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Non esiste il “terrorismo ebraico”, esiste solo il terrorismo israeliano

Un’israeliana come voi o come me viene intervistata dal giornalista britannico Piers Morgan nel programma che porta il suo nome e, per diversi lunghi minuti, si rifiuta di rispondere a una domanda semplice: la vita di un palestinese vale quanto quella di un israeliano?

Morgan pone la domanda quattro volte e per quattro volte la leader dei coloni Daniella Weiss si rifiuta di rispondere. Arriva perfino a spostare la risposta sul terreno dell’uguaglianza sessuale: qualunque cosa pur di evitare una risposta.

Alla fine borbotta qualcosa su Dio, che ha creato tutti, nel tentativo di liberarsi del fastidioso intervistatore. Lui le ricorda le parole di un altro colono, Yehuda Shimon, dell’avamposto di Havat Gilad, che pochi giorni prima aveva dichiarato alla BBC che la vita di un solo ebreo equivale a quella di 10 milioni di palestinesi.

Milioni di persone in tutto il mondo ascoltano queste dichiarazioni; che cosa pensano? Che questo è Israele. Gli israeliani ascoltano queste dichiarazioni; che cosa pensano? Che Israele non è questo.

Che cosa ha a che fare Weiss con noi? Lei non ci rappresenta. Neppure il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich ci rappresentano. Le deliranti dichiarazioni del ministro della Difesa Israel Katz? Nulla a che vedere con noi.

Anche i “giovani delle colline” non ci rappresentano. I pogrom nei Territori? Quelli non siamo noi. Il kahanismo? Nulla a che vedere con noi. Persino metà degli israeliani afferma che il primo ministro Benjamin Netanyahu non li rappresenta.

Israele è diventato un paese strano, unico: tutto il male che avviene qui sembra non rappresentarci. Un autentico prodigio. Gli estremisti non siamo noi. La bruttezza: non è nostra. La supremazia ebraica: nessun legame con noi. Nulla di problematico ci appartiene. Persino il governo non ci rappresenta. Allora chi ci rappresenta? Dove sono i milioni di israeliani per i quali nulla di ciò che Israele fa ha qualcosa a che vedere con loro?

È tempo di riconoscere che Israele è esattamente ciò che vedono gli spettatori in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Ai loro occhi, Weiss è Israele e Israele è Weiss. Dopo la morte di decine di migliaia di abitanti di Gaza, fra cui migliaia di bambini, e dopo le ripugnanti manifestazioni quotidiane di supremazia ebraica in Cisgiordania, è ormai impossibile dire al mondo: “quelli non siamo noi” e “non in nostro nome”.

Il mondo, semplicemente, non ci crede più. (La domanda interessante è quanti israeliani credano ancora a queste distinzioni immaginarie.)

Il primo a dirlo, forse involontariamente, è stato, fra tutte le persone possibili, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele Mike Huckabee. Dal profondo della sua visione delirante di un Israele esteso dal Nilo all’Eufrate, ha pronunciato per la prima volta le parole “terrorismo ebraico”.

Dopo anni durante i quali abbiamo affermato che il terrorismo ebraico non esiste, che l’espressione stessa è un ossimoro, arriva il battista dell’Arkansas e chiama le cose con il loro nome: terrorismo israeliano. La destra, che per anni ha sostenuto l’inesistenza del terrorismo ebraico, ha ragione. Il terrorismo ebraico non esiste. Esiste — eccome se esiste — il terrorismo israeliano.

Definire questo terrorismo “ebraico” serviva a cancellare o attenuare la responsabilità diretta di Israele. Naturalmente, questo faceva comodo allo Stato. Serviva anche agli israeliani, che potevano continuare a raccontarsi dell’esistenza di un gruppo di estremisti incapace di rappresentare lo Stato e, ancor meno, loro stessi.

Poi è arrivato Huckabee, ha smontato la menzogna e ha attribuito la responsabilità collettivamente a Israele. Ha ragione. Il terrorismo a Qusra, a Tell, è israeliano. Lo Stato di Israele, anziché Weiss o Shimon, ne porta la responsabilità. Viene compiuto per suo conto e lo rappresenta; dovremmo svegliarci e riconoscere che, agli occhi del mondo, rappresenta anche noi. Tutti gli israeliani.

Il mondo non crede più alle nostre distinzioni fra l’Israele vero (e bello) e l’Israele (brutto) che appare su ogni schermo del pianeta, e ha ragione. Dovremmo accettare che, da una prospettiva storica, siamo tutti Weiss, Ben-Gvir e Smotrich.

* da Haaretz

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