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Libano: i movimenti popolari contro il governo in appoggio alla Resistenza contro Israele

La resistenza di Hezbollah continua a dare filo da torcere in maniera molto superiore alle previsioni del nemico, riuscendo a colpire, a quanto pare, anche stazioni di comunicazione satellitare ed operando, ormai, stabilmente di nuovo anche a sud del fiume Litani.

Intanto, gli esponenti dell’esecutivo ed il Presidente della Repubblica continuano a parlare come se l’obiettivo principale del paese sia fermare Hezbollah, non l’aggressione esterna. Il Presidente Joseph Aoun ha esplicitamente aperto a colloqui diretti con Israele – in una mossa che intende evidentemente precorrere all’adesione agli accordi di Abramo – ed ha accusato: “Chiunque abbia lanciato quei missili voleva provocare il collasso dello Stato libanese, gettandolo nell’aggressione e nel caos… tutto per il bene dei calcoli del regime iraniano”. Il riferimento è al lancio di razzi del 2 marzo, preso dal regime sionista a pretesto per attaccare.

Secondo Axios, uno dei principali canali informativi filosionisti, Il Primo Ministro Nawaf Salam ed alcuni parlamentari statunitensi, sia democratici che repubblicani, stanno facendo pressione sullo stesso Joseph Aoun affinché licenzi il capo dell’esercito Rodolphe Haykal in quanto si rifiuta – nel bel mezzo dell’aggressione esterna – di schierare truppe contro Hezbollah.

Queste mosse avvengono in un contesto di forte isolamento politico di Hezbollah, in cui più parti, anche in precedenza alleate con il Partito di Dio, gli addossano la colpa della catastrofe umanitaria che sta provocando il regime genocida di Tel Aviv. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo soli sette giorni di attacchi il totale dei morti ammonta a 486, di cui 84 bambini, e quello dei feriti a 1313, di cui 259 bambini.

Molte organizzazioni popolari della vivace società civile libanese, però, si stanno organizzando per opporsi alle politiche completamente subalterne del governo ed esprimere il proprio supporto alla Resistenza. Il giornale Al-Akhbar ne ha riportato un’importante dichiarazione, rivolta a tutti i popoli oppressi.

Dichiarazione dei gruppi di resistenza popolare e di azione comunitaria in Libano

Ci stiamo avvicinando al trentesimo mese di guerra genocida in Libano e Palestina, condotta dall’entità sionista sotto l’egida degli Stati Uniti e con il pieno sostegno di una comunità internazionale complice delle nostre uccisioni e del nostro tentativo di annientamento.

In Palestina, Siria e Libano, stiamo assistendo, sotto gli occhi del mondo, all’espansione dell’occupazione in tutte le sue forme, mentre le nazioni, compresi i nostri governi, colludono nel criminalizzare il diritto dei popoli a resistere e a determinare il proprio destino, invece di unirsi per chiamare l’occupazione a rendere conto delle proprie azioni, disarmarla e rovesciare e sradicare il suo sistema espansionistico e coloniale.

Queste pratiche non si limitano al solo Mashreq; costituiscono piuttosto un modello dispotico attraverso il quale l’impero egemonico tenta di criminalizzare la resistenza e i movimenti di liberazione politica che si oppongono al genocidio e difendono la terra.

Durante il periodo falsamente etichettato come “cessate il fuoco” – un accordo unilaterale che ha gettato le basi per l’espansione dell’occupazione – l’entità sionista ha lanciato oltre 15.000 attacchi aerei, terrestri e navali contro di noi in Libano, provocando 397 martiri e oltre 1.102 feriti.

Nel frattempo, sotto i dettami degli Stati Uniti, le priorità del governo libanese si sono concentrate sull’attacco alle famiglie dei combattenti della resistenza, tentando di disarmarli, e cercando di imporre leggi che avrebbero privato la popolazione delle proprie risorse, del patrimonio e dei dati personali, aprendo così la strada alle multinazionali, uno strumento chiave dell’occupazione.

Prima dell’attuale escalation, gli attacchi avevano già causato il martirio di oltre 4.000 persone, tra cui 316 bambini e 790 donne. Donne e bambini costituivano oltre un quarto delle vittime, il 51% delle quali erano giovani.

Questi attacchi hanno anche preso di mira direttamente 11 giornalisti. 222 operatori sanitari sono stati uccisi e 330 feriti, 158 ambulanze e 57 camion dei pompieri sono stati bombardati e circa 90.076 strutture sono state danneggiate, 23.489 delle quali sono state distrutte. Sono stati presi di mira postazioni dell’esercito libanese, edifici comunali e ospedali (8 ospedali sono stati chiusi con la forza e altri 38 sono stati danneggiati).

Sono stati presi di mira la protezione civile e il personale dei comuni, in particolare presso il centro di protezione civile di Baalbek (13 morti), oltre a dipendenti ed edifici comunali. Il numero di detenuti libanesi è stimato in 22 (11 dei quali sono stati arrestati durante l’invasione di terra del 2024). La scorsa settimana, all’inizio dell’attuale escalation, Israele ha ucciso 268 martiri e causato ulteriori danni. Più di 500.000 persone sono state sfollate dal Sud, dalla valle Bekaa e dalle periferie. Hanno urgente bisogno di riparo, cibo, acqua e altri servizi, data la riluttanza dello Stato a spendere soldi per aiutare la popolazione.

Parallelamente allo sterminio di persone e alla distruzione dei loro mezzi di sussistenza, la sistematica distruzione ambientale ha provocato l’incendio di circa 10.800 ettari (108 milioni di metri quadrati) a causa di proiettili al fosforo e devastanti attacchi aerei. Inoltre, oltre 47.000 ulivi secolari sono stati distrutti, bruciati o rubati e 134 ettari di uliveti, 48 ettari di agrumeti e 44 ettari di bananeti sono stati danneggiati. Ventisei stazioni di pompaggio pubbliche sono state distrutte e le stazioni idriche di Al-Wazzani e Maysat sono state messe fuori servizio, privando 150.000 persone di acqua. Le perdite nel settore idrico e irriguo sono stimate tra 171 e 356 milioni di dollari.

In quel periodo, il nemico ha distrutto18 milioni di metri quadrati di foreste e boschi (querce, lecci, ecc.) e contaminato il territorio con vari inquinanti tossici e mortali, irrorando erbicidi e altre sostanze chimiche e biologiche sconosciute. Questi inquinanti hanno distrutto l’ecosistema e reso il suolo inadatto all’agricoltura per molti anni.

Come di consueto, iniziative popolari e comunitarie hanno iniziato a mobilitarsi per fornire aiuti e dimostrare solidarietà. Sebbene questo approccio umanitario sia di fondamentale importanza, in netto contrasto con il settarismo che ha distorto la società libanese, è impossibile ignorare il fatto che la posizione dell’attuale governo non solo allinea la sua retorica ai dettami delle potenze coloniali passate e presenti, ma li rispetta anche senza metterli in discussione e senza prendere in considerazione l’interesse nazionale e il diritto dei cittadini libanesi a respingere gli attacchi in corso. Fattore, quest’ultimo, essenziale per preservare le loro vite e la vita e la sicurezza dei loro cari, e per sostenere il loro diritto a vivere senza timore di un nemico brutale che commette atrocità impunemente.

Ora, il nemico si prepara a occupare il Libano, a partire dal Sud, dalla Valle della Bekaa e dalla periferia sud di Beirut, che sopportano il peso della distruzione e delle uccisioni quotidiane. Questa operazione si inserisce nel contesto di una feroce guerra contro l’Iran e il suo popolo da parte del nemico sionista in alleanza con gli Stati Uniti, la cui amministrazione fascista dichiara quotidianamente la sua intenzione di controllare il mondo e di usare violenza eccessiva contro chiunque non ne accetti la leadership e la superiorità raziale, e ci annuncia il ritorno alle peggiori epoche di colonialismo e oppressione.

Questa guerra si svolge parallelamente ai tentativi di ristrutturare l’economia politica del Paese, con modalità che aggravano dipendenza e disuguaglianza. La crisi economica e la distruzione in corso vengono sfruttate per accelerare la ristrutturazione neoliberista, la privatizzazione delle risorse pubbliche e il trasferimento di ricchezza nelle mani delle élite nazionali e delle multinazionali.

Nel suo primo anno di mandato, il governo libanese, palesemente nominato da ambasciate ed emissari occidentali, ha iniziato a proporre una serie di leggi che avrebbero saccheggiato le risorse del Paese, il patrimonio agricolo e l’equilibrio ecologico a beneficio delle multinazionali responsabili del collasso dei sistemi alimentari in tutto il mondo. Ha adottato una politica di punizione collettiva contro le popolazioni delle aree prese di mira dall’occupazione, privandole delle risorse necessarie per la ripresa e la ricostruzione.

La sua sottomissione alle potenze coloniali, a quanto pare, potrebbe non esaurirsi con la recente decisione volta a criminalizzare la resistenza; anzi, potrebbe spingersi a criminalizzare il diritto del popolo a difendersi di fronte al mancato adempimento dei propri doveri da parte delle istituzioni statali, incluso l’esercito, per ordine ufficiale delle autorità.

Questa criminalizzazione è accompagnata da una guerra mediatica organizzata che riecheggia la propaganda israelo-statunitense contro il diritto all’autodifesa e all’autodeterminazione, impiegando un’inaccettabile retorica razzista, settaria, classista, escludente e divisiva.

Come nei precedenti momenti di crisi, i lavoratori libanesi, i piccoli agricoltori, le comunità sfollate e i poveri delle città sopportano i costi schiaccianti della guerra, degli sfollamenti e della ricostruzione, mentre le élite politiche e gli attori finanziari cercano di riorganizzare l’economia in modo da preservare il loro potere o consegnarlo all’occupazione.

In questo contesto, sulla base della nostra ferma convinzione nei diritti appartenenti ai popoli – tra cui il diritto all’autodeterminazione e il diritto alla resistenza – e alla luce dei tentativi esterni e interni di costringere la società ad arrendersi e ad accettare l’egemonia sionista sulla regione, noi, gruppi di resistenza popolare e di azione popolare in Libano, affermiamo i seguenti principi:

Il diritto dei popoli a resistere e difendere la propria terra e la propria sovranità, in quanto diritto umano intrinseco e naturale, è sancito e garantito da patti e trattati internazionali, tra cui spiccano la Carta delle Nazioni Unite e gli accordi relativi al diritto dei popoli all’autodeterminazione. L’esercizio di questo diritto è l’incarnazione di questi principi giuridici, che non sono soggetti a interpretazione o abrogazione da parte di nessuno.

Dichiariamo il nostro categorico rifiuto delle attuali politiche e pressioni esercitate dal regime, volte a limitare o eludere questo legittimo diritto. La protezione della sovranità nazionale non si ottiene attraverso un ritiro, ma piuttosto attraverso l’adesione ai diritti storici e legali.

Pertanto, lanciamo un grido collettivo e un appello urgente al popolo di questa terra, a tutti gli abitanti del Libano e ai popoli amanti della libertà in tutto il mondo, affinché agiscano immediatamente a sostegno di questa posizione, contrastando il progetto del governo, dell’impero e dell’occupazione. Dobbiamo documentare le violazioni e resistere al blackout mediatico e alle campagne di disinformazione a cui il popolo di questa terra è sottoposto mentre defende sé stesso e i propri legittimi diritti.

Mobilitiamoci in tutto il mondo per rifiutare la meccanizzazione dei sistemi genocidi, unendoci ovunque ci troviamo per smantellare il sistema espansionistico e coloniale che cerca di dominare il nostro pianeta. Ciò può essere ottenuto organizzando manifestazioni e sit-in davanti alle ambasciate della potenza occupante e degli stati complici per amplificare la voce della resistenza popolare, lanciando ampie campagne di petizione per affermare il sostegno popolare al diritto di difendere la terra, esprimendo solidarietà con i nostri sfollati e contrastando l’assalto imperialista con ogni mezzo necessario.

Rifiutando qualsiasi compromesso sul nostro diritto all’autodeterminazione, affermiamo il nostro impegno a proseguire questa lotta, contando sulla consapevolezza e sulla solidarietà dei popoli al fine di proteggere ciò che resta della nostra sovranità e dignità nazionale. È tempo che i popoli siano liberati dall’impero e che la sovranità sia restituita a tutti i popoli della Terra!

Beirut, 9 marzo 2026

Firmatari

Movimento agricolo in Libano

Collettivo di azione socioeconomica (SEAC)

Rete araba per la sovranità alimentare

Cartografia dell’Oscurità

Seed In A Box

Fronte per la Palestina libera

Tafkeek

Sikka Saida

Movimento per lo sviluppo

Deyer Men Dar

Rete araba per la sovranità alimentare

Rete Siyada: per una sovranità popolare sui sistemi e sulle risorse alimentari

Aatma

Comitato agricolo del comune di Bakhoum – Distretto Ala Minyeh Diniya

Bladi Khadra

Club Culturale del Sud – AUB

Movimento del Popolo

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