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La guerra dei vendi-patria alla Spagna

Se dovessimo interpretare la «guerra» di comunicati tra l’Italietta fascistella e la Spagna «socialista» di Sanchez secondo gli schemini dementi della stampa nazionale rimarremmo basiti e basta. Col cervello spento…

Appare infatti surreale che due paesi della cosiddetta Unione Europea si trattino a pesci in faccia a partire da un evento che con assoluta certezza è stato provocato da un paese terzo ed estraneo alla Ue come il Marocco.

L’«invasione di Ceuta» da parte di cittadini-sudditi marocchini, infatti, già dopo le prime 48 ore si era rivelata una provocazione organizzata dalla monarchia al potere, che aveva fatto circolare la notizia dell’abolizione dei controlli sulla frontiera con l’exclave spagnola per un giorno.

Come sappiamo, i governi di destra occidentali hanno preso la palla al balzo per attaccare frontalmente il governo di Madrid incolpandolo di scarsa determinazione nel contenimento dell’immigrazione (in realtà per un provvediamento che garantiva il permesso di soggiorno – non “la cittadinanza” – ai lavoratori del “sommerso” ricattati da imprenditori-schiavisti).

La UE nel complesso lì aveva dovuto fare marcia indietro dopo la riunione dei ministri dell’interno comunitari, che avevano appreso e verificato come nessuno – dicasi NESSUNO – dei circa 60.000 marocchini entrati a Ceuta era poi passato in Spagna. Quindi NESSUNO sarebbe prima o poi migrato in altri paesi della stessa UE.

L’unico governo rimasto «fermo» sulla posizione fasulla è stato non per caso quello italiano, apparentemente sotto la sferza competitiva dei vannacciani che crescono nei sondaggi a forza di cazzate sulla «remigrazione» dei «non italici». Ma se un governo ragiona allo stesso livello subumano di una pseudo-formazione che, tra le proposte “economiche”, prevede un futuro da raccoglitori di pomodori nei campi al posto dei “remigrati”, non sta messo proprio bene…

Il top è stato raggiunto con la sospensione del trattato di Shengen relativamente alla sola Spagna, seguito ovviamente dalle proteste di Madrid e dalla minaccia di applicare «ritorsioni proporzionate», ossia controlli alle frontiere sui cittadini di questo sfortunato paese. Il che, in piene vacanze estive (per chi riesce ancora a pagarsele), è un problemino per l’economia turistica (l’unica risorsa ancora in relativa crescita per questo declinante paese).

Quasi inutile dar conto del florilegio di sciocchezze dette nei comunicati italioti, vera summa della retorica fascistoide applicata ad una guerra dove fortunatamente non si spara: «L’Italia non accetta ultimatum o richieste dall’estero in materia di sicurezza nazionale e controllo delle frontiere». Controlli che rimarranno in vigore “almeno fino al 15 agosto e, in ogni caso, fino a quando non saranno completamente esclusi i rischi per la sicurezza e il terrorismo per l’Italia”, aggiungendo che in quella data è prevista una nuova “ondata migratoria” a Ceuta.

L’unica cosa seria è il riferimento esplicito alla data del 15 agosto, quando il governo marocchino promuoverà una nuova ondata di «invasori». Cosa che, secondo logica geopolitica, avrebbe dovuto provocare una «ferma protesta» italiana ed europea contro Mohammed VI, sovrano-scafista che ha evidentemente diversi interessi per usare i suoi sudditi come «proiettili» in una guerra ibrida vera, non farlocca come i «droni russi» (in realtà ucraini) su paesi europei.

In una classe politica continentale che ha abolito la conoscenza della Storia e si affida ormai solo a slogan muscolari che contrassegnano l’assenza di neuroni funzionanti, diversi esperti hanno cominciato a vedere ciò che dovrebbe essere evidente: questa crisi somiglia come un gemello monozigote a quella del 1975, quando il Marocco promosse la «Marcia verde» alla frontiera con il Sahara spagnolo approfittando della lunga malattia del dittatore Francisco Franco, che indeboliva oggettivamente la possibile risposta di Madrid.

Quella crisi terminò con il controllo di fatto di quell’area da parte marocchina, la resistenza dei Sahrawi appoggiati dall’Algeria, ecc. Quella «ripresa di sovranità», per quanto contrastata dalla popolazione locale, sembrava comunque inserirsi nel processo di decolonizzazione ormai quasi completato, che bene o male aveva portato al movimento dei «Paesi non allineati» con i due schieramenti geopolitici principali (la Nato e il Patto di Varsavia).

Ora Mohammed VI, figlio di quel re – Hassan II – ripete la mossa contando però su uno schieramento di alleati decisamente differente differente. La sovranità spagnola su Ceuta è per esempio messa apertamente in discussione dai due principali alleati-padroni della monarchia marocchina: Usa e Israele.

Per vostra informazione. Dal 2020, il Marocco e gli Stati Uniti hanno stretto legami notevolmente più stretti. In quell’anno, Trump ha compiuto un passo storico riconoscendo le rivendicazioni di Rabat sul territorio conteso del Sahara Occidentale in cambio della normalizzazione delle relazioni tra Marocco e Israele. 

La scorsa settimana, Trump ha ribadito tale riconoscimento in una dichiarazione rilasciata dall’ambasciata statunitense a Rabat, proprio mentre i migranti affluivano a Ceuta. Rabat ha manifestato la propria soddisfazione per la decisione annunciando di aver intitolato al presidente un’importante autostrada.

Ad alimentare le preoccupazioni della Spagna riguardo ai territori in Nord Africa, l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, ha reagito alle immagini dell’afflusso di migranti della scorsa settimana replicando alle critiche di Madrid sulla guerra a Gaza  e la Cisgiordania, oltre che sulla guerra all’Iran, e contestando la presenza spagnola a Ceuta e Melilla.

Forse, prima di continuare a farci la morale, è ora che [Sanchez, ndr] spieghi al mondo perché mantiene ancora enclavi coloniali in Africa“, ha scritto su X.

Vista da questo punto di osservazione decisamente meno provinciale si constata che è in corso una vera e propria guerra ibrida occidentale contro il governo di Madrid, tiepidamente “liberal-democratico” ma colpevole di non essersi allineato totalmente con Washington e Tel Aviv. Guerra in cui la destra franchista di Vox – col leader Abascal – fa da sponda interna, senza neanche accorgersi che questo ruolo di “vendi-patria” è l’opposto della presunta identità “nazionalista” che rivendica a fini elettorali.

Guerra, infine, cui partecipa, con la pochezza che lo contraddistingue, anche il governo Meloni.

L’alleanza dei «vendi-patria» procede così, usando teste di turco sempre differenti.

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