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Trump vuole i soldi e “l’anima” degli altri membri della Nato

I paesi membri della Nato si sono visti recapitare recentemente un documento da parte degli Stati Uniti in cui vengono poste una serie di domande volte a valutare il loro sostegno a Trump.

Il documento, in pratica una sorta di questionario, è stato visionato e reso noto in questi giorni dall’agenzia Bloomberg.

Tra le domande ce ne sono alcune del tipo: il Paese ha “espresso pubblicamente il proprio sostegno” alla politica estera statunitense? Quali “restrizioni” ha imposto il Paese alle forze armate statunitensi nell’uso delle proprie basi?

Il documento intende poi valutare se i Paesi membri della Nato stiano effettuando acquisti presso appaltatori della difesa statunitensi e chiede inoltre se si siano “opposti pubblicamente a normative” che “ostacolano” i contratti con le aziende statunitensi.

Come noto Washington guarda con preoccupazione ai rapporti economici nel settore della difesa con i propri partner atlantici.

Il questionario prende infatti in considerazione gli acquisti effettuati presso aziende militari statunitensi. Un passaggio che tende a inficiare pesantemente la spinta dell’Unione europea a privilegiare maggiormente gli acquisti nel settore della difesa da aziende europee piuttosto che da quelle statunitensi.

L’altro obiettivo dichiarato dal documento è quello di condizionare la futura distribuzione della presenza militare statunitense in Europa, in base alle risposte ricevute . Questa iniziativa si inserisce nel contesto di una revisione più ampia della presenza militare USA in Europa, che dovrebbe concludersi a dicembre e che ha già portato all’annuncio del ritiro di 5.000 soldati dalla Germania 

La sostanza è quella di voler sapere se: “Il paese ha dimostrato di allinearsi all’approccio statunitense sulla base di tre opzioni: “forte, chiaro e discreto?”. Secondo Bloomberg questo approccio fa riferimento a una frase del segretario alla Difesa Pete Hegseth.

I governi europei della Nato si trovano ora – e nuovamente – di fronte ad una alternativa del diavolo”: accettare il diktat statunitense sull’acquisto di armamenti o procedere sulla strada dell’autonomia strategica di un proprio complesso militare-industriale. Non solo. Con la guerra in corso in Ucraina e l’evocazione dello scontro con la Russia come “scelta esistenziale”, gli europei devono decidere se proseguire su questa strada suicida da soli o rimanere ancora vincolati all’ombrello di sicurezza statunitense.

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