Il movimento yemenita Ansarallah, più noto in occidente come “gli Houthi”, ha preso il controllo della strategica città di Mocha, a pochi chilometri dal Mar Rosso, dopo giorni di combattimenti contro le truppe mercenarie pagate dall’Arabia Saudita. In pochissimi giorni i prezzi del petrolio sono già tornati sopra i 100 dollari al barile.
Fonti militari yemenite hanno confermato all’agenzia Reuters che queste ultime si sono ritirate anche dall’isola di Perim, dove le forze di Ansarallah sono sbarcate via mare, completando così la conquista di posizioni che dominano lo stretto di Bab al Mandeb, strategica porta d’accesso alla rotta che collega Asia ed Europa attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez. Mocha era l’ultimo porto occidentale rimasto in mano al governo yemenita “ufficiale”, e la sua perdita arriva all’indomani della più intensa ondata di combattimenti mai registrati dall’entrata in vigore della tregua mediata dalle Nazioni Unite nell’aprile 2022.
La posizione geografica di Mocha rende la sua conquista una questione di rilevanza strategica. La città si trova infatti a 75 chilometri da Bab al-Mandeb, la ‘Porta delle Lacrime’ che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden. Attraverso questa transita ogni anno tra il 10 e il 12% del commercio marittimo globale, tra cui petrolio e materie prime.
Anche l‘isola di Perim che divide lo stretto nel suo punto più angusto in due corridoi di navigazione, è stata espugnata dai combattenti di Ansarallah. Per anni le forze militari saudite (nella stragrande maggioranza truppe mercenaria) avevano cercato di impedirne la conquista da parte degli Houthi.
Secondo molti analisti la caduta di Perim, segna il completamento della conquista da parte del movimento Ansarallah sull’intero Stretto.
Tra Hormuz e Bab al-Mandeb transita oltre un quarto del commercio mondiale di greggio via mare, mentre dal Mar Rosso transita quasi un terzo del traffico globale di container.
Il fronte militare nello Yemen – e con le sue conseguenze internazionali – aveva visto una escalation durante l’estate. Il 3 luglio un raid saudita aveva colpito la pista dell’aeroporto di Sana’a per impedire l’atterraggio di un volo proveniente da Teheran, riaccendendo lo scontro diretto con gli Houthi. Il 20 luglio il movimento Ansarallah aveva risposto dichiarando il blocco navale contro i porti sauditi nel Mar Rosso e colpendo impianti di estrazione.
Il 3 settembre scorso gli Houthi avevano lanciato un’offensiva a largo spettro verso Taiz, Hodeidah e Mocha.
E’ evidente come la crisi e la guerra nello Yemen rischia di innescare un’ulteriore escalation nella regione già alle prese con la guerra scatenata dagli USA contro l’Iran.
Con Bab al-Mandeb sotto il controllo di Ansarallah e lo Stretto di Hormuz controllato dall’Iran, tutte e due le due arterie energetiche ai lati opposti della penisola arabica vengono sottratte al controllo USA e dei suoi alleati regionali. Ma lo scontro in Yemen potrebbe anche diventare il teatro per testare il nuovo accordo militare tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, il Mecca Joint Defence Agreement recentemente firmato dai tre paesi.
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