Le autorità messicane hanno deciso di inviare 2.500 membri dell’esercito a Guadalajara per rinforzare i 7.500 già presenti nella capitale Jalisco per contenere gli scontri in corso, e pare che poco a poco la situazione si vada ristabilendo la calma.
Dopo gli atti di violenza scatenati ieri in parte del territorio messicano dal Cartello Nuova Generazione di Jalisco (CJNG) in risposta all’uccisione del suo leader, Nemesio Oseguera Cervantes, alias El Mencho, la presidente messicana Sheinbaum ha dichiarato che “praticamente tutta l’attività è stata ripristinata” e tutti i blocchi stradali sono stati rimossi.

Secondo quanto riporta “La Jornada”, il generale Trevilla ha sottolineato che l’operazione che ha portato all’arresto e all’uccisione del superboss del narcotraffico El Mencho è stata condotta grazie a un intenso lavoro di intelligence militare da parte dell’esercito e ha riconosciuto che gli Stati Uniti hanno fornito informazioni molto importanti.
Dentro quella che appare anche una “guerra ibrida” le autorità messicane hanno diffuso la notizia che El Mencho sia stato individuato grazie al suo “partner sentimentale” che però era un uomo. In una società machista come quella messicana appare come un elemento di discredito teso a smantellare il mito di un superboss e ad indurre i suoi miliziani a non combattere per un capo che non lo merita.
Dopo l’uccisione di El Mencho, lo Stato di Jalisco e vaste aree del Paese sono state attraversate da una ondata di violenza diffusa contro lo Stato ma che sa anche di resa dei conti all’interno del mondo dei narcos.
Il giornale messicano La Jornada sottolinea come “Ora il compito difficile sarà tappare le perdite. Il vuoto aperto nella criminalità organizzata con la morte di El Mencho porterà senza dubbio una serie di conseguenze difficili da prevedere, ma tutte prevedibilmente violente”.
Guadalajara, Puerto Vallarta, sone industriali e quartieri periferici hanno visto barricate in fiamme, veicoli incendiati e strade bloccate con camion di traverso come in uno scenario di guerra urbana.

Ricostruendo l’ascesa al potere de El Mencho, il giornalista Hank Cignatta scrive che dopo la morte di Ignacio “Nacho” Coronel nel 2010, uno dei pilastri del cartello di Sinaloa, lo Stato di Jalisco era diventato terreno di conquista. “El Mencho capisce che il mercato non è più solo cocaina colombiana e metanfetamine artigianali. È controllo territoriale, porti, rotte, armi pesanti”. Da qui nasce il Cartello di Jalisco Nuova Generaciòn.
Secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, il CJNG è diventato uno dei gruppi criminali più potenti e pericolosi del pianeta, con una presenza capillare negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. Questo ha consentito che il “sistema” messo in piedi da El Mencho si configurasse come una sorta di stato parallelo, armato fino ai denti anche con armi sofisticate e tanto ricco, come si dice dalle nostre parti, per fare una guerra.
A fare la differenza è il passaggio dalla droga come prodotto derivato dalle piantagioni a prodotto chimico. La svolta in tal senso arriva dal passaggio alla produzione del fentanyl, cioè un oppioide sintetico fino a cinquanta volte più potente dell’eroina, economico da produrre e devastante da consumare.
Il CJNG ha capito prima di molti altri che il futuro della droga non era più agricolo, ma chimico. La metanfetamina e il fentanyl hanno margini di profitto superiori e rischi logistici inferiori rispetto alla cocaina. Una piccola quantità può generare milioni di dollari anche se uccide migliaia di persone.
Per produrre il fentanyl non servono più campi di papavero e stagioni. Servono precursori chimici, spesso provenienti dall’Asia, e laboratori clandestini in Messico e dunque non più dipendenti dai produttori colombiani, boliviani etc.
Il CJNG e altri cartelli hanno trasformato il fentanyl in una merce globale perché è compatto, potente e facile da occultare.
La morte di El Mencho ha creato adesso un vuoto di potere che non resta mai vuoto a lungo. “Le cellule del Cartello di Jalisco Nuova Generazione si muovono per consolidare territori, punire tradimenti, dimostrare fedeltà o conquistare autonomia” – sottolinea Hank Cignatta – “I narcos, senza la figura centrale che teneva insieme la piramide, appaiono fuori controllo: azioni dimostrative, attacchi contro forze dell’ordine e furiosi scontri tra fazioni interne. È la logica spietata delle successioni criminali”.
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