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Roma. Oggi la sentenza sull’omicidio Aldrovandi

I famigliari di Federico Aldrovandi, lo studente 18enne ucciso a Ferrara la sera del 25 settembre del 2005 durante un controllo di Polizia sono, da questa mattina, in Cassazione a Roma per assistere al processo che metterà definitivamente la parola fine alla terribile vicenda accaduta al figlio. Almeno dal punto di vista giudiziario. All’udienza non ha potuto partecipare Patrizia Moretti, la madre del ragazzo, e lei stessa ha spiegato perché sul suo profilo facebook: “Mi rivolgo a tutte le persone che ci sono vicine per la sentenza definitiva. Ho un problema di salute che mi impedisce di essere a Roma il 21 giugno. (…) Vi chiedo aiuto. Vi chiedo di tenere per mano Federico”. 

In aula tanti parenti e tantissimi amici del giovane ucciso per “l’eccesso colposo nell’utilizzo della forza da parte dei 4 poliziotti sotto processo” (questa la formulazione che ha portato alla condanna di 4 agenti di PS in primo grado e poi in appello). In aula questa mattina c’era anche il papà del tifoso della Lazio Gabriele Sandri assassinato con un colpo di pistola sparato dall’agente Spaccarotella. Il papà di ‘Gabbo’ è venuto a portare la sua solidarietà a Lino Aldrovandi che si è più volte commosso mentre il pg Mazzotta ricostruiva la dinamica dei fatti e chiedeva la conferma della condanna dei responsabili. “Il pg –dice in lacrime ai giornalisti Lino Aldrovandi- ha fatto una ricostruzione perfetta dei fatti. Noi invochiamo soltanto la giustizia per nostro figlio, le persone si condannano con gli atti processuali”. Il procuratore generale della Cassazione, Gabriele Mazzotta, ha parlato a lungo, sollecitando ai giudici della IV sezione penale il rigetto dei ricorsi presentati dai legali di Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, e quindi la conferma delle condanne a 3 anni e 6 mesi di reclusione per i 4 agenti, tuttora in servizio. Ci racconta dall’aula Adriano Chiarelli: “All’udienza sono presenti solo due dei poliziotti imputati, Pontani e Pollaltri, gli altri non si sono presentati. A difenderli una consistente squadra di avvocati, tra i quali il notissimo parlamentare del Pdl Stefano Ghedini, difensore di Silvio Berlusconi, che assiste la Segatto. I legali della difesa hanno basato le loro richieste esclusivamente su eccezioni di forma e presunti vizi di procedura, senza avanzare ricorsi sostanziali. Alcuni hanno provato a spiegare che la morte del ragazzo era stato provocata dall’assunzione di droghe da parte di Federico e non dalle percosse ricevute dagli agenti. Ma Mazzotta ha smontato una per una le eccezioni e le ricostruzioni fantasiose avanzate dai difensori ricostruendo fedelmente ed efficacemente la dinamica dei fatti”.
“I poliziotti – – ha evidenziato il Pg nella sua requisitoria di questa mattina – non avevano davanti un mostro, hanno agito come schegge impazzite avventandosi in quattro contro un ragazzo solo. Le condotte assunte dimostrano un grave deficit di diligenza e di regole precauzionali. L’agire dei poliziotti ha trasceso i limiti consentiti”. Mazzotta ha anche condannato i depistaggi messi in atto dai quattro agenti: “Si voleva fare passare la tesi che Federico Aldrovandi fosse morto in conseguenza dell’assunzione di stupefacenti. E invece -ha sottolineato il Pg –  la causa della morte è derivato dal trauma del torace chiuso. Aldrovandi é stato percosso e su di lui sono state esercitate anomale pressioni sul torace, provocandone la morte. In quattro contro uno solo si sono avventati su di lui con una cooperazione colposa. Aldrovandi ha semplicemente tentato di difendersi sferrando un calcio che non é nemmeno andato a segno”.

La sentenza è attesa nel tardo pomeriggio di oggi.

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