Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio scorsi Israele e Stati Uniti hanno attaccato l’Iran, aprendo uno scenario che fino a pochi mesi fa sembrava impensabile: l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, al potere da oltre 36 anni, e un’escalation senza precedenti in tutto il Medio Oriente, con centinaia di vittime, tra cui non solo pasdaran e soldati ma anche numerosi civili.
In poche ore, una crisi latente si è trasformata in uno scontro aperto, i cui esiti economici — e soprattutto politici — restano del tutto imprevedibili su scala globale. Per capire cosa sta accadendo e quali conseguenze potrebbe avere questo nuovo conflitto per l’Europa, abbiamo parlato con il giornalista e reporter di guerra Alberto Negri, inviato per oltre quarant’anni in alcuni dei principali teatri di conflitto tra Medio Oriente, Asia, Africa e Balcani e profondo conoscitore delle dinamiche politiche e militari della regione.
Stati Uniti e Israele hanno lanciato l’operazione militare “Ruggito del Leone” contro l’Iran e in poche ore si è scatenato il caos. Hanno ucciso non solo l’Ayatollah Khamenei, ma anche altri 50 esponenti della leadership politica dell’Iran, portando a una guerra totale in Medio Oriente. Cosa pensa di questa operazione militare e quanto era prevedibile?
“L’attacco della mattina del 28 febbraio è stato il primo, ed è stato fatto da Israele, e solo dopo si sono aggiunti gli Stati Uniti. Questo già ci dice qualcosa: gli Stati Uniti seguono l’agenda israeliana, come è accaduto anche nell’attacco del giugno scorso. Ha sempre iniziato Israele. Dunque, Trump fa quello che gli dice Netanyahu.
Qual è la ragione? Non lo sappiamo, però è sempre più evidente che Netanyahu è in grado di imporre la propria agenda agli Stati Uniti e l’obiettivo è chiaro: lasciare che Israele rimanga l’unica superpotenza in quella regione. Ovvero l’unica dotata di armi nucleari, ma anche l’unica in grado di poter imporre la propria egemonia.
L’obiettivo di queste guerre, da sempre, ormai da vent’anni, è quello di lasciare i Paesi di quella regione completamente inermi. Ne sono un esempio Siria e Iraq che oggi non hanno più neanche un’aviazione militare. Ora è il turno dell’Iran. Israele si impone come Stato padrone, incontrastato, del Medio Oriente, con conseguenze evidenti anche per i Paesi del Golfo, che sono stati coinvolti in questa guerra, e alla fine dovranno inchinarsi a Israele”.
Che cosa pensa dell’uccisione di Khamenei? Molti occidentali, così come diversi iraniani emigrati, celebrano la fine del regime iraniano, ringraziando Stati Uniti e Israele per essere stati “liberati”. Ma si può davvero parlare di “liberazione”?
“Il mio primo pensiero non va tanto a quelli che fanno le dimostrazioni qui in Europa e negli Stati Uniti, ma agli iraniani che vivono in Iran e sono sottoposti a due pressioni contemporaneamente: i bombardamenti dall’alto della coppia Stati Uniti-Israele, ma anche al giro di vite repressivo di un regime che non molla ancora il controllo della popolazione. Ecco perché la traiettoria di quello che può accadere in Iran è assai incerta.
Molto spesso le previsioni sull’Iran si sono rivelate assolutamente fallaci: è un grande Paese, con più di 90 milioni di abitanti, un milione e 600mila chilometri quadrati e non confina con la Svizzera, ma con l’Afghanistan dove, tra l’altro, c’è in corso un’altra guerra con il Pakistan, oltre a confinare anche con Paesi altamente instabili come l’Iraq.
Inoltre, anche la composizione etnica dell’Iran è variopinta e diversificata e bisogna vedere se gli iraniani sarebbero disposti ad accettare un cambio di regime che potrebbe rischiare di disgregare il Paese in varie parti. È quello che è accaduto in Iraq con la guerra del 2003, dopo cui il Paese poi non si è mai più ricomposto. È quello che sta avvenendo anche in Siria ormai da un anno e mezzo. Siamo sicuri che l’Iran voglia andare in quella stessa direzione?”
Considerata la sua pluriennale esperienza sul campo di Medio Oriente, questa nuova guerra è diversa dalle precedenti nella stessa area? Mi riferisco proprio a Iraq, Afghanistan, Siria…
“Tecnicamente si tratta di guerre molto diverse, perché la guerra in Iraq fu accompagnata da un’invasione di terra con oltre 150mila soldati americani, che si è prolungata per anni e anni.
Tuttavia, le conseguenze di questo conflitto potrebbero essere le stesse: la disgregazione dell’Iran come è avvenuto per la Siria, l’Iraq, e la Libia di Gheddafi. Ne parliamo adesso, 15-20 anni dopo, e ancora non vediamo una reale ricomposizione di questi Paesi. Come ho detto, questo è l’obiettivo principale: disgregarli e dividerli per linee etniche, religiose o settarie”.
Pensando alla nostra prospettiva, perché come occidentali siamo alleati dei Paesi del Golfo, tanto che alcuni nostri politici arrivano ad elogiarne le caratteristiche socio-politiche, nonostante che le donne lì, praticamente non abbiano diritti, ma al contempo ci indigniamo per le oppressioni, pur disgustose, dei Pasdaran e della polizia morale iraniana?
“Perché i Paesi del Golfo pagano miliardi di dollari per comprare armi italiane, francesi, inglesi e americane. Sono nostri partner economici da una vita, hanno comprato dalle nostre aziende, e comprano tutt’ora, tutto ciò che serve dal punto di vista militare. Ecco perché i Paesi del Golfo non vengono mai presi di mira.
Qualcuno si ricorda ancora che Mohammad bin Salman, il principe saudita, ha fatto a pezzi, all’interno del consolato saudita di Istanbul, il giornalista Jamal Khashoggi nel 2018? Qualcuno lo nomina ancora? Non mi pare.
Noi siamo in grado di tollerare tutto, basta che tu paghi. Questo è il problema grosso dell’Occidente e dell’Europa: la bassa, bassissima tenuta morale europea. Non è solo questione di armi, ma di tenuta morale.
L’Europa ha tollerato che per due anni Israele facesse un genocidio a Gaza con oltre 70mila morti tra donne, bambini, anziani. Ecco perché oggi Israele e gli Stati Uniti fanno quello che vogliono, perché noi non siamo intervenuti per fermare il genocidio dei palestinesi e adesso tutto il mondo è diventato Gaza”.
Restiamo in Europa: oggi non si può più parlare, di fatto, di applicazione del diritto internazionale perché nessuno lo rispetta più. Tuttavia, l’Unione Europea si proclama ancora portatrice di determinati valori etici e morali. In quest’ottica, cosa pensa del doppio standard applicato dall’Ue rispetto all’invasione russa dell’Ucraina da una parte, per cui sono stati approvati 20 pacchetti di sanzioni, e al quasi nulla rispetto al genocidio a Gaza, perpetrato da Israele, dall’altra? A ciò, si aggiunge ora anche la nuova aggressione di matrice israelo-americana in Iran, dove non solo non si interviene dal punto di vista politico e diplomatico, ma anzi, vengono fornite armi e supporto.
“Lo vediamo chiaramente: Putin è stato condannato per crimini di guerra dalla Corte Penale Internazionale, e dunque non può viaggiare in Europa e in altre parti del mondo. Anche Netanyahu è stato condannato dalla Corte Penale Internazionale, ma lui è ancora un nostro partner attivo. Anzi, dirò di più, è il nostro vero ‘colonizzatore’ oggi.
Questo è il problema. Noi abbiamo accettato che Israele facesse di tutto, proprio con quel famoso doppio standard, per cui da una parte c’è la guerra in Ucraina e finanziamo la resistenza ucraina, dall’altra parte però nessuno di noi finanzia più i palestinesi; anzi, con questa guerra sono finiti in condizioni ancora peggiori di prima. Qualcuno ha sentito alzare qualche voce al riguardo?
Purtroppo, anche dal punto di vista morale c’è una caduta: è precipitato tutto, non solo il diritto internazionale. Certo, lo sappiamo che sul diritto internazionale anche il regime iraniano è pessimo, ma non è accettabile che per questo oggi chiunque possa far la guerra a chiunque altro; fare un torto e ripagare con la stessa moneta, con la vendetta. Questa è la fine del diritto internazionale“.
In questo modo però non c’è soluzione di alcun tipo. Tra l’altro, Ursula von der Leyen, come presidente della Commissione Europea, alcune ore dopo i primi attacchi in Iran nel corso del weekend, ha scritto un messaggio su X per informare che sarebbe stata indetta una riunione straordinaria dei vertici Ue, ma solo il lunedì mattina, suscitando moltissime perplessità e commenti sul web. Come se non si trattasse di una crisi internazionale, ma di un lavoro impiegatizio d’ufficio che si può rimandare al lunedì mattina. In quest’ottica, cosa pensa della classe politica europea? Sono preparati a questo nuovo scenario?
“La risposta viene da sé: questi signori dell’Ue non sono assolutamente in grado di affrontare la situazione. Di questo passo l’Unione Europea rischia di disgregarsi politicamente. Lo abbiamo visto con l’atteggiamento di Orban in Ungheria, ma più in generale l’unità europea oggi non si fonda più su valori, ma solo su interessi“.
In queste ore si discute dei possibili effetti sul conflitto in Merio Oriente qualora Italia, Francia, Germania e Regno Unito decidessero di concedere l’uso delle basi militari presenti sul proprio territorio all’esercito Usa per operazioni contro l’Iran. Lei come vede un coinvolgimento più diretto dell’Italia in questo scenario? In che posizione ci metterebbe?
“Per ora nessuno ha deciso di concedere le basi militari agli americani, in Italia. Hanno però deciso di intervenire a supporto di Cipro, che è ormai una specie di colonia israeliana, dietro cui c’è anche un accordo trilaterale Cipro-Israele-Grecia.
Chiaramente un coinvolgimento ci metterebbe dentro il conflitto, questo mi sembra evidente. Certo, nel 2011 l’Italia ha concesso l’uso delle basi militari a Francia, Gran Bretagna e Regno Unito per far fuori Gheddafi, che era tra i nostri maggiori alleati nel Mediterraneo. Oggi data la situazione mi sembra evidente che se ci fosse una richiesta americana per la concessione delle basi, debba passare prima in Parlamento, perché le basi sono in uso agli Stati Uniti, ma la sovranità resta ancora italiana.”
Cosa pensa del fatto che il ministro Crosetto, pur rappresentando l’Italia, Paese alleato di Stati Uniti e Israele, non fosse stato avvisato dell’operazione contro l’Iran, tanto da rimanere bloccato a Dubai? Pare che nessun capo di Stato fosse stato avvisato. Questo non segna un precedente?
“Nessuno era stato avvisato di quest’operazione, neppure il Primo Ministro britannico Starmer. È la prima volta che accade che gli Stati Uniti facciano una guerra senza avvisare la Gran Bretagna. Era stato avvisato soltanto uno, il cancelliere tedesco Merz, e per un motivo: perché sulle piste degli aeroporti tedeschi c’erano degli aerei militari israeliani”.
Al suo rientro in Italia il Ministro Crosetto ha dichiarato che “siamo sull’orlo dell’abisso”. Quanto è plausibile un ulteriore allargamento del conflitto? C’è ancora una remota possibilità che non che non si vada verso lo scenario peggiore?
“Un allargamento del conflitto agli Stati della regione lo abbiamo già visto, ma ora bisogna vedere quanti missili restano ancora all’Iran da sparare, visto che stanno facendo fuori i lanciatori. Se parliamo di un allargamento a Russia e Cina invece, la situazione è diversa.
La Russia non mi sembra assolutamente nella posizione di partecipare a un altro conflitto, visto che c’è già quello in Ucraina. E in secondo luogo, non interverrebbe mai militarmente a sostegno dell’Iran contro Israele. Putin non è mai andato contro Israele, perché in Israele la seconda lingua più parlata è il russo, dalla diaspora ancora di epoca sovietica.
Per quanto riguarda la Cina, magari ci saranno delle forniture militari sottobanco, ma non vedo proprio i cinesi intervenire in un conflitto così lontano dai loro interessi strategici. Perché è vero che l’Iran fornisce petrolio alla Cina, ma è molto distante dai loro interessi e la Cina non ha basi in Medio Oriente.”
Lei ha detto che l’operazione contro l’Iran è stata iniziata prima da Israele e dopo dagli Stati Uniti. Quindi l’agenda americana segue quello che vuole Netanyahu. Abbiamo visto un mese fa il rapimento di Maduro in Venezuela. Trump sta già parlando di cosa potrebbe succedere a Cuba. Ovviamente sono solo dichiarazioni, però in quest’ottica quanto sono pericolosi per il mondo Trump e Netanyahu?
“Oggi Israele, insieme alla Corea del Nord, è lo Stato più pericoloso al mondo. Israele è una potenza nucleare, ma noi non sappiamo se voglia usare questa potenza o meno. Israele è addirittura più libero degli Stati Uniti in questo. Gli Stati Uniti, comunque, le armi nucleari non le potrebbero usare, perché ci sono Cina e Russia.
Israele si farebbe remore a usare una bomba atomica, anche tattica, in Medio Oriente se dovesse perdere una guerra? No, lo sappiamo tutti che non si farebbe nessuna remora. Per questo è lo Stato più pericoloso al mondo”.
Però, vista così, nessuno è in grado di fermarlo. Non c’è nessun tipo di risposta né diplomatica, né politica, né militare.
“Ha visto cosa è successo a Gaza? Dicevo e scrivevo ‘Guardate che se non si interviene a Gaza, se non si blocca Israele, Israele si sentirà autorizzato a fare qualunque cosa, non solo dei Paesi del Medio Oriente ma anche di noi.’ È esattamente quello che è successo. Israele fa quello che vuole, decide quali sono gli obiettivi, può costringerti a una crisi petrolifera ed energetica di ampia portata, e tutto questo senza che tu abbia fatto nulla. Perché non sei intervenuto prima.
Non essere intervenuti prima per fermare Israele a Gaza, è stato il via libera tacito dell’Europa sul genocidio, E ora questo. Israele ha sentito di poter fare qualunque cosa. Questa è la situazione pura e semplice: non siamo più nella diplomazia, ma nei rapporti di forza“.
Ha parlato di una possibile crisi energetica. Negli ultimi giorni Putin ha dichiarato che il gas russo che ancora rifornisce una parte dell’Europa centro-orientale potrebbe essere interrotto prima dello scadere del termine concordato del 2027. E in ogni caso la maggior parte dei Paesi dell’Ue non ha più rapporti commerciali con la Russia. Dall’altra parte, però, con questa nuova crisi potrebbero esserci problemi anche sui rifornimenti dal Medio Oriente. In quel caso i Paesi europei ne potrebbero uscire perdenti?
“Bisogna distinguere tra i Paesi europei. Francia e Spagna sono autonomi dal punto di vista energetico: la Francia ha le centrali nucleari, inoltre si riforniscono con navi che passano dall’Atlantico, non dal Golfo.
L’Italia invece è in una posizione di debolezza perché prende il suo gas al 25% circa dal Qatar, che però ha chiuso i gli impianti. Qualcosa arriva dall’Azerbaijan, 40% dall’Algeria, un altro 10% dalla Libia, ma è chiaro che dovremo rivolgerci ad altri fornitori.
Questa situazione ha messo in evidenza una crisi strutturale. E l’Italia è un Paese vulnerabile per quel che riguarda il rifornimento di energia.Oltretutto, se non ci arriva più gas dal Golfo, Trump si frega le mani, perché significa che gli Usa ce lo possono vendere a prezzo superiore”.
Perché, secondo lei, il Governo italiano resta così fedele alla linea politica degli Stati Uniti, non criticandone alcuna iniziativa?
“Perché contrasterebbe quello che vuole Israele. L’Italia è un Paese a sovranità limitata, basta vedere le basi americane che ci sono, ma siamo in condizioni di sottomissione anche nei confronti del Governo israeliano. Nel marzo del 2023 l’Italia ha appaltato la cyber security dei propri servizi segreti a Israele e questa è stata una manovra totalmente sconsiderata: abbiamo consegnato a Israele le chiavi della nostra sicurezza. Ecco perché Israele è in condizioni di forza anche nei confronti dell’Italia”.
Una domanda di respiro un po’ più ampio: lei ha detto giustamente che questo conflitto in Medio Oriente ha già coinvolto tantissimi altri paesi dell’area. Sto parlando di Qatar, Emirati Arabi, Bahrain, Kuwait, gli Huthi in Yemen, Hezbollah in Libano, i Curdi… Quanto ci avvicina tutto questo, aggiungendoci il conflitto già in corso in Ucraina, e la situazione a Gaza, a una Terza guerra mondiale?
“Secondo me, non tanto: Israele occuperà un pezzo di Libano, come ha già occupato un pezzo di Siria dopo la caduta di Assad, e già occupava le alture del Golan dal 1967. Questo è quello che interessa a Israele, e siccome dispone nella sua agenda anche degli Stati Uniti, quello che andrà bene agli Stati Uniti, andrà bene anche a noi. Certo, credo che sarà una guerra lunga.
Distinguiamo tra le operazioni militari che stanno conducendo Stati Uniti e Israele. L’obiettivo ora è radere completamente al suolo l’apparato militare iraniano, e questo potrebbe andare avanti ancora per qualche settimana. Poi però, bisogna vedere se vogliono effettivamente attuare un cambio di regime e in che modo vogliono farlo.
Quello che dice Trump… Lo sappiamo, un giorno dice una cosa, il giorno dopo ne dice un’altra, però a quel punto, gli interessi di Stati Uniti e Israele potrebbero divergere. Israele vuole radere al suolo l’apparato militare iraniano, ma Trump a un certo punto dovrà chiudere questo conflitto perché a breve ci saranno le elezioni di midterm e non può presentarsi con una guerra aperta, in corso.”
Trump però era quello che prometteva la pace nel mondo, addirittura di risolvere le guerre, pretendendo il Nobel per la pace
“Trump dice cose inutili, recentemente ha detto che vuole nominare lui la prossima guida suprema dell’Iran, da Mar-a-Lago. Ma Trump stesso è ormai il capo di una nuova religione. Una religione sotto l’egida del sionismo, che mette insieme evangelici, pentecostali, battisti, i miliardari del Golfo… Una religione che vuole imporre a tutti noi.
Trump ha però un problema: la base MAGA che lo ha votato ha iniziato a essere molto irritata dal fatto che lui, anziché pensare agli interessi degli Stati Uniti, pensi a quelli di Israele. E questo può costituire un vero grande problema alle prossime elezioni. Per questo ha bisogno di chiudere questo conflitto e dichiarare una vittoria.
Noi come Europa abbiamo forse voce in capitolo? No, altrimenti ci avrebbero avvertiti di questa guerra. Noi pagheremo per le enormi conseguenze di questa guerra dal punto di vista economico, come paghiamo per la guerra in Ucraina. Ma di fatto, non decidiamo nulla”.
* da InsideOver
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