C’è un deep state negli uffici degli Affari Esteri della UE, quelli di Kaja Kallas per capirci, che da due anni a questa parte ha lavorato in maniera certosina per manipolare le informazioni e nascondere il genocidio perpetrato da Israele, in modo tale da impedire qualsiasi tipo di iniziativa concreta contro Tel Aviv.
Questo è ciò che emerge da una recente inchiesta condotta dalla rivista indipendente francese Mediapart, pubblicata da Cédric Vallet e ripubblicata, tradotta, anche da Il Fatto Quotidiano. Sappiamo bene che, anche attraverso programmi come Horizon, la UE è totalmente complice dell’apartheid e della pulizia etnica a lungo termine portata avanti da Israele. Ma in questo caso, le informazioni rivelate da Medipart mostrano uno scenario inquietante rispetto alla presunta “dialettica democratica” di Bruxelles.
Stando alla rivista francese, ai vertici europei dopo il 7 ottobre 2023 si sarebbero scontrate due visioni: una totalmente appiatita su Israele, portata avanti da Ursula von der Leyen, l’altra rappresentata da Josep Borrell, allora Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, che aveva effettivamente perorato la causa di misure più nette contro Tel Aviv.
Sia chiaro, l’apartheid e la colonizzazione, seppur condannate a parole, non hanno mai visto interventi della UE che potessero esercitare davvero pressione sul governo israeliano. Borrell, il fautore del “giardino europeo”, si è schierato per sanzioni contro Israele solo riguardo alle stragi indiscriminate di civili, e sostenne l’esecuzione del mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale contro Netanyahu solo perché, come ebbe a dire verso la fine del suo mandato nel 2024, “non si possono fare differenze con Putin“.
Il doppio standard è stato usato largamente, ma anche per Borrell, una volta emesso il mandato, sarebbe stato esagerato far finta che non esistesse. Solo per interesse, da spendere su un altro fronte della deriva bellicista europea, di certo non a difesa dell’autodeterminazione dei palestinesi.
Tuttavia, anche solo un’adesione di facciata al diritto internazionale era troppo per un blocco importante di funzionari (e rappresentanti di interessi) all’interno della diplomazia europea. Sono state alcune figure centrali del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE) a fare in modo che ai vertici europei passassero in maniera diretta le posizioni di Tel Aviv, se non addirittura dell’IDF.
Questi funzionari sarebbero Stefano Sannino, Segretario Generale del SEAE fino a inizio 2025, da dicembre indagato per frode ai fondi UE dalla Procura europea; Hélène Le Gal (ex ambasciatrice francese in Israele e direttrice del dipartimento Medio Oriente e Nord Africa); Frank Hoffmeister (il liberaldemocratico tedesco che è direttore del servizio legale).
I tre, nel complesso, sono accusati di aver smussato le dichiarazioni ufficiali, e di aver riscritto rapporti e analisi in modo tale che venissero nascosti o posti in dubbio i crimini israeliani. Avrebbero fatto in modo di far arrivare direttamente a Bruxelles la disinformazione sionista, alla faccia della lotta alle fake news – che riguarda sempre e solo la Russia, o l’Iran, il Venezuela…
Nel novembre 2023 Le Gal avrebbe fatto in modo di insabbiare un documento di una ventina di pagine redatto dalla task force sulla comunicazione strategica del SEAE, con al centro proprio la disinformazione israeliana. “Ci è stato detto esplicitamente che, su ordine di Hélène Le Gal, era vietato lavorare sulla disinformazione di Israele e il rapporto venne bloccato. Questa è manipolazione dell’informazione a danno degli Stati membri“, denuncia un ex membro della task force.
Largo spazio è stato così lasciato alla difussione della propaganda sionista sull’UNRWA, ad esempio. Allo stesso tempo, un parere legale della divisione di Hoffmeister, scritto appena un mese dopo il 7 ottobre 2023, sembrava “scritto da un avvocato dell’esercito israeliano“, ha dichiarato un’altra alta funzionaria. Era basato, in sostanza, solo su fonti dell’IDF, ignorando qualsiasi altro rapporto, anche dell’ONU.
Eppure, studi indipendenti ne sono usciti a iosa, da quello di The Lancet sull’entità delle vittime civili fino a quelli di organizzazioni non governative che hanno dimostrato i crimini di guerra e contro l’umanità. Ci sono stati poi i pronunciamenti della Corte Internazionale di Giustizia, della Corte Penale Internazionale, e della commissione di esperti ONU che hanno dichiarato che era in atto un genocidio in Palestina.
Insomma, bastava guardarsi intorno per avere tutte le prove necessarie attraverso cui imporre una qualche sanzione a Israele, a livello comunitario e nazionale. Ma questo di certo non riduce la gravità della manipolazione del deep state del SEAE verso le informazioni che sarebbero dovute diventare quelle ufficiali dei vertici UE.
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa
