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La manovra sconquassa il governo prima della popolazione

CHI PAGA IL CONTO?
Poco i ricchi, tanto i poveri, zero i patrimoni immobiliari

Ma c’è una logica nella bozza di manovra di ferragosto? C’è insomma la possibilità di individuare quali settori – o quali tipi di reddito – vengono colipiti o risparmiati dai vari articoli oggetto di contrattazione a pesci in faccia in queste ore, dentro e fuori la maggioranza?
Il centro studi Eutekne (nulla di rivoluzionario: associazione giuridico-economica di servizio per i commercialisti) ha tirato giù una conclusione certa: in misura molto diversa, partecipano al salasso un po’ tutte le categorie, ma ce n’è una completamente esentata: i patrimoni immobiliari. Gli effetti del decreto, con le «ulteriori misure urgenti» per l’economia in via di conversione al Senato, colpiranno chi dichiara «redditi oltre i 90mila euro» (per quanto possa risultare stupefacente, si tratta però quasisempre di lavoratori dipendenti; bisogna ricordare che in questo paese un gioielliere dichiara un reddito inferiore a quello di un suo commesso).
Pagano i «bassi redditi, attraverso la previsione di tagli lineari alle deduzioni, detrazioni e agevolazioni fiscali», per non parlare della riduzione drastica dei servizi sociali, dei ticket sanitari, ecc. «Pagano» formalmente anche i proprietari di azioni, obbligazioni e titoli in genere (in relatà vedono ridursi la massa delle plusvalenze, tassate al 20% invece che al 12,5). Paga chi possiede «autovetture di grossa cilindrata» (qui l’ingiustizia si nasconde nelle pieghe della cilindrata: a partà di cc, un Bmw nuovo di fabbrica e uno di 15 anni denotano capacità di spesa opposte). Banche e assicurazioni ci rimettono formalmente qualcosa, che certamente verrà «ricaricato» sui clienti. Le imprese che operano nel settore energia e «la generalità delle imprese che investono». In proporzione, paga molto di più chi ha già poco. Per esempio, gli aumenti delle accise (sulla benzina, ecc) sono indiscriminati e meno sopportabili per i bassi redditi. Completamente illeso, invece, il «settore immobiliare». Anche dal punto di vista capitalistico, della «crescita» e non della «equità», è un’idiozia. Enrico Zanetti, direttore di Eutekne spiega che «questo denota una propensione a prediligere» la tutela «del patrimonio» invece che «del risparmio futuro, cioè il reddito disponibile, e a prediligere in subordine la tassazione dei patrimoni mobiliari a quella dei patrimoni immobiliari». In soldoni: una manovra che aggrava «l’immobilizzazione» del paese.

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da Repubblica

Scontro Pdl-Lega su enti locali e pensioni. Il Terzo Polo: “Il premier respinga il ricatto”

Si moltiplicano gli appelli al Carroccio perché ceda sulla previdenza. Ma lo stato maggiore del partito si riunisce e detta le sue regole: “Nessuna modifica al sistema pensionistico, riduzione dei tagli agli Enti locali, guerra all’evasione”. Il Pd presenta le sue controproposte

In attesa dell’arrivo al Senato della manovra finanziaria da 45,5 miliardi di euro, le acque della politica continuano ad essere agitate. I nodi principali sui quali si registrano gli scontri più duri sono le pensioni e i tagli agli Enti locali, con la Lega pronta alle barricate per difendere le prime e rivedere i secondi. E nel Pdl si sprecano gli inviti alla mediazione e alla ragionevolezza. Ultimo, in ordine di tempo, il ministro delle Politiche agricole Saverio Romano. “Anche la Lega deve comprendere che la situazione internazionale e la conformazione del nostro paese è profondamente cambiata. Parlare di riforma delle pensioni non può pertanto essere un tabù”.

Angelino Alfano, che ieri aveva offerto alla Lega la possibilità di modificare l’entità dei tagli agli Enti locali in cambio di una maggiore disponibilità da parte del Carroccio di rivedere le pensioni, ha indetto una riunione dei capigruppo del Pdl per mercoledì alle sette di sera. Oggetto: l’esame della manovra economica, che avrà un probabile iter parlamentare di circa due settimane, con Gasparri, Cicchitto, Quagliariello e Corsaro.

E in serata è il Terzo Polo a chiedere al premier di “respingere il ricatto della Lega” e di cercare in Parlamento i voti per la manovra.

La Lega. Per ora, il Carroccio, respinge gli appelli del Pdl e mette nero su bianco il suo ‘no’ a ogni intervento sulle pensioni, nell’ambito della manovra bis varata dal governo. Anche se, al contempo, si impegna a fare una proposta per dare respiro agli enti locali, duramente penalizzati dal decreto.

Al termine di una segreteria politica, durata circa due ore, i ‘big’ del partito lasciano via Bellerio evitando i giornalisti e ci pensa Roberto Calderoli a diffondere una nota in cui vengono fissati i tre punti inderogabili ai quali s”ispireranno le modifiche che il Carroccio proporrà in vista dell’iter parlamentare della manovra. “Le norme relative alla previdenza contenute nel decreto legge 138 sono idonee e non suscettibili di modifica vista l’intesa raggiunta a riguardo tra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi”, scandisce il ministro per la Semplificazione normativa, ribadendo, quindi, l’intransigenza del Carroccio davanti alle richieste del Pdl di apertura a interventi sulle pensioni. Ma i lumbard sono preoccupati per la tenuta di Comuni, Province e Regioni del Nord, tema caro soprattutto a Roberto Maroni (presente alla riunione in quanto coordinatore della segreteria, presieduta da Bossi). Ed è così che, al secondo punto, viene fissata “l’assoluta necessità di un ridimensionamento dell’intervento sulle autonomie locali”. A questo proposito, Calderoli si sarebbe impegnato a redigere una bozza, che sarà esaminata in un incontro successivo, per poi confluire in un maxi-emendamento da presentare a metà della prossima settimana

Gli Enti locali. I tagli a comuni e province stanno provocando una levata di scudi trasversali che va da Formigoni, al sindaco di Roma Alemanno fino a quello di Varese Attilio Fontana. Presidente leghista (e maroniano doc) di Anci Lombardia, l’Associazione nazionale comuni italiani, ai microfoni di Radio Popolare Fontana ha dichiarato che per uscire dalla crisi economica non si può tagliare i finanziamenti agli enti locali o toccare le pensioni. “Usciamo invece dalle varie missioni di pace che ci costano sette miliardi all’anno. Smettiamo di spendere soldi in bombe, usciamo dall’Afghanistan, usciamo da tutte le guerre”. Infine il sindaco di Varese propone una tassa sui super-ricchi “che vada a colpire i grandi patrimoni. Che inizino a dare il loro contributo”.

Lo scontro nel Pdl. Gli risponde, chissà quanto indirettamente, il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani dal Meeting di Rimini. L’introduzione di una patrimoniale “è stata valutata, ma esclusa, e non credo tornerà di attualità in questo passaggio parlamentare. Vedremo nelle prossime settimane, ma certo ci sono criticità sui tagli agli enti locali e ai ministeri”, ha concesso il ministro. Poi una stoccata all’organizzazione del Pdl: “Oggi i partiti sono fondamentalmente destrutturati e stanno venendo meno meccanismi efficaci di selezione della classe dirigente. C’è tutto un meccanismo nuovo da reinventare: ad esempio -suggerisce l’esponente del Pdl- attraverso l’uso della rete. Dobbiamo rivoluzionare i partiti, esprimere qualcosa di nuovo”.

Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, invece appoggia la linea dura della Lega sulla previdenza: “E’ un sistema già riformato e sostenibile”. Se nella maggioranza emergerà la volontà di intervenire sulle pensioni, ha detto, se ne deve parlare quantomeno con il sindacato riformista, sottolineando che la previdenza è solida nel medio e lungo termine. Qualche problema può esserci nel breve termine, per quanto riguarda la tempistica dell’andata a regime delle riforme fatte negli ultimi anni. Dunque trovare un punto di equilibrio tra sostenibilità finanziaria e sostenibilità sociale. Esercizio non semplice.

Di tutt’altro avviso Guido Crosetto, leader dei frondisti del Pdl, che interviene per criticare l’aut-aut della Lega. “Negli scorsi mesi alcune persone hanno criticato l’intervento italiano in Libia. Se avessimo ascoltato queste persone oggi ci troveremmo una Libia nuova e l’impossibilità del nostro Paese di dialogare con quella nazione. Con una perdita economica gigantesca. Nessuna di queste persone oggi ha pensato di dire ‘forse la nostra posizione era sbagliata’. Ma le stesse persone oggi parlando dell’età pensionabile rischiano di farci fare lo stesso errore di prospettiva”.

Della stessa idea il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri: “Io ho rispetto delle opinioni
altrui, ma sulle pensioni bisogna agire, bisogna capire quando sarà il momento, perchè quello delle pensioni è un tema ineludibile”.

L’opposizione. l’Italia dei valori insiste perché si faccia cassa attraverso la cessione delle nuove frequenze digitali a disposizione del governo e con la guerra all’evasione. Nello Formisano, vicepresidente della commissione bicamerale per la Semplificazione: “Basta con le pensioni. Vi sono
mille altri modi per reperire i fondi necessari a cominciare dall’evasione, passando per i costi della politica ed incidendo su tutti gli sprechi del nostro Paese”. Di pietro ricorda poi che l’idv ha presentato due mesi fa una propria contromanovra da 70 miliardi, diametralmente opposta rispetto a quella varata dal governo. “Contrastare l’evasione fiscale, annullare capitoli di spesa dispendiosi e inutili, come i costi della guerra e quelli della politica, cominciando dall’eliminazione di tutte le province. Abbiamo anche individuato canali di entrate, andando a colpire le illecite transazioni e le speculazioni finanziarie”.

Questa sera il Pd si riunisce, con il segretario Pierluigi Bersani, i responsabili economici del partito e i gruppi parlamentari delle commissioni Bilancio di Camera e Senato, per mettere a punto le proposte del partito da presentare domani alle parti sociali e tradurre poi in emendamenti al decreto anticrisi. Bersani oggi si è detto preoccupato per i rischi che corre il Paese, guidato da un “governo allo sbando”, e si è mostrato molto tiepido rispetto all’idea di una riforma previdenziale. Il Pd sta lavorando alle sue proposte, molte delle quali già note, che vanno dalla ritassazione dei capitali scudati, alla tracciabilità per somme superiori ai mille euro. Ma tra le diverse proposte di misure che il Pd avanzerà c’è anche la reintroduzione del reato di falso in bilancio, che dovrebbe apparire tra gli emendamenti che i senatori democratici presenteranno a Palazzo Madama, reato che era stato annullato – ricordano fonti Pd – dal governo Berlusconi.

Il Terzo Polo. L’Udc invita il presidente del Consiglio a respingere il “ricatto” della Lega e a proporre in Parlamento “misure serie ed equilibrate: se troverà questo coraggio troverà anche in Parlamento i voti necessari per approvare il decreto”. E’ l’apertura, non del tutto gratuita, fatta dal partito di Pier Ferdinando Casini al termine di un vertice fra i capigruppo, esperti di economia e il presidente del partito Rocco Buttiglione.
“I gruppi parlamentari Udc di Camera e Senato – si legge in una nota diffusa al termine del vertice – insieme alle altre forze del Terzo Polo presenteranno una serie di emendamenti alla Manovra economica bis che, così com’è, è iniqua e vessatoria per le famiglie, il ceto medio e le fasce più deboli”.

Sindacati. In occasione della discussione parlamentare sulla conversione in legge del decreto anticrisi, la Cgil ha deciso di organizzare un presidio davanti alla sede del Senato a cui parteciperà il segretario generale  Susanna Camusso.


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dl Corriere della sera

 

Manovra, l’aumento dell’Iva in pole. Salterebbe il contributo di solidarietà

 

Si torna a discutere dell’incremento dell’imposta
sul valore aggiunto. Tensione Pdl-Lega sulle pensioni

 

MILANO – Si lavora alle modifiche da apportate alla manovra agostana. E in queste ore si fa sempre più strada l’ipotesi di un possibile aumento dell’Iva che andrebbe a sostituire il contributo di solidarietà. Attualmente il decreto legge prevede un contributo Irpef da parte dei redditi più alti, pari al 5% per la parte di reddito eccedente i 90.000 euro che salirebbe al 10% per gli importi eccedenti i 150.000 euro. Il contributo di solidarietà potrebbe quindi essere cancellato e le risorse necessarie potrebbero arrivare dall’incremento dell’Imposta sul valore aggiunto. L’ipotesi, già circolata in passato, è di un incremento dell’1% per tutte le aliquote (quella ordinaria del 20% e quella ridotta del 10%).

 

PENSIONI – Il nodo pensioni continua a dividere intanto il Pdl e la Lega. Il Carroccio ha ribadito il suo «no» a una revisione del sistema previdenziale. Le pensioni non si toccano e bisognerà ridurre il taglio agli enti locali, è la posizione espressa dalla segreteria del Carroccio riunita in via Bellerio. Ed è Roberto Calderoli a spiegare l’esito dell’incontro che è durato circa due ore.

 

PRO E CONTRO – A favore della Lega, quasi a sorpresa, si schiera il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: quello pensionistico, sostiene, «è un sistema già riformato e sostenibile». Si guardi altrove, insomma. Di parere totalmente opposto il leader dei frondisti-liberisti del Pdl, Guido Crosetto, che nel suo intervento fa riferimento alla crisi libica in corso. «Negli scorsi mesi alcune persone hanno criticato l’intervento italiano in Libia. Le stesse persone oggi parlando dell’età pensionabile rischiano di farci fare lo stesso errore di prospettiva». «Tra alleati non si pongono veti», è l’opinione del presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro. E anche Maurizio Lupi dice la sua, nel corso di un incontro del Meeting di Cl. «Quella dei tagli lineari è la cosa più pericolosa che si possa fare. La politica deve indicare delle priorità», sostiene. Dall’Udc arriva l’invito al premier «a respingere il ricatto della Lega e a proporre in Parlamento misure serie ed equilibrate. Se troverà questo coraggio troverà anche in Parlamento i voti necessari per approvare il decreto», è la posizione dei gruppi parlamentari centristi di Camera e Senato.

 

I PUNTI – Le proposte alla manovra che il Carroccio intende presentare sono tre. «1) Le norme relative alla previdenza contenute nel decreto legge 138 sono idonee e non suscettibili di modifica vista l’intesa raggiunta a riguardo tra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi. 2) L’assoluta necessità di un ridimensionamento dell’intervento sulle autonomie locali. 3) Una proposta incisiva ed equa per sconfiggere la grande evasione fiscale e conseguentemente reperire risorse per lo sviluppo del Paese».

 

I PRESENTI- Alla riunione della segreteria politica, iniziata dopo le 12, hanno partecipato, oltre a Bossi, Calderoli e Maroni, anche i governatori di Piemonte e Veneto, Roberto Cota e Luca Zaia, il capogruppo al Senato, Federico Bricolo, i segretari di Lombardia, Veneto ed Emilia, Giancarlo Giorgetti, Gian Paolo Gobbo e Angelo Alessandri, la responsabile federale degli Enti Locali, Maria Piera Pstore e il capogruppo leghista al Parlamento europeo, Francesco Maria Speroni. Assenti il capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, e la vicepresidente del Senato Rosi Mauro.

 

LA CONTRO-MANOVRA DEL PD – La nuova presa di posizione della Lega sulle pensioni arriva alla vigilia della presentazione della contro-manovra del Pd. Il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, insieme a Rosy Bindi, al vicesegretario Enrico Letta e al responsabile economico Stefano Fassina, presenterà alle ore 15, presso la sede del Partito democratico a Roma le proposte del partito in vista della discussione sulla manovra in Parlamento. Mercoledì 24 agosto, i contenuti della manovra verranno illustrati alle parti sociali.

Redazione online

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Manovra, il nodo pensioni. Ipotesi «quota 97» nel 2012

 

Il Pd resta freddo e propone il ritorno del falso in bilancio

 

ROMA – Esclusa inizialmente dalla manovra, la riforma sull’innalzamento dell’età pensionabile potrebbe rientrare in extremis. È la possibile novità nel decreto legge sulle misure economiche che approda domani alla Commissione Bilancio del Senato. Oggi cominciano anche incontri e vertici dei partiti, dal Pdl alla Lega al Pd, per valutare correzioni ed emendamenti, al netto del saldo finale. Il Pdl dovrà combattere su un doppio fronte, quello interno dei «frondisti» (martedì c’è un vertice con loro e mercoledì una riunione dei direttivi dei gruppi) e quello esterno, della Lega. Il nodo principale da sciogliere è quello delle pensioni. L’ingresso della riforma è fortemente voluta dal segretario del Pdl, Angelino Alfano, ma trova resistenze nella Lega, visto il mantra di Umberto Bossi: le pensioni non si toccano.

 

L’ipotesi più probabile è che si anticipi di un anno «quota 97», che finora entrava in vigore nel 2013. Per ora il sistema prevede che si possa andare in pensione fino a tutto il 2012 con la quota 96: vuol dire che si può lasciare il lavoro con 60 anni di età e 36 di contributi o con 61 e 35. Dal 2013, invece scatta quota 97: somma dell’età e dei contributi (62 più 35 o 61 più 36). L’applicazione di questa quota potrebbe essere anticipata di un anno. Tra le altre modifiche possibili c’è quella sul contributo di solidarietà: il relatore alla manovra in Senato, Antonio Azzollini (Pdl), ha annunciato che potrebbe essere introdotto il quoziente familiare.

 

Tornando alle pensioni, Alfano sa che non è il caso di rischiare una crisi di governo, ma è pronto a «un ultimo tentativo» per convincere il Carroccio. La rivolta dei sindaci sta provocando più di un problema al Senatùr e il segretario del Pdl lo sa bene. Per questo pone la questione così: «Gli amici della Lega spero colgano che la riduzione dei tagli agli enti locali può essere bilanciata da un intervento sulla riforma delle pensioni». Alle voci di un ammorbidimento del Carroccio, fanno muro le dichiarazioni ufficiali. Come quella del capogruppo alla Camera Giacomo Stucchi: «Le pensioni non si toccano. Ne sono certo perché ho fatto le due di notte con Bossi e Calderoli».
Il nodo pensioni divide trasversalmente anche l’opposizione: al sì dell’Udc si contrappone il no di Pd e Idv. I democratici si riuniscono oggi per mettere a punto le proposte: molte sono state rese note, ma ce ne dovrebbe essere una aggiuntiva, ovvero la reintroduzione del reato di falso in bilancio, cancellato dal governo Berlusconi.

 

Quanto al tema delle pensioni, la linea del partito è per il no. Alla voce aperturista di Enrico Morando si aggiunge quella, cauta, di Rosy Bindi: «Siamo pronti a discutere di riforme del Welfare, anche di quella delle pensioni. Ma non accettiamo che si voglia far cassa a danno di lavoratori e pensionati». Pier Luigi Bersani parla di «sistema in equilibrio»: «Se si vuole innalzare l’età pensionabile media si può anche discuterne, a patto che sia previsto un sistema flessibile e volontario». Quanto all’Idv, il no alle pensioni è bilanciato dalla proposta di dismissioni degli immobili pubblici: «Però – spiega Felice Belisario, capogruppo al Senato – non sia una liquidazione a vantaggio delle cricche amiche».

Alessandro Trocino

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da La Stampa

 

Bersani: sulle pensioni  sono pronto a discutere

 

Il segretario del Pd:ascolto Napolitano, ma noi siamo alternativi a Berlusconi

 

FEDERICO GEREMICCA

ROMA
Ne ha per il tandem Berlusconi-Tremonti, rei «di aver disseminato il Paese di macerie»; e ne ha – naturalmente – per la Lega, perché «è un anno che denuncio le loro contraddizioni, e ora osservo l’effetto della crisi strategica in cui sono caduti». Ma Pier Luigi Bersani commenta anche l’ultima uscita (lunedì a Cortina) di Luca Cordero di Montezemolo, prendendosela con «un certo terzismo che attacca destra e sinistra ma non dice mai da che parte sta». Interrotte le vacanze (in realtà mai cominciate) per tornare a Roma e definire gli emendamenti pd alla manovra-bis del governo, il leader democratico accoglie con cortesia la richiesta di intervista. Che non può che cominciare dall’intervento pronunciato dal Capo dello Stato l’altroieri a Rimini.

Il Presidente Napolitano è parso avercela anche col Pd, colpevoli di far risalire a Berlusconi qualunque problema investa il Paese.
«Noi ripassiamo sempre due o tre volte, nella nostra testa, quello che dice il Presidente. Lo ascoltiamo. Io rivendico al Pd di aver fin dal primo giorno, inascoltato, descritto la situazione per quel che era: inascoltato sia da chi raccontava le favole sia da chi faceva finta di crederci. La crisi è stata sottovalutata e tenuta nascosta: è un’accusa che teniamo ferma e che siamo pronti a documentare. Mi pare che il Presidente riconosca che sia andata così. Mi piacerebbe un riconoscimento anche da parte di altri…».

 

Quanto al resto?
«Quale resto?».

 

Chiamiamolo un presunto eccesso di antiberlusconismo.
«Il Presidente, come tutto il Paese, sa che noi intendiamo essere un’opposizione di governo assolutamente responsabile: ma alternativa. Ripeto: alternativa. Perché la cura berlusconiana cui è sottoposta l’Italia, è un assoluto disastro».

 

Il Quirinale insiste nel chiedere a tutti coesione e senso di responsabilità. Dopo il varo della manovra di luglio e poi le mancate dimissioni del governo, lei disse: la nostra responsabilità si ferma qui. E oggi, dunque?
«Intendevo ed intendo che la nostra responsabilità si ferma alla soglia del merito delle scelte. Noi ci prendiamo come sempre la responsabilità di cercare soluzioni, garantiamo il saldo di bilancio e perfino i patti con l’Europa fatti da Tremonti (sui quali avremmo molto da dire). Però le ricette no: la nostra collaborazione si ferma davanti a un merito che non condividiamo. Perché non ci possono raccontare, per esempio, che in un momento così non si può far pagare chi non ha mai pagato».

 

Raccontano questo?
«Da molte parti sta venendo fuori questa favola: che non è possibile, non è mai possibile far pagare chi non ha mai pagato. E’ vergognoso. E noi su questo ci impuntiamo con tutti e due i piedi».

 

Si riferisce al “no” ricevuto all’idea di prelievo sui capitali cosiddetti “scudati”?
«Non solo a quello. La nostra proposta di articola su pochi punti. Primo: una terapia choc contro l’evasione. Proporremo l’uso di sette o otto grimaldelli che, se utilizzati, possono aiutare a cominciare a vincere la battaglia. Secondo: una imposta sui patrimoni immobiliari rilevanti. Terzo: un ridimensionamento drastico di pubblica amministrazione, istituzioni e costi della politica. Quarto: un contributo di solidarietà che finalmente gravi non sui tassati ma sui condonati. A questo aggiungiamo liberalizzazioni, dismissioni ragionevoli del patrominio pubblico, e un po’ di politica industriale e di sostegno all’economia. Per l’amor di Dio: si può non essere d’accordo, ma non si snobbi questo piano. Perché non ci faremo intimidire da chi dice semplicemente che non si può».

 

E le pensioni, scusi?
«Le pensioni sono un discorso serio, ed è ora di smetterla di tentare di cavar soldi da lì, per coprire il buco del giorno, per non toglierli agli evasori o a chi è sempre al riparo. E’ insopportabile. Comunque, se dopo tutto quello che ho elencato si vuol parlare di evoluzione del sistema pensionistico a favore dei giovani, si ricordi che noi siamo i primi ad aver fatto la riforma. Io sono per discutere, dunque. Abbiamo sempre detto che per noi la messa a regime del sistema consiste nell’individuare una fascia di anni nella quale ci sia flessibilita di uscita in ragione di meccanismi di convenienza. Parliamone. Quel che non accetto è che per colmare il buco degli enti locali si vogliano toccare le pensioni: si facciano pagare i condonati e si metta una tassa sui patrimoni rilevanti. Se non sanno come si fa, glielo spieghiamo noi».

 

Magari lo sanno ma non vogliono farlo…
«Possibile. Allora, però, non accusino noi di chiusura. Della flessibilità di cui dicevo, per altro, avevamo parlato già nella nostra conferenza sul lavoro, mesi fa. Altro che chiusura».

 

Anche Montezemolo, però, critica il presunto silenzio del Pd sulla manovra e dice che il poco che avete proposto la ritassazione dei capitali “scudati” non si può fare.
«Devo dire la verità: a me le sue dichiarazioni non sono piaciute. Nel merito: si limiti a dire se sia più giusto chiedere solidarietà ai condonati o ai tassati, perché siamo grandi e non siamo nati ieri, a renderla praticabile ci pensiamo noi. Più in generale – e alludo a Montezemolo e non solo – è uno sport antico di certo terzismo cercare di farsi largo semplicemente criticando a destra e a manca: ma sono cose, diciamo così, da precampionato… Noi siamo in un sistema ormai radicalmente bipolare: e oltre a dire cosa si vuol fare, bisogna anche spiegare da che parte si sta. Perché finché c’è il precampionato, va tutto bene: ma quando si arriva al dunque, bisogna scegliere. Chiunque entra in politica con obiettivi positivi, naturalmente, è sempre benvenuto: ma scelga e spieghi da che parte sta. Perché l’Italia, al punto in cui è, per i precampionati davvero non ha più tempo».

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