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Liberate Bahar! Nuovo presidio stamattina a Roma

“Siamo immersi in una situazione kafkiana”. E’ sconsolata ma determinata Deniz Demirkapi, la compagna del giornalista belga di origine turca Bahar Kimyongür che da quattro mesi è prigioniero dell’Italia dopo esser stato arrestato a Bergamo dove era arrivato da Bruxelles per tenere una conferenza sul Medio Oriente.

“C’è una decisione recente dell’Interpol che ha smentito le accuse turche contro Bahar, ci sono sentenze di assoluzione in altri paesi dell’Unione Europea, e quindi non si capisce proprio il motivo per cui le autorità italiane ci stiano mettendo così tanto ad esaminare il caso e a decidere. Ci auguriamo solo che Bahar possa tornare presto a casa sua in Belgio” ci spiega Deniz che abbiamo incontrato questa mattina in via Arenula, appena uscita da un incontro con alcuni funzionari del Ministero della Giustizia, mentre era in corso un piccolo presidio di solidarietà della Rete Romana No War.
“In Belgio esiste ormai da molti anni un comitato di solidarietà molto attivo che ha cominciato la sua mobilitazione ormai 14 anni fa, quando è iniziata questa assurda persecuzione nei confronti di Bahar. Ha organizzato molte iniziative e coinvolgo anche molti esponenti politici ed intellettuali. L’accanimento della Turchia nei confronti di Bahar si spiega non nella convinzione del governo di Ankara di ottenere veramente l’estradizione ma nella volontà scientifica di annichilire,  isolare, sfiancare tutti coloro che denunciano le violazioni dei diritti umani da parte delle autorità turche” aggiunge Deniz. Che poi ci racconta che il Primo Ministro turco Erdogan è andato a Bruxelles ed ha incontrato il ministro degli esteri belga Didier Reynders. Quest’ultimo ha chiesto a Erdogan i motivi dell’accanimento turco nei confronti di Bahar Kimyongür al quale – ha detto Reynders – “noi non abbiamo nulla da rimproverare”. Erdogan ha risposto affermando che il giornalista è nella lista dei terroristi di Ankara, affermazione alla quale il politico belga non ha replicato.
Ed ora incredibilmente, questo giornalista ed attivista noto in tutto il mondo per le sue inchieste sulla brutalità turca nei confronti dei prigionieri politici e per la sua denuncia delle politiche di destabilizzazione di Ankara in Siria rischia l’estradizione ad Ankara sulla base di accuse infondate, vecchie e alla quale la stessa Interpol, pochi giorni fa, ha detto di non credere.

“Oggi siamo venuti a conoscenza del fatto che il ministro della Giustizia ha già trasmesso, lo scorso 17 febbraio, il fascicolo su Bahar all’autorità giudiziaria competente e alla Corte d’Appello di Brescia. Ora quindi attendiamo lo sviluppo della procedura che speriamo sia la più rapida possibile” racconta l’avvocato Federico Romoli, il legale del cittadino belga perseguitato da un sistema giudiziario italiano ed europeo che fa acqua da tutte le parti. “Anche perché Bahar fu arrestato lo scorso 21 novembre, poi dopo dieci giorni in carcere siamo riusciti a farlo scarcerare anche se il tribunale gli ha imposto l’obbligo di dimora nel comune di Massa, e da ormai 100 giorni è obbligato a risiedere lì, in attesa della decisione finale sulla vicenda. Il ministro ha trattenuto a lungo il fascicolo, speravamo quindi in una decisione positiva da parte dei responsabili politici che invece ora hanno rimandato il tutto ad una decisione della magistratura” continua Romoli. Che ci spiega in cosa consiste la recente decisione da parte dell’Interpol: “purtroppo non è una decisione risolutiva, ed è transitoria, perché per ora l’Interpol ha solo bloccato la segnalazione a carico di Bahar, il che comunque vuol dire che nel caso in cui dovesse lasciare l’Italia non verrebbe più arrestato in un altro paese. Ma per ora la segnalazione dell’Interpol è solo oscurata, e noi chiediamo la cancellazione completa”. “Bahar ha subito un lungo processo in Belgio dove alla fine è stato completamente assolto da ogni accusa. Poi però è stato arrestato di nuovo in Olanda e anche lì l’estradizione è stata negata perché le accuse turche sono state ritenute completamente infondate e inconsistenti. Recentemente è stato poi arrestato in Spagna, ma poi è stato liberato su cauzione in attesa di processo. E poi a novembre qui in Italia” ricorda Romoli ricostruendo quella che appare una vera e propria persecuzione. Oltre che il frutto di una evidente complicità delle autorità dell’Unione Europea nei confronti della caccia turca ai dissidenti.
“E’ evidente – puntualizza Romoli – che al momento ci sono problemi seri con il sistema di segnalazione dell’Interpol e soprattutto manca una normativa europea comune che impedisca che un cittadino straniero processato e assolto per un reato in un paese membro dell’UE non debba poi subire l’arresto e il processo in qualsiasi altro paese dell’Unione. E’ evidente che la decisione di un paese di negare l’estradizione verso un paese esterno all’UE dovrebbe valere quantomeno in tutti gli altri paesi dell’Unione Europea”.
E’ evidente, ma non funziona così, purtroppo. E Bahar e la sua famiglia sono ancora e per l’ennesima volta costretti a subire abusi e ingiustizie in nome di una collaborazione dovuta con le autorità turche davvero intollerabile.

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