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Israele. Netanyahu in vantaggio. Diventano decisivi i partiti palestinesi

Aggiornamento. Da quanto sappiamo finora – con il 73% dei voti scrutinati – il blocco del Likud e dei parti di destra di Benjamin Netanyahu è in vantaggio ma non avrebbe la maggioranza nella Knesset.  Per formare un nuovo governo a risultare decisivi saranno i partiti dei palestinesi del ’48 residenti – ma discriminati – in Israele. Una ipotesi che però entrambi gli schieramenti rifiutano.

Gli exit poll diffusi in serata dalle tre principali emittenti televisive israeliane indicavano che il blocco pro-Netanyahu avrebbe ottenuto solo 50 o 51 seggi nella prossima Knesset, mentre i partiti di opposizione ne avrebbero conquistati 51 o 52. Una tendenza rovesciata dai primi risultati dello spoglio. Entrambi i blocchi non avrebbero raggiunto però la maggioranza di 61 seggi nel parlamento composto da 120 membri.

I restanti 18 seggi, secondo gli exit poll di Canale 11, Canale 12 e Canale 13, sono andati ai due partiti della minoranza arabo-palestinese. Si tratterebbe di un risultato senza precedenti per la Lista Unita e Ra’am, che attualmente detenevano solo 10 seggi alla Knesset.

Il primo dato certo emerso dalle elezioni israeliane è stato l’aumento dell’affluenza alle urne che ha registrato il 74,3%, quasi 8 punti in più delle elezioni del 2022.

Una polarizzazione politica profonda e feroce ha dilaniato Israele in occasione di queste elezioni. E in caso di sconfitta il blocco di Netanyahu – sul modello del suo amico Trump – potrebbe disconoscere il risultato.

Già da ieri il Times of Israel segnalava che il partito Likud del Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha iniziato a prepararsi per contestare i risultati dei seggi elettorali nelle città, paesi e quartieri dove è forte la presenza di palestinesi del ‘48 prima dell’apertura delle urne martedì mattina. Lunedì, alcuni siti di notizie israeliani hanno citato esponenti del Likud secondo i quali il partito avrebbe discusso la possibilità di dichiarare che il voto è stato “rubato” qualora Netanyahu non dovesse vincere.

Secondo un servizio del Canale 12, il Likud stava già raccogliendo numerose denunce e accuse di frode relative ai seggi elettorali nelle comunità arabe. In alcuni seggi i coloni e gli estremisti di destra hanno scatenato risse per impedire ai palestinesi di votare.

Anche secondo il quotidiano Haaretz, il partito di Netanyahu si starebbe preparando a uno scenario di sconfitta e avrebbe discusso la possibilità di denunciare frodi diffuse e affermare che le elezioni sono state “rubate”.

Rimosso completamente ogni riferimento alla questione palestinese e concordando entrambi gli schieramenti sulla linea dura contro i palestinesi, stando ai sondaggi, le priorità degli elettori dei due schieramenti si differenziavano solo sulle questioni interne israeliane.

Tra i sostenitori della coalizione di Netanyahu la guerra con l’Iran si collocava al primo posto, per quelli dell’opposizione queste elezioni erano soprattutto un’occasione per giudicare la sua leadership responsabile del peggiore attacco subìto da Israele e per decidere se anche gli ultraortodossi debbano fare o meno il servizio militare e partecipare alla sicurezza del Paese.

Ma tra le questioni in ballo c’era anche il costo della vita e i prezzi delle abitazioni a rappresentare temi rilevanti, soprattutto tra gli elettori più giovani.

Sebbene l’inflazione venga stimata per il 2026 solo al 1,5%, in realtà il problema dei prezzi e l’accessibilità economica delle abitazioni continuano a rappresentare importanti preoccupazioni per una parte dell’elettorato.

Il tema dell’economia era tornato al centro del dibattito anche negli ultimi giorni della campagna elettorale, quando riferendosi alle condanne internazionali contro gli insediamenti coloniali in Cisgiordania. Netanyahu aveva affermato che Israele dovrebbe “prepararsi a possibili sanzioni” valutando anche “l’introduzione di criptovalute e blockchain” per affrontarle. La dichiarazione aveva scatenato severe critiche da parte degli economisti israeliani, incluse quelle della Banca d’Israele, che aveva pubblicamente respinto l’idea, affermando che “le criptovalute non possono essere utilizzate per eludere le sanzioni”.

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