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La Coop passa alle ritorsioni contro Usb e lavoratori

Sono indubbbiamente giorni molto “difficili” per le relazioni sindacali tra Unicoop e il sindacato Usb che ha visto crescere adesioni e conflitto tra i lavoratori del circuito Coop. Ieri lo sciopero all’Ipercoop di Roma, gigantesco centro commerciale e fiore all’occhiello di Unicoop nella capitale, è andato ogni oltre aspettativa. A mobilitare i lavoratori con l’Usb è stata anche la recente notizia di 75 esuberi tra i lavoratori dei centri Unicoop di Roma e Basso Lazio. In Campania è già scattata la decurtazione delle ore di lavoro e la cassa integrazione mentre a Viterbo si è passati ai contratti di solidarietà. Misure che su salari che variano tra i 600, gli 800 e i 1000 euro al mese pesano come macigni.

Lo scontro sindacale si va facendo sempre più duro – come spesso è inevitabile in un settore profondamente deregolamentato come la distribuzione e la logistica – e la direzione della Unicoop sta cercando di ostacolare con ogni mezzo l’azione e l’agibilità sindacale dell’Usb. Adesso poi che l’universo Lega delle Cooperative esprime addirittura il ministro del Lavoro del governo Renzi – Poletti – non è difficile immaginare che le vertenze nel mondo della Coop si faranno più dure per i diritti dei lavoratori e significative delle nuove relazioni sindacali.

Il braccio di ferro sindacale tra Usb e Unicoop ha visto intanto il sindacato vincere un mese fa a Firenze il contenzioso, e la Unicoop è stata condannata dal tribunale per comportamento antisindacale nei confronti della Usb. Il problema della Unicoop è che nelle elezioni delle Rsu, l’Usb ottiene spesso risultati schiaccianti in termini di consenso. Negare l’agibilità sindacale diventa così un problema.

Il sindacato conflittuale infatti cresce in una situazione deteriorata e precarizzata come la distribuzione, dove Cgil Cisl Uil ormai sono più che sindacati aziendali, e le lavoratrici e i lavoratori alla fine lo comprendono benissimo. All’Ipercoop di Roma, ad esempio, nei giorni scorsi una delegata Cgil e diversi iscritti sono usciti e hanno aderito alla Usb proprio a causa dell’atteggiamento dei sindacati ufficiali sullo sciopero.

Emblematica dunque è stata la reazione dell’azienda di fronte alla riuscita dello sciopero di venerdi all’Ipercoop di Roma. I lavoratori riferiscono che è stata addirittura rimossa la bacheca sindacale della Usb mentre nei giorni precedenti la direzione diceva ai lavoratori che lo sciopero proclamato era “illegale” e che andavano incontro a sanzioni. Un atteggiamento che però – alla luce dei risultati dello sciopero – non ha prodotto gli effetti desiderati dall’azienda e che non può aprire la strada ad un ricorso legale per comportamento antisindacale che, come abbiamo visto, è già stato sanzionato dal tribunale di Firenze.

La Unicoop e il suo atteggiamento nelle relazioni sindacali confermano quell’aria da Patto di Palazzo Vidoni (quello del ventennio fascista sul corporativismo) che si respira con la firma del Testo Unico del 10 gennaio. I sindacati e le aziende diventano una stessa cosa e con i medesimi interessi. Ma, ad esempio, la contraddizione tra la bassa retribuzione e gli alti ritmi di lavoro delle lavoratrici e lavoratori Coop con le retribuzioni dei dirigenti e i profitti incassati dall’azienda, difficilmente possono essere ritenuti convergenti. L’Usb ha solo svelato il trucco e, correttamente per un sindacato, si è fatto carico delle esigenze dei lavoratori. Questo spiega i consensi che raccoglie e l’isteria delle ritorsioni aziendali. Fino ad oggi ci sono stati tribunali del lavoro che hanno fatto rispettare le leggi e le tutele. Adesso vogliono togliere le tutele e cambiare le leggi in modo che i tribunali dovranno adeguarsi. A questo servono i “governi amici”?

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1 Commento


  • stefan ladau

    STOP ALLO SFRUTTAMENTO SUL LAVORO NELLE COOPERATIVE

    Sono un lavoratore nel settore della logistica e trasporti, lavoro con una cooperativa da diversi anni, e vi voglio svelare un po’ di aspetti negativi del nostro mondo lavorativo. Ampliati di contratti di lavoro solo sulla carta, ma non applicati mai. E della prepotenza delle persone che guidano questo tipo di società, che nell’atto costitutivo dovranno essere in concordanza con i così detti “soci”.

    Purtroppo tutto è possibile in questo mondo, partendo dal fatto che le società cooperative sono state fondate per uno scopo ben preciso: assicurare ai soci il lavoro, percepire il DIVIDENDUM ( cosa che ormai i soci operai non ricevono più, mentre chi gestisce la cooperativa si arricchisce sulle spalle degli operai), beni di consumo o servizi a condizioni migliori di quelle che otterrebbero dal libero mercato. Adesso invece funziona tutto al contrario. Secondo Voi non sarebbe ora di cambiare mentalità e cercare di rivedere questo tipo di gestione ???????

    Si persegue l’interesse personale a discapito dell’interesse comune: paga bassa, numero maggiore di ore lavorate dalla stessa persona, straordinari pagati in nero, bilancio contabile contraffatto e decisioni amministrative prese per interesse loro, non per l’interesse comune.

    Le differenze contrattuali tra una ditta e una cooperativa sono grandissime, come se nella ditta lavorassero esseri umani e nelle cooperative chissà chi, spiegatelo voi. Le leggi e contratti passano dalle vostre mani e vorrei spiegarvi un po’ di cose. Il lavoro nelle cooperative in questo momento è la peggiore prestazione lavorativa che esista.

    Partiamo dal contratto di facchinaggio: siamo veramente fieri di essere facchini del ventunesimo secolo, bellissimo nome tra l’altro, al posto di magazziniere, movimento merci o tanti altri.

    Sempre in relazione ai contratti, ci sono giochini con contratti a tempo determinato, che ingannano le persone, facendole sperare in un contratto a tempo indeterminato che se non sei raccomandato non va sempre a buon fine. Contratti part time di 120 ore e le altre in nero, ma per trasparenza fanno bonifici bancari per le somme guadagnate in nero per giustificare i loro movimenti.

    Ma perché inventano di tutto quando non sono mai controllati? A nessuno interessa se siamo pagati meno rispetto al CCNL. Senza aggiornamenti di paghe orari, scatti di anzianità e se c’è qualche aumento minimo, trovano una scusa come “apporto contributo sociale” trattenuto direttamente nella busta paga per la trasparenza e per quando, forse, ci saranno problemi giuridici o controlli.

    Nel CCNL sono obbligatorie 160 ore ordinarie, nel nostro sistema è obbligatorio solo quando hanno bisogno loro e siamo a disposizione della società cooperativa anche quando ti lasciano a casa per la mancanza di disponibilità di un sabato o una domenica.

    Per portare a casa uno stipendio di 1600-1700 euro un facchino deve lavorare minimo 260 ore, una parte in busta paga e il resto giustificato su diverse voci.

    Non siamo contenti per tutti questi soldi? Lo penserete di sicuro, soldi che per un politico sono spiccioli ricevuti dai nostri versamenti verso lo Stato e dalle nostre imposte e contributi. Sapete cosa vuol dire svegliarsi alle 5 del mattino, guidare per ore per arrivare sul posto di lavoro, lavorare per 11 ore (a volte in condizioni pietose), tornare a casa guidando ancora per ore, da lunedì al sabato e anche alla DOMENICA?

    Ho detto lavorare, non viaggiare o essere seduto in poltrona… la vostra replica sarà: “Meno male che guadagnate quei soldi!”. Peccato che secondo il CCNL li dovremo guadagnare con 180 ore, che sarebbe più giusto e benefico anche per la nostra salute.

    Parlando della salute, non hai diritto di ammalarti, il primo motivo è perché ti fanno i dispetti quando rientri dalla malattia e il secondo perché non sei pagato primi 3 giorni… ma le cure mediche non sono gratis.

    Questa e altra parte della trasparenza offerta dalle società cooperativa insieme con lo stato per migliorare livello di vita dei facchini, in seguito, per raccogliere le tasse e contributi, arricchire lo stato e i politici.

    Contributi che sicuramente non arriveremo mai più ad usufruire, visto che l’età di pensionamento si allunga ancora e poi la pensione finale e più piccola di quella sociale.

    Le cose “trasparenti” le abbiamo viste, ma nell’ oscurità cosa troviamo? Troviamo qualcosa che non si vede e non può essere dimostrato davanti a nessuno. Solo Dio sa ciò che le società cooperative ti offrono tanto volentieri e in abbondanza, ogni giorno:

    – prima di tutto, mi ripeto, orari forzati (anche dalla necessità del lavoratore per portare a casa uno stipendio decente) in base alla necessità della società. Normalmente differenziati in base alla RACCOMANDAZIONE.

    – l’obbligo di lavorare sabato e domenica mascherato da una “richiesta cortese” da parte del responsabile

    – arroganza e maleducazione da parte dei capi insieme a prepotenza e toni di voce elevati

    – umiliazioni continue sul modo di lavorare e di essere

    – “scherzi” razziali

    – retribuzione straordinaria più bassa della tariffa ordinaria

    – festività non pagate

    – festività e domeniche (quando si lavora) pagate come gli straordinari normali… ovviamente tutto in nero, con bonifico bancario

    – buoni pasti detratti dagli straordinari

    – tredicesima e quattordicesima inclusa nella tariffa oraria, troppo basse in confronto con CCNL

    – mancanza di gruppi sanitari, di mense o sala mensa e se ci sono le troviamo in condizioni precarie

    – tanti DOVERI e pochi DIRITTI

    – discrepanze tra la paga oraria dovuta (in base al CCNL) e la paga erogata

    – l’impossibilità di fare carriera (dovuta al fatto che i capi sono tutti parenti e futuri capi saranno raccomandati da loro)

    – pressapochismo e bassa qualità

    – spostamenti frequenti da un magazzino all’altro per dispetto, più lontani dal domicilio, senza rimborso spese o trasferta pagata

    – trasferte finanziate di tasca propria e poi rimborsate meno di quanto dovuto o niente, con la scusa di necessità o crisi

    – il fatto che siamo pagati per fare e non per pensare, amplifica lo stato di stress e il pericolo di deteriorare la salute psichica e fisica dei lavoratori.

    Questa non è solo l’attitudine della società cooperativa, ma anche delle ditte appaltatrici che ci trattano in base a quello che siamo, cioè la parte più bassa dell’umanità i “FACCHINI”. Le differenze sono notevoli ad occhio nudo e a volte c’e più ignoranza e arroganza da parte della ditta.

    In conclusione, a parte il fatto che ci sono ancora tanti aspetti negativi, vorrei sottolineare di riguardare con la massima attenzione questi problemi. Vogliamo dimostrare a tutti coloro che lavoreranno per “future” cooperative che tutti i diritti ben stipulati nei CCNL non sono mai applicati interamente. Che alla guida dell’Italia ci sono esseri umani con cuore e cervello, che ce la mettono tutta per avere un tenore di vita migliore per tutti, non solo per loro.

    Non nascondetevi dietro a leggi e decreti precisi e complessi, ma in pratica mai applicati. Fate qualcosa almeno nel tempo libero, se nel resto del tempo siete occupati con problemi più importanti.

    Ricordatevi che ci sono milioni di persone che aspettano il vostro intervento, nella speranza che si risolverà tutto al più presto, colgo l’occasione per porgervi i miei cordiali saluti.

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