Quello che è accaduto oggi a distanza di solo un mese e mezzo dall’ultimo incidente mortale nello stabilimento siderurgico tarantino, peraltro con evidenti elementi comuni, mostra la fatiscenza degli impianti sui quali non si interviene in maniera efficace da tempo ormai.
Una situazione di estrema precarietà e quindi di insicurezza che espone quotidianamente a rischio la vita dei lavoratori che ancora si avvicendano nella fabbrica.
“Questa volta a perdere la vita è stato Loris Costantino, giovane operaio dell’appalto, anello debole della catena e iscritto al nostro sindacato” scrive Usb in un comunicato.
Il 12 gennaio un altro operaio dello stabilimento ex Ilva di Taranto, era morto dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell’impianto, era impegnato nelle attività di controllo delle valvole al convertitore 3 dell’acciaieria 2.
L’operaio, Claudio Salamida, 46 anni, di Putignano (Bari), ha lasciato la moglie e un figlio piccolo,
Nello stabilimento tarantino è partito subito lo sciopero di 24 ore convocato da tutti i sindacati, una protesta che sta montando anche negli altri stabilimenti di Acciaierie d’Italia.
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