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Glovo: tanto rumore per nulla

A distanza di giorni dagli annunci trionfalistici di Glovo sull’aumento delle tariffe, la realtà che emerge dalle decine di screenshot e segnalazioni che stiamo raccogliendo dai rider racconta una storia molto diversa.

Per chi lavora ogni giorno sulla piattaforma è cambiato poco o nulla. Le consegne continuano a essere pagate pochi euro e i compensi reali restano estremamente bassi. Al di là della propaganda aziendale e dei titoli di giornale, i rider continuano a confrontarsi con entrate insufficienti a garantire condizioni di vita dignitose.

Lo avevamo già detto e i fatti lo stanno confermando: l’aumento annunciato da Glovo sono solo briciole e non modifica il meccanismo di sfruttamento che caratterizza il lavoro sulle piattaforme. Il tempo di attesa continua a non essere retribuito, non esiste una paga oraria garantita e il compenso resta legato a un sistema di cottimo determinato dall’algoritmo.

A questo si aggiunge un elemento che troppo spesso viene dimenticato. Tutte le spese necessarie per lavorare continuano a gravare sui rider: biciclette, scooter, telefoni, connessioni dati, manutenzione dei mezzi, carburante, assicurazioni e costi legati alla sicurezza.

Mentre il costo della vita cresce e l’inflazione degli ultimi anni ha eroso pesantemente il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori, le tariffe restano sostanzialmente ferme a livelli incompatibili con una retribuzione dignitosa.

Per questo l’aumento annunciato da Glovo appare per quello che è: una manciata di briciole che non modifica la condizione materiale dei rider, non supera il modello del cottimo e non mette in discussione un sistema che continua a scaricare rischi e costi sui lavoratori.

Non è cambiata la sostanza. Non è cambiata la condizione di chi lavora. Non è cambiato quel modello che da anni denunciamo come una forma di caporalato metropolitano gestito attraverso gli algoritmi.

In questo quadro appare sempre più evidente l’assenza di un intervento concreto da parte del Governo, che continua a non recepire la direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme digitali relativamente alla natura subordinata del lavoro, lasciando così invariato un sistema di sfruttamento che viene di fatto legittimato.

Per USB la soluzione resta una sola: il riconoscimento del lavoro subordinato dei rider all’interno del Ccnl logistica e tutti gli istituti contrattuali connessi, incluso il pieno riconoscimento dei diritti sindacali.

Allo stesso tempo ribadiamo che non accetteremo accordi costruiti senza il coinvolgimento delle organizzazioni che rappresentano realmente i rider. Siamo pronti a dare battaglia contro qualsiasi tentativo di definire il futuro di migliaia di lavoratori senza ascoltare chi da anni organizza le mobilitazioni, segue le vertenze e raccoglie il consenso diretto dei rider.

La mobilitazione continua: per discutere insieme della situazione, delle trattative in corso e delle prossime iniziative, invitiamo tutti i rider a partecipare all’assemblea convocata per oggi, mercoledì 3 giugno alle ore 15.30 presso la sede USB di Milano, in Via Padova 234.

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