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Censura di guerra nel Labour, altra tegola per Starmer

Da un lato la bordata arrivata con gli Epstein Files, dall’altro quella della vittoria di Palestine Action contro la repressione del governo: l’esecutivo di Starmer, a Londra, vacilla. Ora arriva un altro colpo, che palesa lo stato tragicomico della “democrazia” britannica (e occidentale), mentre ogni giorno siamo costretti a sorbirci la propaganda sul pericolo delle “ingerenze straniere”.

Un’inchiesta pubblicata su Racket News dal giornalista investigativo Matt Taibbi ha rimesso in fila gli elementi di un sistema coordinato di sorveglianza e delegittimazione ai danni di reporter indipendenti, orchestrato da Labour Together, think tank molto vicino all’attuale primo ministro britannico.

Il gruppo avrebbe commissionato delle indagini sui giornalisti che hanno portato alla luce scandali legati al partito laburista e, se tutto venisse confermato, in queste operazioni sarebbero stati coinvolti anche APCO (una delle più grandi società di consulenza per pubbliche relazioni al mondo) e il National Cyber Security Centre (NCSC), l’autorità tecnica nazionale del Regno Unito per le minacce e la sicurezza informatiche.

La vicenda ha origine nel 2023 quando, sempre su Racket News, Taibbi e il ricercatore Paul Holden pubblicano quelli che erano chiamati gli “UK Files“. I documenti, ottenuti da fonti autorevoli tra i quali Al Jazeera, rivelavano l’esistenza di una rete di legami tra Labour Together e altre organizzazioni, tra cui il Center for Countering Digital Hate (CCDH).

Quest’ultimo, fondato da Imran Ahmed, è accusato di aver orchestrato campagne di censura contro le voci del partito non allineate alla dirigenza blairiana, e dunque in particolare contro l’ala che faceva riferimento a Jeremy Corbyn. L’inchiesta aveva spiegato come Labour Together utilizzazze una “disinformazione proattiva” per screditare gli oppositori politici.

Labour Together, all’epoca, non diede una smentita chiara nel merito, ma sotto la guida di Josh Simons – oggi parlamentare – diede avvio a una controffensiva attraverso APCO. Stando al contratto poi trapelato, la società di consulenza aveva anche il compito di creare di sana pianta delle “narrazioni” che potessero mettere in cattiva luce alcuni agguerriti giornalisti: Taibbi e Holden, ovviamente, ma anche Kit Klarenberg, Gabriel Pogrund ed Henry Dyer.

Secondo alcune fonti, i rapporti di APCO sarebbero poi finiti al NCSC, con le inchieste dei giornalisti che venivano etichettate come il risultato di “informazioni ottenute tramite hackeraggio”, o presumibilmente fornite da “potenze ostili” come Russia e Cina. In questo modo, le indagini sulla guerra interna al Labour Party, scatenata contro l’ala più vicina alle esigenze dei lavoratori e fermamente antisionista, sarebbero state considerate come “minacce alla sicurezza nazionale“.

Un ottimo esempio di come la propaganda di guerra viene usata per gestire il “fronte interno” da parte di governi che sono ormai imbarcati in maniera evidente in una guerra contro il mondo. Tutto ciò che mette in discussione le politiche belliciste e antipopolari sul lato interno viene messo sotto l’ombrello di operazioni di potenze straniere, mentre invece sono il sintomo dello svilimento verso politiche repressive e autoritarie.

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