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Il “Recovery Fund” è una foglia di fico

Mentre si squarcia il velo di ipocrisia costruito intorno alle misure contenute nel pacchetto europeo (BEI e SURE),  e in particolare crollano le menzogne sulla presunta mancanza di condizionalità del cd Fondo salva Stati o MES, ben più nebulosa è la natura del Recovery Found al quale il governo italiano attribuirebbe un effetto quasi taumaturgico.

Parlare del RECOVERY FUND  non è semplice perché si tratta di un oggetto volutamente misterioso che dovrebbe essere approfondito dalla Commissione Europea ma che, ad oggi, si caratterizza per la sua vaghezza e la sua indeterminatezza.

E allora per capirci qualcosa in più (o meglio in meno) affidiamoci al passaggio che il Presidente del Consiglio Europeo ha dedicato al fondo “Abbiamo inoltre convenuto di lavorare per la creazione di un fondo per la ripresa, che è necessario e urgente. Il fondo dovrà essere di entità adeguata, mirato ai settori e alle aree geografiche dell’Europa maggiormente colpiti e destinato a far fronte a questa crisi senza precedenti. Abbiamo pertanto incaricato la Commissione di analizzare le esigenze esatte e di presentare con urgenza una proposta all’altezza della sfida che ci troviamo ad affrontare. La proposta della Commissione dovrebbe chiarire il nesso con il QFP, che in ogni caso dovrà essere adeguato per affrontare l’attuale crisi e le relative conseguenze”.

Si tratta di un fondo del quale, quindi, non si conosce:

il quantum ovvero il volume complessivo delle risorse (si parla per l’Italia di 50 miliardi in 2 anni);

il quandom, poiché vi deve lavorare la Commissione ma, nella migliore delle ipotesi, non vedrebbe la luce prima del 2021 mentre la crisi sta già seminando miseria e perdita di posti di lavoro;

la composizione ovvero se si tratterà di prestiti o erogazione a fondo perduto. Ma immaginare che  la Germania e i suoi accoliti acconsentano a quest’ultima ipotesi vuol dire vivere nel paese delle meraviglie, mentre è decisamente più attinente alla realtà che alla fine questo strumento venga agganciato dal punto di vista normativo all’articolo 122 del TFUE che si riferisce all’ assistenza finanziaria subordinata al rispetto di determinate condizioni;

la modalità di erogazione ovvero i criteri di distribuzione e se pure le risorse dovessero essere attribuite ai singoli Stati difficile non pensare ad eventuali condizionalità che verranno imposte.

Infine il richiamo al finanziamento tramite il bilancio europeo pone due ordini di problemi:

  • la tempistica: per 1 anno si è discusso di qualche punto decimale per implementare il quadro finanziario pluriennale senza che si riuscisse a trovare la quadra. Che possa essere trovato un accordo tra paesi che esprimono interessi materiali contrapposti, per mobilitare in tempi brevi risorse ben più consistenti, appare alquanto utopistico;
  • non è chiaro se l’aumento del fondo dovrebbe avvenire con risorse della CE o con un aumento delle quote dei singoli Stati ai quali quindi si richiederebbe un ulteriore sforzo in una fase così così drammatica.

Insomma, il Recovery Found è la classica foglia di fico per mischiare le carte ed occultare la vera direzione delle misure che l’UE sta mettendo in campo e che conducono verso un inasprimento della sorveglianza fiscale sui conti del nostro paese. Come, d’altronde, era ampiamente prevedibile perchè l’assistenza finanziaria nel quadro dei Trattati è sempre subordinata al rispetto di condizioni che, con varie gradazioni, possono condurre fino al modello sperimentato sulla pelle della  popolazione greca.

Riepilogando: i Corona bond non sono mai stati della partita, il BEI e il SURE riguardano prestiti che mobilitano risorse irrisorie, il Recovery found è un oggetto misterioso che, se vedrà la luce, lo farà tardivamente e con modalità che nulla hanno a che fare con la solidarietà o la condivisione dei rischi. Tutto spinge, quindi, verso l’adozione del MES.

E per completare il quadro, il 5 maggio la Corte Costituzionale tedesca potrebbe giudicare il piano della BCE da 750 miliardi incompatibile con la sua Costituzione perché per il volume di titoli da acquistare derogherebbe di fatto alla regola dell’acquisto di bond in proporzione alle dimensioni delle economie nazionali (la cd regola del capital key).

In tal caso la Germania si chiamerebbe fuori e non ci sarebbero più Bund tedeschi da acquistare: di fatto il piano della BCE si trasformerebbe in una sorta di monetizzazione del debito dei paesi meno virtuosi che contrasterebbe con la logica dei trattati.

Salterà quindi il Quantitative easing con effetti traumatici anche sul futuro dell’UE? Probabilmente no, ma non vi è dubbio che la spada di Damocle della pronuncia da parte dei giudici tedeschi contribuisce a spiegare la pressione esercitata a livello europeo per rilanciare il MES come unico strumento anti crisi e la resa incondizionata anche da parte di chi, all’interno della compagine governativa, aveva mostrato una certa resistenza all’adozione del fondo salva Stati.

Al netto delle chiacchiere e dei toni trionfalistici è tutto estremamente chiaro.

*Piattaforma Eurostop

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