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Putin visto dai cinesi

In queste biografie di Putin (l’una proveniente dal motore di ricerca Baidu, il Google cinese, l’altra da una delle tante biografie pubblicate in Cina su carta), il percorso esistenziale e politico di Putin viene presentato positivamente e privo di ombre e si attribuisce la sua carriera straordinaria, da figlio di famiglia operaia a presidente della Russia per tre volte consecutive, sostanzialmente a una duplice serie di fattori: le qualità personali e gli appoggi politici da un lato (soprattutto quello di Eltsin), le sue politiche dall’altro, volte costantemente a rinsaldare il potere statale in patria e all’estero.

Come? Estromettendo dal potere gli avversari politici, lottando contro i separatismi (vedi quello ceceno), attirando investimenti dall’estero e promuovendo l’economia. Quando si dice che Putin rafforzò il potere statale sull’economia (spegnendo quello degli oligarchi e lottando contro corruzione e delinquenza) se ne fa un epigono della politica di sviluppo cinese; lo stesso avviene quando se ne fa un paladino dello sviluppo mondiale multipolare.

Non una parola è spesa sul caso ucraino. In sostanza, si presenta il presidente russo come una figura politica con tutte le carte in regola per essere un leader carismatico alleato di provata fede della Cina.

D’altra parte nella Cina contemporanea solo i nonni conservano forse qualche ricordo ancora del ‘revisionismo sovietico’ o degli scontri militari con la Cina sull’Ussuri del 1969 e questa consonanza politica, economica e valoriale fra Russia e Cina non suscitano alcuna sorpresa (GC).

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Vladimir Vladimirovič Putin è un’eminente figura politica russa e un attore chiave sia per la politica russa sia per gli equilibri politici mondiali.

Nato il 7 ottobre 1952 a Leningrado, in URSS (oggi San Pietroburgo, Russia), in una famiglia operaia, mostrò fin da piccolo un carattere tenace e competitivo e sviluppò un forte interesse per lo sport, in particolare per il judo. Grazie al proprio impegno divenne un esperto judoka; questa esperienza contribuì a dargli un fisico robusto e una volontà indefettibile.

Nel 1975, Putin si laureò in giurisprudenza all’Università di Leningrado, con specializzazione in diritto internazionale. Dopo la laurea entrò nel KGB (Comitato per la Sicurezza dello Stato Sovietico), dando inizio a una carriera da agente che sarebbe durata 16 anni. In questo periodo, ricevette una formazione rigorosa e accumulò una vasta esperienza di controspionaggio, operando a Leningrado, Mosca e nella Germania Orientale, che non solo affinò le sue capacità di reazione e decisionali, ma gli permise anche di acquisire una profonda comprensione della politica internazionale e delle questioni della sicurezza.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Putin tornò nella sua città natale, San Pietroburgo, ed entrò in politica sotto la guida del suo mentore, Anatolij Sobčak. Ricoprì allora vari incarichi, fra cui quelli di consigliere del sindaco di San Pietroburgo e di presidente del Comitato per le Relazioni con l’Estero, contribuendo ad attrarre gli investimenti stranieri e a promuovere la cooperazione internazionale.

In questo periodo sanpietroburghese, Putin dimostrò notevoli capacità organizzative e assunse uno stile di lavoro pragmatico, contribuendo in modo significativo allo sviluppo economico locale. Ad esempio, riuscì a favorire la realizzazione di diversi grandi progetti di cooperazione internazionale, attirando ingenti capitali e tecnologie nelle casse cittadine e rafforzandone l’influenza a livello internazionale. Nel 1996, dopo la sconfitta di Sobčak alle elezioni comunali, Putin lasciò San Pietroburgo e proseguì la sua carriera a Mosca.

Nel 1997 Putin entrò a lavorare nell’Amministrazione degli Affari Presidenziali della Federazione Russa e poco dopo fu nominato vicedirettore dell’Ufficio del Presidente e direttore dell’Ispettorato Generale. Nel 1998 Boris Eltsin lo nominò direttore del Servizio Federale di Sicurezza della Federazione Russa (FSB); questa nomina segnò l’ingresso ufficiale di Putin nel cuore del potere russo.

Nel ruolo di direttore dell’FSB, Putin avviò una profonda riorganizzazione dell’istituzione, intensificò la lotta contro la corruzione e la criminalità e rafforzò il sistema di sicurezza russo. Nel marzo 1999 fu nominato segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa e, nell’agosto dello stesso anno, primo vice primo ministro e primo ministro ad interim.

Il 31 dicembre 1999 Eltsin annunciò improvvisamente le proprie dimissioni e raccomandò Putin come presidente ad interim. Putin vinse poi agevolmente le successive elezioni presidenziali, dando inizio alla sua era di governo in Russia.

Quando Putin salì al potere, la Russia era angustiata da numerosi gravi problemi: la recessione economica, l’instabilità politica, la crescente minaccia dei separatisti ceceni. Putin adottò una serie di misure assai decise per stabilizzare la situazione.

Sul piano economico, promosse riforme mirate, rafforzò il controllo statale sull’economia, contrastò il potere degli oligarchi, favorì la ristrutturazione economica e stimolò la ripresa e lo sviluppo dell’economia russa.

Sul piano politico, rafforzò la centralizzazione del potere, ridusse l’influenza delle autorità locali, riorganizzò l’ordine politico e ristabilì l’autorità dello Stato russo.

Per quanto riguarda la questione cecena, Putin combatté con fermezza i movimenti separatisti e, attraverso le due guerre di Cecenia, riuscì a riportare la situazione sotto controllo, preservando l’integrità territoriale e l’unità nazionale della Russia.

Entrato nel XXI secolo, Putin continuò a varare riforme e a promuovere lo sviluppo. Prestò particolare attenzione allo sviluppo della tecnologia, dell’istruzione e di altri settori strategici, rafforzando la capacità complessiva del Paese.

In politica estera, Putin riorientò attivamente la strategia diplomatica della Russia, consolidò la cooperazione con i Paesi vicini e partecipò attivamente agli affari internazionali, elevando così la posizione della Russia sulla scena mondiale. Promosse la collaborazione con l’Unione Europea, la Cina e altre nazioni o regioni, giocando un ruolo significativo a livello internazionale.

Ad esempio, la Russia stabilì con l’UE un partenariato strategico e con la Cina una partnership strategica globale; queste collaborazioni portarono vantaggi economici e aumentarono l’influenza della Russia nel contesto della politica internazionale.

Nel 2012 Putin fu nuovamente eletto presidente della Russia. In quel periodo il Paese affrontava nuovi problemi, come le fluttuazioni dei prezzi internazionali del petrolio, le sanzioni occidentali e le tensioni sociali interne. Putin adottò una serie di misure per farvi fronte, promuovendo lo sviluppo economico diversificato, rafforzando le infrastrutture interne e migliorando il livello di sicurezza sociale. Allo stesso tempo, continuò a sostenere una politica estera indipendente, opponendosi con fermezza alle ingerenze e ai conati egemonici dei Paesi occidentali, difendendo gli interessi nazionali della Russia e la giustizia internazionale.

Per la Russia, Putin rappresenta un punto di riferimento storico. Ha guidato il Paese fuori dalle difficoltà post-sovietiche, promuovendo la ripresa economica e lo sviluppo e rafforzando la posizione e influenza nazionali a livello internazionale. Ha rinsaldato l’autorità politica dello Stato e rafforzato l’unità e la stabilità nazionali.

A livello mondiale, Putin riveste un ruolo altrettanto significativo. È una figura influente sulla scena politica internazionale; il suo stile diplomatico deciso e la politica estera indipendente hanno avuto un impatto profondo sugli equilibri geopolitici. Ha promosso lo sviluppo di un mondo multipolare, opponendosi all’unilateralismo e all’egemonia, contribuendo in maniera attiva al mantenimento della pace e della stabilità globale.

Una delle tante biografie dedicate a Putin, quella di Qi Xuan (Pechino, 2023), condivide i toni del testo di Baidu, aggiungendovi solo un po’ di colore.

Allora, Putin cita volentieri Pietro il Grande: «Sono fiero di essere nato in Russia!». Egli anela: «Voglio restare al potere per sempre e riportare la Russia al vertice del mondo!». Promette: «Dedicherò tutte le mie energie della vita a difendere la Russia e a servire il popolo!». Sogna: «Spero che un giorno i russi possano dire: siamo orgogliosi di essere nati in Russia!».

Da primo ministro a presidente, poi di nuovo primo ministro, fino alla sua terza elezione a presidente, incarna una leggenda senza precedenti nella politica internazionale. Dichiarato con audacia: «Datemi vent’anni e vi restituirò una Russia miracolosa!».

La politica è un campo irto di spine e pieno di trappole; chi prende parte alla competizione dev’essere un maestro d’opera fina. Ebbene, in quest’arena di gladiatori provetti, Putin si muove come un pesce nell’acqua, ottenendo enormi successi: inizialmente, da funzionario misconosciuto, ha preso silenziosamente il controllo del potere supremo di uno dei Paesi più complessi, difficili e instabili del mondo. Inoltre, questo potere non è stato effimero, ma si protrae da dieci, vent’anni, creando un’epoca: l’era Putin.

Il governo di Putin, esercitato con il pugno di ferro, gli ha da un lato guadagnato le simpatie della popolazione russa, dall’altro gli ha attirato critiche di ogni tipo; né in patria né all’estero sono mancate voci di critica e persino di con-danna nei suoi confronti.

Dopo la rapida annessione della Crimea alla Russia nel 2014, il suo atteggiamento inflessibile verso i Paesi occidentali ha fatto esclamare a molti con allarme: “È un altro Hitler!” L’ex segretario di Stato americano Hillary Clinton commentò che il desiderio di Putin di proteggere i residenti di etnia russa nella penisola di Crimea ricordava la protezione dei tedeschi oltreconfine ostentata da Hitler prima della seconda guerra mondiale.

Putin commentò al riguardo: “Se qualcuno oltrepassa troppo il limite, spesso non è perché è forte, ma perché è debole”. La debolezza è infatti, agli occhi di Putin, un peccato mortale, in questo riflettendo l’orientamento valoriale della nazione russa.

Per i russi, uno Stato forte non è un mostro estraneo, non è un nemico; al contrario, è la fonte e la garanzia dell’ordine, il fondamento di ogni rinnovamento. Attualmente, la chiave della rinascita e del vigoroso sviluppo della Russia risiede nel campo della politica statale. La Russia ha bisogno di un sistema di potere statale forte”.

Così Putin esprime la propria visione politica. In questo senso, è stato il popolo russo a scegliere Putin e la sua linea di fermezza. Putin continuerà presumibilmente a impegnarsi lungo questo cammino dei forti, fino a realizzare il suo ideale: riportare la Russia al vertice del mondo.

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