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Fiammata inflazionistica. Le guerre occidentali fanno esplodere i prezzi energetici

L’inflazione torna a correre a passo spedito. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, a settembre 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un incremento dello 0,7% su base mensile e schizza al +4,2% su base annua, compiendo un netto balzo in avanti rispetto al +3,3% registrato ad agosto.

Un’accelerazione che sorprende negativamente gli analisti, che avevano già preventivato una crescita, ma “solo” al 3,7%. A guidare questa nuova ondata di rincari è principalmente la componente energetica, affiancata dalla ripresa dei prezzi degli alimentari freschi e dai rincari nei servizi, profilando una ripresa delle pressioni inflazionistiche proprio alle porte della stagione autunnale.

Come evidenziato dal report dell’Istituto di statistica, il motore principale dell’impennata risiede nell’andamento dei beni energetici. Quelli regolamentati hanno visto una crescita tendenziale dal +18,6% al +25,9% (+5,9% su base mensile). A pesare è soprattutto l’esplosione delle tariffe del gas naturale sul mercato tutelato, passate da +31,0% a un impressionante +47,2% (+11,6% rispetto ad agosto), mentre l’elettricità tutelata rimane stabile al +9,7%.

Non va meglio sul fronte del mercato libero e dei beni non regolamentati, dove l’indice sale complessivamente al +22,2% (dal +17,0% di agosto, con un incremento mensile del +4,4%). Su questo mercato, il gas naturale avanza al +16,7% (da +11,3%) e l’energia elettrica raggiunge il +21,5% (da +18,6%).

I rincari impattano innanzitutto sui trasporti e sui riscaldamenti: il gasolio per autotrazione segna un balzo al +34,9% su base annua (da +26,7%); il gasolio da riscaldamento sale al +38,5% (da +31,8%); la benzina tocca il +21,8% (da +16,3%).

Il contagio dei costi energetici arriva poi al “carrello della spesa” – che include i beni alimentari e i prodotti per la cura della casa e della persona, senza conteggiare però i carburanti: quasi raddoppia il proprio passo, passando da un aumento annuo dello 0,9% all’1,7%. La pressione è ancora più evidente guardando ai prodotti ad alta frequenza d’acquisto – che includono i carburanti: qui l’indice si impenna dal +4,3% al +5,3%.

Sul fronte dei consumi alimentari, il comparto segna nel complesso un’accelerazione tendenziale dall’1,0% all’1,8% (+0,7% sul mese precedente). A pesare sono gli alimentari non lavorati, che salgono dal +3,8% al +5,5%. Spiccano in particolare gli aumenti per ortaggi, legumi e tuberi, che fanno un balzo enorme dal +4,0% all’8,4%. In lieve deflazione, invece, gli alimentari lavorati (-0,3%).

Rincari diffusi si osservano anche nel settore terziario. I servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona salgono al +2,9% (da +2,6%), spinti dai servizi di alloggio (+3,7% da +3,2%), mentre i servizi relativi ai trasporti raddoppiano il tasso tendenziale, passando da +0,8% a +1,6%, dove pesa la risalita dei prezzi del trasporto aereo passeggeri (la cui flessione si riduce da -11,5% a -6,1%).

A conferma che i rincari non riguardano unicamente le materie più soggette all’andamento dei prezzi dei combustibili fossili, anche quella che è definita “inflazione di fondo”, calcolata al netto di energia e alimentari freschi, sale da +1,5% a +1,7%, mentre quella al netto dei soli energetici passa da +1,7% a +2,0%.

I dati preliminari pubblicati dall’Istat fanno saltare le previsioni di Bankitalia per il 2026. L’inflazione acquisita per il 2026 è già salita al +3,1%, e questo rende ormai praticamente scontato lo sforamento della stima complessiva di inflazione per l’anno in corso, fissata al 3,1% dalla Banca d’Italia nelle proiezioni dello scorso giugno.

Il quadro appena delineato offre dunque scenari ancora più complessi per la politica economica, oltre ovviamente per la tenuta del potere d’acquisto nei prossimi mesi. La stesura della prossima finanziaria era già un problema, considerata la conferma della procedura di infrazione europea.

Nonostante tutti i tentativi di sviare l’attenzione dai problemi reale e materiali della maggioranza della popolazione (tra burqa a scuola e bollo auto), sarà difficile continuare a nascondere che il danno principale alle famiglie italiane lo stanno producendo le guerre imperialiste sostenute anche dall’Italia.

Così come, con l’arrivo del freddo e l’accensione del riscaldamento, sarà difficile nascondere sotto il tappeto della propaganda l’alleggerirsi dei portafogli. Giustamente, i lavoratori si stanno già organizzando per rivendicare misure concrete da parte dell’esecutivo, preparandosi a “scaldare” anche questo autunno.

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