Nato, Biden sembra volerli imbracciare come una clava proprio nelle relazioni dentro l’alleanza atlantica per mantenere ad ogni costo agli Usa la condizione di primus inter pares, una condizione che le nuove relazioni internazionali non sembrano contemplare, ma che gli Stati Uniti cercano disperatamente di mantenere. Mettendo in pericolo tutti.

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