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Il governo delle lobby perde voti

 La Camera ha approvato la manovra con 402 sì, 75 contrari e 22 astenuti. In totale sono 130 – 124 assenti e 6 in missione – i deputati che ieri sera non hanno votato il decreto: 70 del Pdl, 6 del Pd, 10 di Fli, 8 della Lega. Mario Monti era intervenuto nel tardo pomeriggio alla Camera sgombrando il campo dalle possibili scorciatoie: la manovra va fatta perché «il rischio è massimo». Anche se il succo politico sta tutto nella semplice cronaca. Una giornata defatigante (l’esecutivo va per la prima volta sotto su un ordine del giorno presentato dal Carroccio sull’Ici per i disabili), coi partiti attraversati da mille tensioni e con i leader preoccupati di possibili sfarinamenti all’interno delle proprie truppe.

 

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TECNICISMI Esecutivo non «in mano a», ma «di». Ecco perché
Lobby di governo

C’è un ministro dell’esecutivo Monti che corre a 185. Non all’ora, ma a kilowatt (kw), l’unità di misura della potenza dei motori che nella vita di tutti i giorni chiamiamo cavalli. E’ grazie a lui che l’asticella della tassazione del bollo auto è stata alzata senza clamore: da 170 kw (231 cavalli) a 185 kw (251), 20 euro ogni kw in più. Se prima il gettito previsto per questa operazione nel 2012 era di 168 milioni, pochi essendo già così poche le auto nuove raggiunte, adesso lo sconto ai marchi di lusso è diventato maxi. Nel giro di una notte, grazie a un assist perfetto arrivato a un ministro «tecnico» a Roma, quasi tutti i modelli equipaggiati da turbodiesel 3.000 di cilindrata e sei cilindri (da 180 a 184 kw) sono stati salvati. Proprio i più ricercati in questa categoria: dalle Bmw serie 5 e Audi A6, alla Porsche Cayenne, re dei Suv e modello più venduto di Stoccarda. Alzando l’asticella, si è fatta pure un’azione buona riducendo gli oneri per le macchine usate di tale potenza, in mano ad appassionati ma non necessariamente a ricchi. E già che c’era, il governo ha fatto un altro favore ai ricchi produttori di sigarette, che non aumentano più. Sale invece il prezzo del tabacco sfuso, per compensare lo sconto alle auto.

Ieri il New York Times ironizzava sugli interessi contrari alle liberalizzazioni, presenti «in ogni angolo della complessa e neo-feudale economia italiana». Frenato dalla vendita di aspirine nei supermercati, il governo Monti è stato in effetti descritto come in mano alle lobby (letteralmente, gruppo di pressione). In realtà, il governo Monti è fatto in parte di lobby, come quelle dei banchieri, e in parte è esposto ad altre lobby che non si vedono. Prima di diventare ministri «tecnici», diversi di loro sono stati più che quotati professori in università d’eccellenza. Finanziate da grandi gruppi privati, con cui è presumibile abbiano instaurato un rapporto professionale e confidenziale, per lavorare al meglio e insieme far crescere l’università. Nulla di strano, se non che adesso chi insegnava, governa.
Prendete la Bocconi di Milano, da dove viene Monti innanzitutto. La sua eccellenza non è sostenuta dalle sole rette degli studenti. Con un programma decennale di raccolta fondi 2005-2015, l’università divide i partner (cioè chi mette soldi) fra «strategici», «sostenitori» e di «sviluppo». Fra i primi, colossi come Eni ed Enel, oltre che banche come IntesaSanpaolo; tra i secondi ancora banche come Bpm e Mediolanum; fra gli sviluppatori, assicurazioni come Allianz e Generali, banche d’affari come Goldman Sachs e Jp Morgan, costruttori di auto come Bmw. Sarebbe un’illazione dire che uno più uno fa due, ma non può essere un caso che oggi (come nel passato), di vera liberalizzazione per banche e assicurazioni non se ne parla. Anzi, dice il centro studi degli artigiani di Mestre (Cgia): dal 1994 le assicurazioni auto sono aumentate del 184,1% (contro un incremento dell’inflazione del 43,3%), i servizi bancari (bancomat, conti correnti, commissioni varie) del 109,2%.
E i petrolieri? Non hanno fiatato sulla manovra, che aumenta l’accise sui carburanti, già i più cari d’Europa: su 1,70 euro, circa 1 va oggi allo stato. Ma con Monti, è come se avessero risparmiato milioni per una campagna istituzionale: per dire che non è colpa loro se il prezzo della benzina aumenta. L’onore, per una volta, è salvo: calano certo i consumi (e un po’ anche il prezzo al barile), ma ormai soltanto il governo è ladro.
Il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera non è un professore che nella sua precedente vita professionale ha avuto a che fare con certe lobby, ma si può considerare l’eccezione che conferma la regola. Da banchiere, a capo di Intesa, ha finanziato tutto e tutti. Oggi, dunque, nessuno o quasi gli può chiedere nulla. Semmai, è lui che può alzare il telefono e convincere all’istante un duro negoziatore come l’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne a sganciare altri 5 milioni di euro per chiudere la trattativa per Termini Imerese. Quattro soldi, a confronto di quello che Passera ha prestato alla Fiat nel 2002 e ha fatto poi per Marchionne alla scadenza del convertendo. Non erano aspirine.

da “il manifesto”

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