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Vivi, compra, muori. I monopoli della grande distribuzione dentro la crisi

La grande distribuzione come la logistica, si vanno affermando come vettori strategici dell'organizzazione capitalistica della società. Nell'epoca in cui la circolazione delle merci assume una valenza equivalente e talvolta superiore alla loro produzione (ormai ampiamente in eccesso e distribuita su filiere internazionali), la lotta tra i monopoli della grande distribuzione diventa feroce come quella tra coloro che le merci le producono.

Incentivare i consumi e consentire che crescano con capillarità e velocità crescenti, è l'obiettivo su cui si sono concentrate e organizzate multinazionali e filiere che spesso intervengono anche per modificare abitudini consolidate. Il rito della spesa settimanale al supermercato o dei saldi di fine stagione, gioia e delizia per milioni di famiglie, potrebbe non essere più il parametro su cui organizzare i grandi centri commerciali, gli orari di lavoro di chi vi opera (sempre più stressanti e totali) e quelli della vita sociale.

L'entrata in campo potente del commercio online ( o e-commerce) impone catene distributive fondate sulla logistica e i trasporti necessari per ridurre lo spazio attraverso il tempo, spesso rendendo obsoleti e svantaggiosi sul piano dei prezzi i classici supermercati, le catene commerciali, i grandi centri dello shopping che hanno sostituito piazze e mercati rionali come luoghi della socialità, degli scambi e dei commerci.

Secondo un rapporto curato dal centro di consulenze per gli affari Deloitte sintetizzato oggi dal Sole 24 Ore, il motore dei consumi si sta spostando velocemente dalle catene tradizionali basate su negozi fisici ai venditori online.

Amazon, il più grande centro di commercio online al mondo, ha un fatturato di 79,3 miliardi di dollari e ha registrato un aumento di oltre il 13% nel 2015. Amazon ha superato la tedesca Metro tra le prime dieci società mondiali della distribuzione. In testa alla classifica c'è ancora il gigante statunitense Wall Mart seguito sempre dalle statunitensi Cotsco e The Kroger. In fondo alla classifica delle top ten, prima della new entry Amazon resistono la britannica Tesco (81 mld), il gigante del disconut tedesco Aldi (82 miliardi) e la francese Carrefour (84,8 miliardi).

Nel complesso, il fatturato globale dei 250 più grandi monopoli mondiali della distribuzione, ha raggiunto nel periodo (compreso tra luglio 2015 e giugno 2016) i 4.308 miliardi di dollari, +5,2%. Tra le prime cinquanta società della grande distribuzione, 40 sono nell'e-commerce.

Le società della grande distribuzione italiane sono assai distanti da questi livelli di fatturato. Nella classifica mondiale Coop e Conad hanno perso una decina di posizioni, collocandosi rispettivamente al 76° e 77° posto. Non va meglio la concorrente storica Esselunga che è passata dalla 121esima posizione alla 125esima. Migliorano invece i risultati del discount Eurospin, che ha guadagna ben 26 posizioni, salendo al 188esimo posto.

Il crollo dei consumi dovuti al crollo dei redditi e dei salari, fa da contesto strutturale a questa situazione di concorrenza totale tra i grandi monopoli della distribuzione. Le uniche idee che immettono sul mercato non sono affatto innovative: sono capaci solo di stressare il fattore lavoro, sia in termini di orari allucinanti che di bassi salari. Un capitalismo da bottegai, nonostante le dimensioni.

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