Dopo quasi un mese di mobilitazione il ministro dell’educazione nazionale Édouard Geffray ha annunciato l’assunzione di tremila insegnanti supplenti per coprire una parte dei posti vacanti. Nell’anno scolastico passato circa il 10% delle lezioni non è stato assicurato a casa della mancanza di docenti. Di fronte alle rivendicazioni formulate dai liceali come giudicate queste misure?
Ci si chiede perché non sia stato fatto prima: il fatto che gli studenti delle scuole superiori debbano battersi per scuotere il governo dimostra, in un certo senso l’incompetenza dei nostri dirigenti. È una piccola vittoria, ma ampiamente insufficiente. In ogni caso non ci piegheremo alla loro politica di miseria. I francesi non sono stupidi, sono stanchi di farsi prendere in giro e di non essere ascoltati.
Noi, come rappresentanti degli studenti, siamo rimpallati di ministero in ministero per dirci «vi ascoltiamo», ma nessuna misura concreta è stata presa. Abbiamo chiesto di incontrare il primo ministro Sébastien Lecornu e non ci è stata data alcuna risposta. Cercano di perdere tempo, conosciamo la loro strategia.
Gli abbiamo detto chiaramente che non ci fermeremo se non ci saranno 10 miliardi sul tavolo e se le nostre rivendicazioni non saranno ascoltate, che continueremo a mobilitarci e che non saremo noi a pagare le conseguenze dei tagli all’educazione.
Oggi si uniscono al movimento, in modo ancor più massiccio, oltre ai liceali, anche i professori, le studentesse e gli studenti universitari, i pompieri, gli agricoltori e il 17 saremo insieme ai gilets jaunes. Il settanta per cento dei francesi sostiene la nostra mobilitazione. Non é una questione di etichette, la questione è che i francesi non ne possono più.
E questa è l’occasione per rialzare la testa da dieci anni di macronismo, che ci hanno tutti abbattuti. Non lasceremo nulla e continueremo a lottare finché non avremo dei risultati.
Martedì è stata un altra grande giornata di mobilitazione, con un alta affluenza allo sciopero del settore scolastico e l’90% delle università bloccate. Contrariamente al reflusso preannunciato dal governo, hanno partecipato 480mila manifestanti, di cui 100mila solo a Parigi. A che punto siamo del movimento liceale?
A differenza di quello che dicono i media e il governo, cioè che il movimento si sta arenando, la giornata di martedì ha dimostrato l’opposto, con un grande sostegno dei professori che hanno scioperato per difendere i propri alunni. Più di duecento licei erano chiusi e stiamo ricevendo il supporto di ampi settori della società civile.
Erano anni che non si vedeva una mobilizzazione di un’ampiezza tale. E ciò spaventa il governo, che sta utilizzando tutti i mezzi per soffocarla. Il fatto che non ci siano state violenze durante il corteo parigino dimostra che sono gli interventi delle forze dell’ordine che provocano i disordini.
Alla fine, infatti, quando i camions di crs sono arrivati, sono cominciati i problemi. La polizia ha bloccato tutti gli accessi a la place Vauban, impedendo ai manifestanti di defluire, e ha iniziato a caricare e utilizzare i lacrimogeni.
Avevamo chiesto che gli accessi fossero aperti, per permettere alle persone di lasciare il corteo nella calma, e hanno fatto esattamente l’opposto. Scatenando il panico e controllando tutti quelli che volevano uscire dall’accerchiamento, oltre ad effettuare diversi arresti.
Tutto questo è illegale, perché va garantito un deflusso alla fine di una manifestazione dichiarata. Questo prova che chi scatena veramente la violenza è la polizia, utilizzando in modo sproporzionato tutte le armi in suo possesso, dalle lbd alle “granate di disaccerchiamento”.
Dopo aver lanciato un sondaggio per capire quali tra le 10 rivendicazioni dei liceali fossero le più urgenti, il ministro Geffray ha risposto che non lancerà una riforma dell’educazione a sei mesi dalle presidenziali. Ha proposto piuttosto di mettere il dibattito sul tavolo e di avviare una riflessione sull’argomento, lasciando ai futuri candidati il compito di avanzare delle proposte di riforma. Cosa rispondete?
Pensano che i giovani non siano consapevoli della situazione politica e economica e non capiscano cosa stia succedendo. Ma noi capiamo benissimo, quando vediamo che vengono stanziati 400 miliardi di euro in più per l’esercito. È una vera presa in giro.
Secondo il sondaggio il 70% dei liceali mette l’orario scolastico in cima alla lista dei problemi e il 60% evoca delle condizioni materiali inadeguate per lo svolgersi delle lezioni (edifici degradati, classi sovraffollate, ecc). Seguono con il 30% la questione dei professori mancanti e con il 20% il parcoursup.
Non serve a nulla, però, fare un sondaggio se poi non si propongono delle risposte. Questo sondaggio è ridicolo, inoltre, perché avevamo già presentato al governo le 10 rivendicazioni che preoccupano maggiormente i liceali e avevamo calcolato la cifra di 10 miliardi per fargli fronte.
Non possiamo scegliere tra avere un tetto che non ci cade sulla testa e dei supplenti che assicurano le lezioni. Tutte le rivendicazioni sono ugualmente importanti. Il governo può trovare i fondi, ma non lo vuole fare.
Il consiglio di analisi economica ha, ad esempio, proposto una tassa sulle grandi successioni. È una possibilità tra le altre, ma non c’è alcuna volontà. Abbiamo 211 miliardi di euro di aiuto alle imprese, di cui 39 miliardi di sovvenzioni che lo Stato dona direttamente alle aziende. Chiedere 10 miliardi per l’educazione ci sembra il minimo. Attendiamo delle risposte.
La riposta repressiva, invece, è arrivata sin da subito. Ottomila arresti in tre settimane di mobilitazione, di cui la maggior parte minori, che hanno dato luogo a circa 2700 procedimenti giudiziari, oltre a centinaia di feriti tra alunni e personale scolastico. Una cifra che supera di gran lunga il movimento dei Gilets jeunes e persino il maggio del ’68. Perché il governo ha reagito con una repressione simile e cosa prevedete per il proseguo della mobilitazione?
È importante parlare del ’68 e del numero di arresti, perché bisogna rimontare al 17 ottobre del 1961, al momento della guerra d’indipendenza dell’Algeria, per ritrovare un numero maggiore. Quel giorno migliaia di studenti e lavoratori algerini manifestavano nelle strade di Parigi e sono stati repressi selvaggiamente, arrestati e annegati nella Senna.
Questo è il referente storico che il governo sta imponendo, e che ci permette di dire che sta conducendo una vera guerra sociale e razziale. Sociale perché sta smantellando quello che resta dei servizi pubblici, e razziale perché è evidente il trattamento differenziato tra le banlieues e i centri città, come è chiaro il modo differente con cui vengono attaccati gli studenti musulmani, con il divieto di portare il velo, ad esempio, o l’ultima legge sulla “presunzione d’innocenza” per le forze dell’ordine.
Quello che vediamo, sia nel contesto internazionale sia in Francia, è innanzitutto la costruzione di un nemico all’interno del paese, per poi dividere i giovani delle banlieues e quelli dei centri città. Noi non vogliamo che la gioventù sia divisa perché vive le stesse condizioni, e questa mobilitazione testimonia la sua unità. Persino i licei privati sono scesi in piazza per esprimere la loro solidarietà.
E il fatto che non ci siamo divisi disturba molto il governo. È in atto una militarizzazione dell’educazione nazionale, con 400 licei chiusi amministrativamente e il divieto in molti casi di assembrarsi davanti agli istituti.
Non si era mai visto qualcosa del genere, ma non ci facciamo spaventare. Gli studenti universitari si sono schierati in massa con i liceali, con delle occupazioni storiche come quella di oggi a l’École des hautes études commerciales di Parigi. Persino i più privilegiati non fanno mancare il loro sostegno alla lotta per educazione degna, e il 17 si uniranno a noi anche i gilets jaunes.
Al contrario di quello che dice la narrativa ufficiale, infatti, la mobilitazione si sta amplificando e toccando ampi settori della società. E senza risposte non abbiamo intenzione di fermarci.
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa
