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Piacenza. La morte sul lavoro di un corriere, l’ennesimo

Oggi a Piacenza è morto Pasquale Andriotta mentre stava consegnando pacchi per conto di BRT.
Era il suo ultimo giorno di lavoro, non perché stesse per andarsene in pensione, no; perché gli scadeva il contratto precario.

Stamattina era andato a lavorare pur sentendosi male, i suoi colleghi se ne erano accorti e lui aveva confermato, ma…

Il suo sogno, la mezza promessa allettante che gli avevano fatto era quella del contratto a tempo indeterminato, ma …

Il “ma” significava che doveva “comportarsi bene”, non fare il “lavativo” che nel linguaggio padronale significa: “obbedisci! taci! fai quello che ti dico! la consegna dei pacchi dove, come e quando lo dico io viene prima di tutto”.

E allora per non essere scambiato per un “lavativo” Pasquale era partito bello carico di merci anche se non stava bene così gli avrebbero prorogato il contratto precario e poi magari, chissà, forse gli avrebbero pure dato il posto fisso.

E morto in un vicolo del centro storico piacentino.

In Italia abbiamo il primato europeo di incidenti e morti sul lavoro, ma i padroni (quelli che ti ridacchiano in faccia se li chiami così perché loro si definiscono “datori di lavoro” o “imprenditori”) e i sindacati al loro servizio siglano contratti nazionali e accordi aziendali il cui unico obiettivo è bastonare i “lavativi”, quelli che fanno malattia.

Nel Contratto nazionale della logistica tutti questi signori si sono accordati per portare il numero di contratti precari (si chiama “contingentamento”) rispetto quelli a tempo indeterminato dal 35% al 41% e anche oltre nel caso delle start up; se ci si ammala in un giorno precedente o successivo ad uno festivo si finisce per non aver pagata la malattia, si fanno accordi regionali e aziendali (tagliando rigorosamente fuori sindacati di classe e conflittuali come USB) dove i premi di risultato mediamente penalizzano le assenze per malattia pagando lo 0 (zero)% se c’è un tasso di morbilità pari all’8 (otto)% (tradotto in italiano ti fregano il 92% medio di lavoro).

A quelli che oggi piangono chi viene ucciso sul lavoro è doveroso lanciare una sfida: se volete sottrarre i lavoratori dal ricatto del lavoro versus sicurezza siete pronti a stracciare le firme che ampliano la precarietà/ricattabilità? Siete pronti a stracciare le firme che penalizzano la malattia costringendo la presenza al lavoro anche in condizioni precarie per non perdere quote consistenti di salario?

Diamo alle parole un senso: chi produce ricchezza non va chiamato “lavativo”, chi ricatta per estorcere profitto è uno “sfruttatore”, chi pensa che tutto ciò sia normale o ineluttabile è “colluso”.
È il momento di cambiare perché si deve e si può.

* Usb Logistica

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