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Italia. Anche l’ingegnere voleva il figlio dottore. I bassi salari degli altamente specializzati

Qualche anno fa, in uno dei servizi di una trasmissione di Santoro, venivano intervistati alcuni ingegneri dello stabilimento della multinazionale statunitense Motorola in Italia. In quel momento stavano facendo i conti con il licenziamento, ma quello che emergeva nelle interviste era anche il fatto che degli ingegneri ricevevano uno stipendio di 1.300 euro al mese.  Insomma,  in tempi di bassi e bassissimi salari come questi qualcuno potrebbe anche dire: magari!! Eppure stiamo parlando di stipendi per tecnici altamente specializzati e dipendenti di una multinazionale di prodotti ad alta tecnologia. Dunque stipendi del tutto sottovalorizzati rispetto al valore aggiunto e alla conoscenza che quei tecnici apportano al processo produttivo. 

Poche settimane fa si è saputo invece di un depliant ufficiale del governo italiano, diffuso per attirare gli investimenti esteri nel nostro paese, che decantava proprio questo aspetto: in Italia gli ingegneri costano molto meno che negli altri paesi, per cui siamo un “sacco più competitivi”. Nell’opuscolo approntato dal Ministero dello Sviluppo Economico si legge che “Un ingegnere in Italia guadagna mediamente in un anno 38.500 euro, mentre in altri Paesi lo stesso profilo ha una retribuzione media di 48.500 euro l’anno”. Più in generale, precisa il ministero, “I costi del lavoro in Italia sono ben al di sotto dei competitor come Francia e Germania. Inoltre, la crescita del costo del lavoro nell’ultimo triennio (2012-14) è la più bassa rispetto a quelle registrate nell’Eurozona (+1,2% contro +1,7)”.

Eppure la ignominia di una situazione che il governo ha erto a modello attraente, non un fenomeno recente né legato all’acutizzazione della crisi nel 2009. Adesso è arrivato uno studio del famigerato Istituto Bruegel  – un think thank di cui è membro anche Mario Monti – a certificare proprio il crollo delle remunerazioni per i lavoratori ad alta qualificazione nel nostro Paese, ma dal 1995 ai giorni nostri cioè dagli anni dell’entrata in vigore del Trattato di Maastricht e del suo impatto sulle scelte economiche e salariali. Un fenomeno condiviso soltanto dalla Spagna tra i grandi Paesi avanzati. È cresciuta di poco soltanto la busta paga della fascia media di mercato, mentre anche i lavoratori a basso valore aggiunto (facchino, cameriere) sono scesi al confronto con il 1995.

Più sotto troverete delle tabelle comparative tra i salari in Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna di figure altamente specializzate nei processi produttivi. Vedendo questi raffronti,  qualsiasi genitore  che non sia l’ex Ragioniere dello Stato Monorchio o l’ex ministro Lunardi (i cui figlioli ingegneri sono stati inquisiti dalla magistratura), e vedendo i figli magari sgobbare sui libri per diventare ingegnere o programmatore, sarebbe sfiorato dall’atroce dubbio di consigliarlo con un:  “vai a rubare figlio mio che è meglio!”. Ma sarebbe una sconfitta, per il giovane, per il genitore e per l’emancipazione del paese. Meglio tirare fuori i denti e riempire di calci nel culo i tecnocrati hanno stilato l’opuscolo del ministero, i manager delle multinazionali che sottopagano i loro dipendenti e i tecnocrati di Bruxelles che definiscono tutto questo competitività.

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1 Commento


  • Davide

    Sono d'accordo, ma con stivali a punta.

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