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Basta chiacchiere e promesse. Abolizione della buona scuola e assunzioni subito

Mentre le maestre diplomate proseguono le proteste per mantenere i loro posti di lavoro e migliaia di precari della scuola ATA e docenti rimangono in attesa della dovuta stabilizzazione, alla fine dell’anno scolastico l’agenda politica accenna anche alla scuola in qualche articolo di stampa o in contratti di governo più o meno fantasiosi.

Non si intravedono in queste esternazioni delle esplicite parole di impegno circa l’abolizione della “buona scuola” renziana né il ripristino delle ore tagliate dal ministro Gelmini. Alla scuola pubblica italiana non serve una nuova riforma bensì l’abolizione di quelle varate dai precedenti governi di destra e di sinistra; non serve un controllo dell’alternanza scuola lavoro ma l’abolizione di questo istituto che ruba ore alla didattica per addestrare al lavoro precario, flessibile e privo di qualunque tutela; non serve solidarietà di facciata sui temi emergenziali del precariato bensì l’applicazione del principio per cui dopo 36 mesi di servizio si ha diritto all’assunzione; non serve un concorso pletorico se gli organici rimangono sempre ridotti per un principio di risparmio economico sulla pelle dei precari e dei docenti immobilizzati.

Alla scuola pubblica statale occorrono investimenti seri e strutturali per garantire sicurezza e didattica a partire dall’applicazione del principio costituzionale dell’articolo 33, eliminando tutte le forme di finanziamento (nazionali, regionali e comunali) alle scuole private.

Chi interviene nel dibattito politico parlando di scuola pubblica statale, con promesse più o meno solenni, ci spieghi come potrà realizzare una scuola di qualità con nuovi investimenti se permangono i vincoli imposti dai trattati europei, servilmente inseriti persino nella nostra Costituzione all’articolo 81, l’obbligo di pareggio di bilancio, che ci impedisce di costruire e realizzare lo Stato Sociale sul quale la Repubblica Italiana è basata.

Sapendo che le promesse non possono diventare fatti senza l’abrogazione di questo vincolo, USB Scuola è attiva nella raccolta delle firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per cancellare il pareggio di bilancio dalla Costituzione e per rimettere al giudizio dei cittadini i trattati internazionali, al fine di restituire equi finanziamenti ai servizi pubblici e dignità e rispetto ai lavoratori pubblici e ai cittadini tutti. In ogni città ci saranno banchetti e in ogni federazione e sede sindacale i delegati continueranno a raccogliere le firme per consentire agli italiani di esprimersi su vincoli economici che non hanno scelto e che hanno ricadute tanto gravi sulla gestione e l’erogazione dei servizi pubblici.

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