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Gli agricoltori si confrontano in piazza, verso lo sciopero del 30 ottobre

La quotidiana assemblea che da sabato anima Piazza Maricarmen a Roma (così è stata ribattezzata Piazza dei Cinquecento), ha visto ieri una partecipata assemblea con gli agricoltori in lotta da giorni, insieme a cittadini, studenti, lavoratori, esponenti del movimento del diritto all’abitare, rappresentanti dell’associazione consumatori A.Ba.Co.

In vista dello sciopero generale del 30 ottobre, vari soggetti sociali si sono confrontati nell’iniziativa promossa dall’USB a sostegno e in collaborazione con gli agricoltori che in queste settimane si stanno mobilitando in diverse parti del paese per denunciare la crisi economica causata dal caro carburante, una questione che sta incidendo sostanzialmente sulle capacità produttive sia degli agricoltori che degli autotrasportatori.

Quali sono le richieste degli agricoltori? In primo luogo l’immediato azzeramento delle accise sul gasolio agricolo, ma ci sono poi altre questioni che potremmo definire strutturali come il blocco delle chiusure forzate e degli espropri delle aziende agricole; la separazione dell’agroindustria dall’agricoltura italiana che produce; il rispetto degli obblighi di legge contro le vendite sleali sottocosto; l’attribuzione per legge, a garanzia della sovranità alimentare, della funzione di pubblica utilità prevalente all’agricoltura; la fornitura prioritaria alle mense pubbliche italiane di prodotti italiani; il divieto di devastare i nostri campi con i nuovi OGM imposti dall’UE.

 

Nella assemblea in piazza, si sono potuti ascoltare gli interventi dei produttori locali provenienti dal Lazio, dalla Toscana, dalla Campania e dalla Sardegna, i quali hanno denunciato come le diverse produzioni agricole – grano, pomodori, latte, olio di oliva – sono messe sotto scacco dalle politiche dell’Unione Europea che ha aperto ai mercati internazionali senza alcuna garanzia di salubrità dei prodotti, determinando così i prezzi dei prodotti agricoli non dalle lavorazioni sui campi ma dagli accordi presi nei mercati dei futures finanziari globali, e trattati nelle borse di Amsterdam e Parigi.

La preponderante influenza dell’agroindustria e della Grande Distribuzione Organizzata ha di fatto avvelenato il mercato agricolo tradizionale, costringendo i produttori locali a vendere sottocosto il grano, l’olio, i pomodori, il latte di fatto impoverendo il sistema agricolo italiano.

Non contenti dello sfruttamento dei produttori, che causa anche abbassamento dei salari per i braccianti, le aziende dell’agroindustria e della Grande Distribuzione sono del tutto incuranti anche dell’aumento del carburante (e di conseguenza di tutto ciò che ruota intorno alla produzione agricola, in primo luogo i fertilizzanti) e scaricano sui cittadini l’ aumento dei prezzi al consumo, aumentando notevolmente la speculazione finanziaria sulla produzione del cibo.

L’assemblea di ieri ha aperto, anche per l’USB, il confronto con settori della produzione, agricoltori ed autotrasportatori colpiti duramente dall’economia di guerra, così come lo è ormai tutto il mondo del lavoro, dall’industria al commercio, dal terziario al turismo, dai dipendenti del pubblico impiego agli inquilini.

La forte crisi economica dovuta dall’aumento dei costi energetici causati dalle guerre, sta portando non solo l’Italia ma tutta l’Europa ad un peggioramento strutturale delle condizioni di vita delle popolazioni europee e contestualmente ad un aumento delle spese militari.

L’Usb ha fatto appello a tutti i presenti per la costruzione di un fronte unico contro le scelte economiche non solo di questo governo ma anche dell’Unione Europea, e in Italia anche dei governi del passato, invitando tutte le categorie presenti ad unirsi alla giornata di sciopero generale proclamato per il 30 ottobre in tutto il paese.

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