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Prodi scopre il “Salario sociale globale”. Ma forse non se n’è accorto

Su questo giornale scrivevo il 21 luglio:

“La Cina dal 2008 utilizza il salario sociale globale di classe come meccanismo di accumulazione, i paesi occidentali lo tagliano sempre più e puntano sulla carta finanziaria, sul capitale produttivo di interesse.

Il primo pone le basi per lo sviluppo delle forze produttive, il secondo le distrugge, fino a farne un deserto produttivo abitato dalla miseria, come nelle metropoli americane.

Gli Usa per stare al passo dovrebbero spendere migliaia di miliardi di dollari per rendere sanità e istruzioni universali, ma al momento il panorama politico non offre questo orizzonte, mentre in Ue si invocano continui tagli.

La proprietà privata ha un gran peso in Cina, ma alcune reminescenze dello Stato sociale socialista vengono sempre più alla ribalta. Non si rinunciano ad esse, anche perché i cinesi sanno che sono la leva della crescita fuori dai ricatti di vari paesi che dominano il mercato mondiale.”

Ebbene oggi è ufficiale. E’ ufficiale, visto che tutta la classe dirigente italiana ascolta Prodi.

In un editoriale per il Messaggero, l’ex primo ministro italiano fornisce un dato che chi, come noi, si informa tramite l’AntiDiplomatico, Marx 21 e Contropiano conosce da tempo.

Romano Prodi scrive che “l’apporto delle esportazioni sul PIl in Cina è passato dal 35% al 17,5%, a causa dell’esplosione del mercato interno, da salari più alti e rivalutazione dello yuan”.

Anticipavo questo in forma di analisi generale su Marx 21 nel 2015, e sulle altre due testate vi anticipavo le ripercussioni nel passaggio citato di luglio.

La reflazione salariale (gli aumenti, per esser chiari) e, aggiungiamo noi, il potenziamento del salario sociale globale di classe hanno contribuito in questi ultimi 12 anni, dalla crisi mondiale del 2008, a reindirizzare la potenza dell’economia cinese verso il mercato interno.

Mentre i concorrenti, invece, si impiccavano senza alternative alla contrazione delle esportazioni, su cui avevano puntato tutto il cambiamento di modello sociale (il “mercantilismo” tedesco si è affermato in tutto il Vecchio Continente tramite l’Unione Europea, da allora starnazza con crescente disperazione).

Sul versante cinese, invece, si tratta ora di trovare una soluzione all’enorme surplus commerciale che resta e riteniamo che alla fine la tradizionale saggezza cinese – anche nel mondo degli affari – troverà una soluzione.

Finalmente, da queste parti, tramite Prodi in partibus infidelium, ci stanno arrivando.

E ora, cosa diranno i mercantilisti europei e italiani che basano tutto su export e bassi salari?

Se la prenderanno finalmente la batosta?

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