Nelle ultime ore si è aperto alle Nazioni Unite un confronto di portata storica, destinato a segnare profondamente il dibattito sui conflitti dei prossimi anni. A New York si è svolta una riunione senza precedenti sull’uso delle nuove tecnologie militari, in particolare quelle legate alla guerra ibrida e cognitiva, con specifico riferimento a quanto avvenuto in Venezuela il 3 gennaio. Il Segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha diffuso un comunicato con toni di estrema preoccupazione, riconoscendo la gravità di un salto qualitativo nelle modalità di guerra che rischia di ridefinire persino la nozione di crimine di guerra.
Le tecnologie impiegate in Venezuela il 3 gennaio, per l’ attacco che ha causato 100 morti e il sequestro di Maduro e Cilia Flores, non sono armi convenzionali. Si tratta di dispositivi elettronici, sonori ed elettromagnetici capaci di produrre effetti biologici devastanti sul sistema nervoso, cerebrale e fisiologico delle persone. Armi invisibili, ma non meno letali. Anzi, proprio per la loro invisibilità, potenzialmente ancora più pericolose. Russia e Cina hanno denunciato apertamente la violazione della sovranità tecnologica del Venezuela e hanno chiesto alle strutture competenti delle Nazioni Unite un’ispezione sui residui elettronici rinvenuti dopo l’attacco alle basi venezuelane.
Particolarmente dura è stata, al Palazzo di Vetro, la posizione cinese, che ha chiesto una moratoria immediata sull’uso di queste tecnologie sperimentali montate su aerei statunitensi, note come discombobulator o sistemi di disorientamento sonoro. Secondo Pechino, questi armamenti producono danni gravissimi non solo ai sistemi di difesa, ma soprattutto alla salute dei militari e dei civili colpiti. Danni spesso irreversibili, che si manifestano con sintomi compatibili con quella che è già conosciuta come “sindrome dell’Avana”.
Di fronte a queste accuse, gli Stati Uniti rispondono in modo ipocrita e provocatorio, sostenendo che si tratterebbe delle “armi più umane” mai concepite, perché non provocano la distruzione fisica immediata tipica delle bombe. Una narrazione pericolosa e cinica, che tenta di legittimare una guerra “pulita” mentre in realtà introduce forme di violenza nuove, pervasive e difficilmente tracciabili. Una guerra che non uccide soltanto, ma invalida, devasta, colpisce il corpo e la mente.
I commissari delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno chiesto interventi urgenti, a partire da visite mediche indipendenti sui soldati venezuelani colpiti da queste armi sonore, per accertare la natura dei danni e la loro compatibilità con trattamenti inumani e degradanti. Questo è un punto centrale: non si tratta solo di valutare l’efficacia militare di questi strumenti, ma di stabilire se ci troviamo di fronte a una nuova forma di tortura di massa.
Il dibattito è estremamente aspro. Da una parte gli Stati Uniti difendono la dottrina della cosiddetta guerra chirurgica, richiamando principi di proporzionalità e sicurezza strategica. Dall’altra, i Paesi BRICS, in particolare Cina e Russia, parlano senza mezzi termini di terrorismo tecnologico. Denunciano una violazione della sovranità elettromagnetica, il superamento dei limiti imposti dai trattati di Ginevra e l’uso di armi invisibili sperimentate su popolazioni reali, trasformando territori sovrani in veri e propri laboratori bellici.
Esiste una cornice giuridica internazionale che non può essere ignorata. La Convenzione sulle Armi Convenzionali (CCW) classifica queste tecnologie come sistemi di attacco potenzialmente proibiti, soprattutto quando producono effetti indiscriminati e duraturi. In questo senso, l’uso di tali armi in Venezuela configura un crimine contro l’umanità. La responsabilità penale internazionale non è un’astrazione: medici, periti e osservatori indipendenti possono accertare la compatibilità dei sintomi con l’impiego di queste tecnologie e chiamare in causa chi le ha utilizzate.
Non si tratta solo del Venezuela. Il sequestro del presidente Nicolás Maduro e di Cilia Flores, la pretesa che una corte statunitense giudichi cittadini venezuelani per fatti mai commessi sul suolo degli Stati Uniti, dimostrano che siamo di fronte a una nuova dottrina di guerra e di diritto internazionale, un diritto piegato agli interessi dell’impero. È la riedizione aggressiva della Dottrina Monroe, che oggi assume i contorni di una visione apertamente annessionista, come dimostrano le provocazioni su Groenlandia, Canada e Cuba.
È sopportabile tutto questo? Non per noi, ma per l’umanità intera. È accettabile che la guerra del futuro venga combattuta con strumenti che superano ogni minima protezione dei diritti umani, che cancellano i confini tra guerra e sperimentazione, tra sicurezza e tortura? Il Venezuela non è un caso isolato. È un segnale. E ignorarlo significa accettare che il mondo entri definitivamente nell’era della guerra cognitiva permanente, dove il corpo umano diventa il nuovo campo di battaglia.
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Cecilia
fa venire i brividi!
Giancarlo Staffo
bisogna si denunciare, ma sopratutto trovare le contromisure al più presto da parte della Cina, perché gli Usa di fronte alla suo declino irreversibile non si fermerà certo pur di mantenere la sua. egemonia a tutti i costi utilizzando la supremazia tecnologica finché altri non disporranno di mezzi adeguat.Come dopo il 45 quando ĺ’Unione Sovietica riuscì togliere agli Usa il monopolio atomico. Non ci sono scorciatoie. Solo in un dimile contesto la crisi interna agli Usa può avere probabilità di successo.