C’è un caso a Cosenza che merita di essere approfondito. Un noto giornalista locale, Gabriele Carchidi, viene fermato da una volante della polizia mentre sta passeggiando. Alla richiesta di esibire i documenti chiede il perché. A quel punto gli agenti lo spingono e lo schiacciano brutalmente a terra. Il tutto viene ripreso da un video di un persona dal balcone e mostra una dinamica piuttosto pesante del fermo.
Per essersi rifiutato di esibire il suo documento d’identità Carchidi rischia fino a un mese di reclusione. Il giornalista, però, viene accusato anche di resistenza a pubblico ufficiale, un reato ben più grave ma che il giornalista respinge affermando di non aver opposto alcuna resistenza, anzi di non averne proprio avuto la possibilità vista la repentinità dell’intervento dei poliziotti.
Ma per capire cosa sia accaduto occorre saperne qualcosa di più. Da tempo Carchidi in alcuni articoli sul suo blog Iacchitè, aveva mosso dure accuse alla polizia di Cosenza. Il suo giornale ha denunciato una presunta e misteriosa sparizione di cocaina sequestrata agli spacciatori dai locali della Questura, della presunta scomparsa di denaro sottratto ai parcheggiatori abusivi dal cassetto di un dirigente di polizia. “Abbiamo parlato anche dei furti negli uffici. Abbiamo scritto di poliziotti che ricattavano il capo della Mobile, e molto altro”, spiega Carchidi al giornale online Fanpage.
Segue poi la sua ricostruzione dei fatti pubblicato sulla testata giornalistica il cui direttore risulta essere tra quelli spiati con il sistema israeliano Paragon venduto agli apparati di sicurezza italiani e sul quale è aperta una inchiesta.
Carchidi sta camminando quando viene incrociato da una volante della polizia sulla via degli Stadi, a Cosenza. L’agente alla guida ferma l’auto e insieme al collega – un uomo – interrompono la passeggiata del giornalista. “Mi chiedono i documenti. Rispondo: ‘E perché mai dovrei darvi i miei documenti? Cosa ho fatto di male? Sto semplicemente facendo una camminata’. Apriti cielo: il poliziotto mi strattona, poi mi sbatte contro l’auto, mentre la sua collega chiama un’altra volante, che arriva immediatamente a sirene spiegate. Io non alzo un dito, visto quello che sta accadendo penso anche che gli mostrerò subito la mia carta d’identità senza problemi, ma non mi danno neanche tempo e modo di farlo. Iniziano a picchiarmi, io mi proteggo come posso poi vengo caricato e trasportato in caserma. Per fortuna qualcuno, che non finirò mai di ringraziare, ha documentato tutto dal balcone di una casa con il cellulare. Guardate quelle immagini. Sembra di vedere i poliziotti americani che nel 2020 uccisero George Floyd a Minneapolis”.
Il giornalista non intende passare sopra quanto accaduto: “Li vado a denunciare per abuso di potere, per aggressione, per tutto quello che mi hanno fatto. E vedremo se il Tribunale deciderà di archiviare tutto”.
La Questura di Cosenza ha diramato una nota sulla vicenda nella quale scrive che “In riferimento alle notizie di stampa circa un servizio di controllo del territorio di sabato scorso nel quartiere ‘San Vito’, si precisa che, nell’ambito dell’attività effettuata, il personale dell’Ufficio volanti ha ritenuto di identificare un cittadino che, assumendo una posizione ostile, rifiutava di declinare le proprie generalità”. “La resistenza opposta dalla persona oggetto del controllo – si aggiunge nel comunicato della Questura – ha reso necessario utilizzare le standardizzate procedure di contenimento per accompagnare il soggetto in Questura al fine di completare l’accertamento. Tutti gli atti redatti dal personale operante, compreso il materiale video pubblicato dall’interessato, sono stati già trasmessi alla Procura della Repubblica per consentire una compiuta ed esaustiva ricostruzione dei fatti”.
La parola adesso spetta alla Procura di Cosenza. Ma l’episodio, nei presupposti e nella dinamica, appare molto più che inquietante.
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Bruno
veramente lui stesso ha detto in una intervista di NON AVER VOLUTO dare i documenti. inoltre ha chiesto agli agenti “quando sarebbe finita la cretinata”.
non che sia giusto un eventuale pestaggio. ma il tipo ragione non ha.
Giovanni
Due anni e mezzo di questo governo non paiono un po’ troppi a quella opposizione da operetta che sta in Parlamento?
Pasquale
Si chiamano abusi. E il governo, primo mandante con le leggi che emana, fino agli esecutori materiali, sono picchiatori fascisti.