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C’è la crisi, la vita s’accorcia

L’analisi di Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università Cattolica di Roma non è di quelle che possa passare inosservate. Dal rapporto emerge che sono in primo luogo le donne a pagare dazio, al punto cheper loro l’aspettativa di vita ha smesso di cescere: negli ultimi 5 anni è aumentata di appena tre mesi, mentre quella degli uomini è cresciuta di 7 mesi.Lo scarto a loro favore resta alto (restano comunque meno impegnate nei mestieri più “usuranti” dell’industria, ma debbono sempre svolgere la maggior parte del lavoro domestico e di cura delle persone) ma si va riducendo.

Dal lato consumistico, le donne sembrano ormai emulare le peggiori abitudini degli uomini, come alcol e fumo. Sono aumentate le donne tra i 19 e i 64 anni con consumi di alcol a rischio: erano l’1,6% nel 2006, sono arrivate al 4,9% nel 2008.

Non basta: dopo le recenti leggi sul fumo, tra gli ex fumatori, i maschi sono il 39% e solo il 16% è donna. Le donne italiane non conducono una vita salutare e neanche pensano alla prevenzione visto che la percentuale di adesione allo screening mammografico è ancora bassa, solo il 62%.Le donne subiscono maggiormente l’assalto dei cosiddetti “big killer”: tumori e malattie cardiovascolari.

Ma proprio questi ultimi dati senalano che a bloccare le attese di vita non sono soltanto i “vizi”, ma l’insufficienza di risorse economiche.Un italiano su dieci, per dirne una, nel 2010 non si è potuto permettere di andare dal dentista. Il taglio dei finanziamenti al servizio sanitario nazionale ha ridotto in misura sensibile quantità e qualità degli interventi di prima necessità, a partire dalla prevenzione. E senza prevezione, va da sé, ci si reca dal medico solo quando una patologia è ormai in stadio avanzato. “Per le singole aziende – ha spiegato il dott. Ricciardi – il disavanzo è la normalità anziché l’eccezione. E ci sono forti differenze tra Centro-Nord e Centro-Sud: Lazio, Campania e Sicilia da sole hanno generato il 69% dei disavanzi accumulati nel periodo 2001-2009. Di qui il carattere asimmetrico del federalismo sanitario italiano”. La situazione, insomma, non può che peggiorare, visto il disegno “federalista” tracciato dai decreti sulla fiscalità municipale.

I aumnto i consumo smodato di alccool, specialmente nella fascia tra i 18 e i 24 anni. Stabili – ma già molto alti – i consumi di droga di ogni tipo.Ma un dato risulta ancor più preoccupante: aumenta l’uso “istituzionalizzato” della droga come fattore di “stabilizzazione” psicologica. Il consumo di antidepressivi negli ultimi sette anni ha raggiunto livelli da tossicodipendenza di massa (+310%). Non c’è praticamente differenza, in questo, tra le diverse regioni. Tra le cause, va certamente preso in considerazione l’aumento del disagio sociale; i medici di famiglia, privi di altri strumenti di intervento, tendono sempre più a prescrivere psicofarmaci.

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