Posso dire quel che penso su chi firma contratti sulla base dell’inflazione programmata in questo periodo?
È vergognoso, anzi criminale, che ci si presti a mantenere una politica salariale demenziale e pauperistica mentre tutti gli indicatori e le previsioni economiche danno per certa una forte ripresa dell’inflazione dovuta alle conseguenze della guerra all’Iran.
Non c’è un centro studi, di qualsiasi provenienza, che non abbia confermato l’enorme perdita del potere d’acquisto dei salari che ha portato l’Italia agli ultimi posti in Europa.
Non c’è chi non veda come questo sia stato possibile solo grazie agli accordi, ai protocolli, ai patti sottoscritti negli anni tra Governi, Confindustria e Cgil Cisl Uil che hanno dato colpi mortali alla contrattazione e all’adeguamento automatico dei salari attraverso la scala mobile.
Il minimo della decenza, in una simile situazione, sarebbe denunciare tutti gli accordi che nel tempo hanno fatto arretrare salari e pensioni, a cominciare dagli accordi di luglio ’92 e ’93, hanno introdotto il sistema europeo dell’IPCA che sottrae dal conteggio dell’inflazione gli aumenti dovuti ai prodotti energetici importati, cioè gas e petrolio, che oggi più che mai determinano l’aumento esponenziale di tutti prezzi, dai trasporti ai beni di prima necessità.
E invece di rialzare la testa e pretendere politiche economiche a difesa del potere d’acquisto dei lavoratori e per redistribuire la ricchezza prodotta, firmano oggi contratti sulla scorta di previsioni di inflazione stabiliti a prescindere dalla drammatica realtà determinata dalla guerra e da cui realisticamente difficilmente si potrà tornare indietro.
Definirla una vergogna è poco! Se poi, come fa la Cgil, cercano di accreditarsi come antagonisti ai king e alle destre mentre firmano schifezze come i nuovi contratti della scuola e poi gli altri in scadenza, allora non basta l’indignazione, serve togliergli la penna e organizzare la risposta.
*Usb
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